Fuga dall’ Afganistan

I ricordi di un rifugiato afgano, giunto in Italia con la sua famiglia nel 2021

La mia vita in Afghanistan

Lavoravo con una organizzazione internazionale ed ero anche collaboratore con l’Associazione PBK italiana (Pro Bambini di Kabul) dal 2009. L’Associazione PBK è una Organizzazione Umanitaria non-profit il cui obiettivo è educare, assistere e riabilitare bambini con ritardi nello sviluppo o con disabilità non gravi.

La vita previa al tempo dei Talebani era di libertà, le donne potevano studiare e lavorare. C’erano problemi di sicurezza ma avevamo tutto, libertà e democrazia, i diritti della donna e dei bambini erano rispettati e anche godevamo di libertà di uso dei mezzi di comunicazione.

I conflitti e le negoziazioni e accordi tra gli Stati Uniti e i Talebani hanno messo la popolazione sotto grande pressione e tensione e la gente ha iniziato a sentirsi senza speranza, impotenti, tristi e depressi, con tanta paura che i talebani tornassero al potere, e ha iniziato a pensare a vie per scappare. Alcune persone erano come congelate, come qualcuno che si sente perso.

Il fatto che non c’era unità tra i leaders politici nel governo afghano e gli accordi di pace tra gli Stati Uniti e i Talebani hanno prodotto la situazione che si è creata nel mese di agosto 2021 in Afghanistan. Speravamo che ci sarebbero stati dei cambi in positivo e non avevamo immaginato che il cammino di 20 anni (2001 – 2021) sarebbe stato frantumato in due settimane.

Ricordo quando gli americani e il contingente internazionale sono arrivati in Afghanistan in settembre 2001, tutti eravamo tanto contenti e con tanta speranza per la vita del paese. Adesso con il ritiro della comunità internazionale non era chiaro quello che sarebbe successo davanti alla minaccia dei Talebani, ma mi sentivo triste e completamente senza speranza.

Quando gli Stati Uniti hanno annunciato la data del ritiro dei loro militari in settembre 2021 e i Talebani hanno iniziato la loro lotta nelle provincie, occupando 100 distretti di Afghanistan in meno di due settimane, ho capito che la situazione sarebbe peggiorata. Ogni giorno pensavo che quello sarebbe stato l’ultimo della mia vita. Ogni mattina guardavo i miei figli pensando che forse quello sarebbe stato il mio ultimo giorno e che forse non sarei ritornato vivo a casa. Sentivo il pericolo tanto vicino a me e alla mia famiglia perché tanto mia moglie come io lavoravamo. Alcune volte ci dicevamo con la mia moglie che eravamo sempre insieme e se qualche cosa ci succedesse, chi si prenderebbe cura dei nostri figli. Questo pensiero era veramente doloroso per tutti e due. Quello che ci ha mantenuto forti era il sapere di aver aiutato i poveri e chi era nel bisogno, forse un giorno il bene fatto sarebbe ritornato a noi.

Fuga da Kabul

I Talebani sono arrivati in Kabul la domenica 15 agosto dopo la caduta del governo. Migliaia di persone si sono precipitati all’aeroporto di Kabul per scappare e trovare una via di uscita dal paese, dai Talebani e dalla loro violenza. La presenza di migliaia di persone nell’Aeroporto Internazionale di Kabul ha interrotto le attività dell’aeroporto. Ho sentito che i Talebani non lasciavano entrare nell’aeroporto anche a chi aveva tutti i documenti. Questo mi ha lascito molto frustrato, perché mi sono chiesto dove potevamo scappare se non avevamo nemmeno un visto.

Ho in mente il ricordo quando ho dovuto dire al mio primo figlio di 13 anni: “Figlio mio, tu sei forte e puoi prenderti cura dei tuoi due fratelli più piccoli e ho fiducia che ti prenderai cura di loro”. Ho visto le lacrime nei suoi occhi quando mi ha risposto “Papa come lo farò?”. Questo è stato il momento più difficile della mia vita e in mezzo all’oscurità profonda cercavo di continuare a sperare.

La notte del 15 agosto, mentre non riuscivo a conciliare il sonno per la paura e lo stress, i miei figli non erano con me, inaspettatamente ho ricevuto un messaggio da una amica che mi chiedeva come stavo e poi mi ha chiesto se potessi inviare copie del passaporto. Ho risposto affermativamente ma mi chiedevo cosa potrebbe fare per me se tutte le vie erano chiuse. All’indomani ho ricevuto una sua mail dicendomi che c’era speranza per me, mia moglie e miei tre figli di essere evacuati in Italia al pomeriggio del 16 agosto. Leggere questo messaggio mi ha riempito di gioia, ma non lo potevo condividere con la mia famiglia perché se non fosse possibile loro sarebbero rimasti molto frustrati. Comunque, non sono riuscito a trattenermi e li ho chiamati. Ho chiesto a mia moglie come loro stavano e lei immediatamente mi ha chiesto se stavo bene, percepiva qualche cosa dalla mia voce. Le ho risposto che tutto stava bene, le suore e i fratelli pregavano per noi, ma non le ho detto altro.

La sera del 17 agosto ho ricevuto una telefonata dalla mia amica, dicendo che avrei dovuto prendere delle borse e mettere qualche cambio, medicine, biscotti ed essere pronto perché potremmo essere chiamati in qualsiasi momento, lei mi ha anche detto di tenere il telefono acceso e con la batteria carica. Non c’era elettricità per cui ho preso una pila e immediatamente ho iniziato a prendere vestiti per tutti. Non avendo borse piccole ho presso le borse della scuola dei miei figli e ho messo tutto lì. Avevo tutto pronto, ma mia moglie e figli non erano con me. Ho chiamato mia moglie per comunicare questa buona notizia e le ho spiegato quello che andava avanti. Le ho detto che dovrebbe mantenere viva la speranza, ma di non dire ancora niente ai bambini e a nessun altro. Ho sentito la sua felicità a questa notizia.

Ero così felice che potessimo essere evacuati dal governo italiano, era come trovare la luce nel momento più buio e difficile della mia vita, ma seguendo le notizie una cosa mi ha molto scoraggiato e spaventato, come avrei potuto raggiungere l’aeroporto? Ho letto dai mezzi di comunicazione sociale che un numero di famiglie aspettavano in piazza per due o tre giorni e notti, ma non erano riuscite ancora a lasciare il paese perché non avevano i visti e altri documenti. Poi i Talebani non lasciavano entrare nell’aeroporto e persino avevano sparato alcune persone attorno all’aeroporto. Io aspettavo e spesso guardavo il mio telefono per non perdere la tanto attesa telefonata. Di notte avevo il telefono vicino al cuscino, non dormivo fino alle 2 o 3 del mattino per non perdere la telefonata e il momento di essere evacuato.

Il messaggio è arrivato dicendomi di andare all’aeroporto. Mia sorella e mio nipote sono venuti con mia moglie e figli e ci siamo trovati in un posto stabilito. Abbiamo preso un taxi e abbiamo iniziato il viaggio verso l’aeroporto.

FINE PRIMA PARTE – CONTINUA

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