Mi chiamo Perlimaa

Anche la chiesa in Mongolia è un piccolo gregge, composto per lo più da persone adulte che, entrate in contatto con i missionari stranieri presenti nel paese dagli anni 90, hanno conosciuto il Dio della Misericordia e hanno accolto il Vangelo. Abbiamo ascoltato e raccolto la voce di Perlimaa, una delle prime ad abracciare la fede nella missione di Arvaikheer, missione iniziata dai ‘nostri’ nel 2006  

Mi chiamo Perlimaa, sono nata negli anni 50 in una famiglia di pastori nella provincia di Uvurkhangai al centro della Mongolia. Sono nata un po’ prematura, molto piccola e fragile. Mia nonna mi raccontava che per riscaldarmi mi mettevano in una scatola di scarpe vicino alla stufa della gher (tenda tradizionale mongola). A quel tempo non c’erano le incubatrici ne gli ospedali vicino, ero la prima figlia della mia mamma e lei era così spaventata che io potessi morire che quei giorni la mia nonna dovette prendersi cura di me. Dopo 21 giorni finalmente il mio corpo è diventato forte e il pericolo passò, infatti son cresciuta sana e bene come i bambini nati in tempo giusto. Piccola bambina ero già pastora, infatti prendevo cura del bestiame insieme alla mia famiglia fino all’età di 6 anni. All’età di 7 anni mi hanno portata nel centro della provincia perché potessi andare a scuola. Dopo le scuole medie sono stata inviata dal governo a lavorare nella città di Erdenet al nord del paese, allora si cominciava a costruire quella città e c’era tanto lavoro. Un paio di anni dopo sono andata a studiare in Russia e lì ho imparato ha guidare le macchine gru a torre usate per le costruzioni alte. Essendo gruista sono ritornata alla città di Erdenet diventando una delle pioniere gruiste nella costruzione della città. Nel frattempo ho formato una famiglia e ho avuto 9 figli, ma solo son rimasti 6. Poi ho anche lavorato nella contabilità per lo stato per 22 anni, e finalmente nel 1991 sono ritornata alla mia provincia di Uvurkhangai dove ho lavorato come ispettore delle entità statali per 3 anni dopo di che sono andata in pensione.

Io non sono mai stata buddista neanche mia famiglia perché dovendo essere coinvolti nel partito comunista non ci era permesso di praticare nessuna religione. Comunque sempre pensavo in Dio anche se non avevo religione. Nel 1996 mi sono interessata nel cristianesimo e ho frequentato per un po’ una Chiesa protestante. Lì cominciai a leggere la Bibbia a casa con miei figli. Nel 2006 ho voluto andare a lavorare in una miniera di oro come minatore “ninja”. Era una miniera all’aperto, si cavavano buchi profondi e per vedere se si raccoglie qualcosa. Purtroppo ho avuto un incidente, ho rotto una gamba e ho dovuto restare ferma nella mia gher per 1 anno. Nel 2007 con la mia famiglia ci siamo trasferiti in un altro quartiere del paese. Mentre passeggiavo vicino a casa ancora con le mie stampelle, ho sentito dire che c’era una chiesa cristiana con degli stranieri e allora mi son detta che vorrei visitarla e così qualche giorno dopo sono entrata nella chiesa cattolica per la prima volta. Da quel momento in poi io credo in Cristo. Venendo in chiesa ho cominciato capire meglio la Bibbia e la buona novella grazie all’aiuto delle persone con le quali mi incontrava nella parrocchia. 

La fede ha cambiato la mia vita, tanto… Nella vita ci sono sempre dei momenti in cui ci si sente soli o si deve affrontare delle situazioni difficili. Senza Dio il dolore si sente di più e dura tanto. Oggi invece prego, vengo nella mia parrocchia per pregare insieme ai miei fratelli e sorelle. Ascolto la parola di Dio, ricevo il suo insegnamento e poi cerco di seguirlo. Sento Maria, la Madre di Gesù, molto vicina a me e mi piace tanto pregare il rosario insieme. Quando mi ammalo o sono triste so che la comunità mi accompagna con la preghiera e questo mi da pace. Poi torno a casa mia sentendomi sollevata e consolata. Pian piano ho imparato a gustare la preghiera, son anche catechista e alcuni membri della mia famiglia sono diventati cattolici. Sono contenta. Ringrazio a Dio che ha abbracciato nel amore tutta la mia famiglia marito e miei figli.

Ho un dolore grande, un figlio che da tanti anni vive lontano da noi. Penso che ho fatto degli errori come madre e che la sua lontananza sia pure un po’ di colpa mia. Sento dolore per lui. Per lui prego sempre a Dio e a nostra Madre Maria. Prego che un giorno ci riunisca e credo che Dio me lo concederà. Dio mi consola specialmente nella notte quando piango per lui, mi sembra sentirlo sussurrare nel mio cuore: “non ti preoccupare, tutto andrà bene”. Adesso sto arrivando all’età di 70 anni e penso che come tutti un giorno lascerò questa terra. Ma so che anche se il mio corpo muore, il mio spirito andrà all’incontro con Dio. Io credo in profondo che io vivrò con Dio nella felicità senza sofferenze. Perché ho ricevuto questa bella notizia di Dio ed io non ho paura della morte. Dio mi aiuta vivere con speranza e lo ringrazio sempre per questo. 

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