“Scrivigli più spesso”

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“Scrivigli più spesso” sono parole del Camisassa che Fr. Benedetto Falda ricevette dopo appena cinque mesi dal suo ingresso in Kenya. È interessante notare che un simile invito, cioè a scrivere all’Allamano, non l’ha ricevuto solamente Fr. Benedetto. Il Camisassa era convinto che ai missionari e alle missionarie era indispensabile un contatto frequente e diretto con il Fondatore e ci teneva che esso non rallentasse neppure dopo la loro partenza per la missione.

A Benedetto Falda, il 18 settembre 1903:

«Carissimo Benedetto, Come va che dopo che abbiamo tanto lavorato (cioè chiacchierato e combinato) assieme per quella grande officina meccanica di Tusu, non me ne hai ancora fatto parola? A quest’ora non è certo ancor piantata, ma all’arrivo della presente o lo sarà, o sarà presto ad esserlo – Dunque, intendiamoci: è da te che io desidero informazioni sull’andamento della sega, macchine annesse […] e del laboratorio. Del tuo spirituale e del resto scriverai al Sig. Rettore (e scrivigli più spesso), ma per questo del laboratorio facciamo tra noi».

Come si vede, l’indirizzo era preciso e i ruoli erano chiari: tutto ciò che riguardava la formazione, la vita e l’apostolato doveva essere confrontato con il Fondatore. I problemi del lavoro, invece, si dovevano discutere e risolvere con lui. Eventualmente, ci avrebbe pensato lui stesso, come faceva di solito, a tenere informato l’Allamano.

A Sr. Margherita De Maria, superiora del primo gruppo di missionarie in Kenya, il 17 maggio 1914:

«Ricevetti la tua del 28 marzo e ti lascio pensare con quanta soddisfazione. Almeno stavolta hai cominciato a scriverci come desideriamo – Dico scriverci – perché quanto scrivi al Sig. Rettore s’intende anche a me, ché le tue lettere leggiamo sempre entrambi; a meno naturalmente che tu scriva cose intime, nel qual caso puoi ben pensare che il Sig. Rettore le tiene per sé, e mi dice solo quel tanto delle tue lettere che interessa entrambi. Ciò sia per tua norma, ad evitarti la fatica di ripetizioni».

Un mese dopo, alla stessa suora:

«Ho ricevuto la tua letterina… graditissima come sempre, ma più ancora se fosse stata più lunga… Però c’era quella lunga a Padre, e si sa che era anche per me, dopo che egli vide che non conteneva cose tue particolari da non dire a me. […] Delle miseriucce che scrivi a Padre… ti risponde di nuovo egli stesso… e tieni preziose le sue lettere perché ne scrive tanto poche! Fatti coraggio e fa coraggio a tutte».

Si potrebbe continuare a leggere espressioni simili, perché ce ne sono altre. Preferisco fare alcuni rilievi, che mi sembrano interessanti per comprendere la vera posizione del Camisassa, rispetto l’Allamano, sul piano della comunicazione del carisma di fondazione ai membri dei due Istituti. Veramente non consta che il Camisassa abbia usato in modo esplicito l’espressione “carisma di fondazione”, perché allora si usavano altri termini. Tuttavia, che le sue convinzioni fossero precise risulta dal suo atteggiamento generale e da tanti particolari. Stimava molto l’Allamano per la sua santità di vita, e anche perché sapeva che era lui ad avere ricevuto l’ispirazione originale della fondazione.

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Per il Camisassa, non c’era dubbio che l’Allamano fosse l’unico depositario dello spirito e l’unico incaricato della formazione. Anche se qualche volta, come si vedrà in altri interventi, il Camisassa ha dato il suo apporto alla formazione, specialmente nei confronti delle suore, di regola non si è mai intromesso in questioni che toccavano la spiritualità e la pedagogia missionaria. Questo era il campo riservato, per grazia speciale e non solo per competenza, all’Allamano.

Noi, oggi, non possiamo scrivere al Fondatore, ma accostarci a lui sì, e anche di frequente. Immaginiamo pure che il Camisassa ci suggerisca di intensificare la nostra conoscenza dell’Allamano, senza temere di confrontarci con lui. La necessità per noi di questo intenso rapporto con il Padre poggia su una ragione molto valida. In forza della teologia del carisma, sappiamo che la grazia di fondazione è concessa dallo Spirito a un fondatore non per un vantaggio personale, ma soprattutto perché sia trasmessa a quanti lo seguono durante la sua vita e anche dopo. Ne consegue che l’Allamano, proprio perché nostro Fondatore, ha un rapporto esistenziale e permanente con noi. Così, noi abbiamo un rapporto vitale con lui, ma anche tra di noi, perché lo Spirito ci ha chiamato a partecipare insieme al suo carisma. Il Fondatore, senza di noi, non è Fondatore. Noi, senza di lui, non siamo Missionari e Missionarie della Consolata.

Questo non è solo un dato storico, ma una realtà permanente, perché la “grazia originale” è una realtà duratura, data al Fondatore e, tramite lui, alla comunità dell’Istituto, e non può terminare con il passare del tempo. Quando l’Allamano era su questa terra, assicurava personalmente questa comunione con la comunità e con i singoli, mediante la sua presenza e l’opera formativa. Ora, continua a garantirla con l’ispirazione.

Come agli allievi di allora, anche a noi oggi è richiesto di essere attivi, accogliendo il suo insegnamento, seguendo le sue proposte, confrontando con lui la nostra vita e le nostre attività.

Le parole che il Camisassa ha indirizzato a Fr. Benedetto non rimangano sigillate in un faldone dell’archivio. Ognuno può sentirle rivolte a sé come un gradito incoraggiamento: «Scrivigli più spesso!». E noi sappiamo che cosa significa, oggi, “scrivere” al Fondatore.

P. Francesco Pavese, imc

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