In cammino sulla Via Francigena

Mimi e Mario nella loro tappa a Nepi, con suor Lucia

Mimi ci racconta la sua esperienza di pellegrina sulla Via Francigena: 1070 km percorsi dal Colle del Monginevro a Roma.

Mi chiamo Mimi ho 56 anni e vivo con mio marito Mario, 65 anni, a Salbertrand un paesino in alta Valle di Susa; l’idea di intraprendere il cammino della Via Francigena ci è scaturita verso il mese di maggio di quest’anno, lo scorso anno, causa COVID avevamo dovuto accantonare il progetto.

 Siamo partiti il 4 settembre dal Colle del Monginevro in Francia e abbiamo percorso le prime quattro tappe praticamente in “casa”, il colle si trova a circa 30 km. da dove viviamo.

A inizio cammino, per circa una settimana, il nostro corpo ha dovuto adattarsi ad essere sottoposto giornalmente al movimento per diverse ore, oltre al fatto che sulle nostre spalle gravava il peso dello zaino di circa 10/11kg.

Dopo le prime tappe, uscendo da Torino, il percorso si sviluppa prevalentemente in pianura, tra canali di irrigazione e risaie, che sotto il sole, sono risultate impegnative a livello fisico per il gran caldo e a livello mentale per la monotonia del paesaggio, con lunghi rettilinei e distese infinite di campi.

A volte abbiamo avuto qualche difficoltà nel trovare la segnaletica sul percorso, a volte anche mancante, perdendoci momentaneamente ma ritrovando velocemente la strada; la traccia GPS della applicazione della Via Francigena che avevamo scaricato sul cellulare ci ha aiutato in alcune tappe evitandoci spiacevoli deviazioni che avrebbero allungato il nostro cammino.

Abbiamo percorso il nostro pellegrinaggio in 39 tappe, non seguendo integralmente la guida che ne prevedeva qualcuna in più’ e abbiamo percorso 1.070 km, fino ad arrivare in Piazza San Pietro a Roma.

I paesaggi e i panorami che abbiamo attraversato percorrendo Piemonte,  Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana e Lazio, sono stati i più vari, così come le coltivazioni: risaie, uliveti, vigneti, noccioleti e poi boschi di faggi, roverelle, querce, camminando su fondi più disparati:  strade bianche, sentieri, sterrato, tratti di asfalto su strade secondarie con poco traffico ed infine entrando in Roma nel  lungo rettilineo della via Trionfale che  porta ad accedere al Parco di Monte Mario.

Non abbiamo riscontrato particolari difficoltà nelle tappe,  giusto in un paio di tappe dell’Emilia Romagna che portano alla Toscana passando per il Passo della Cisa sono risultate un po’ più impegnative essendo prevalentemente in salita, lo stesso dicasi per la tappa Toscana che porta a Radicofani, giudicata da molti estremamente ostica,  che pur avendola affrontata in uno degli unici due giorni di pioggia durante tutto il nostro percorso, possiamo dire che malgrado la salita abbastanza irta, merita tantissimo per il contesto in cui ci si ritrova all’arrivo, Radicofani infatti “svetta” dai sui 800 mt. di altitudine ed è visibile già da San Quirico, circa 20 km prima, fino a Montefiascone, circa 20 Km dopo.

Le tappe Toscane sono di una assoluta bellezza per quanto riguarda i paesaggi e le città attraversate, si nota inoltre la cura con cui è stata  posata la segnaletica sul percorso e con cui vengono mantenuti i percorsi stessi; voglio però aggiungere che le tappe laziali non hanno nulla di meno, non fosse purtroppo per l’impatto con la noncuranza del territorio entrando in Roma con l’immondizia  che impera nelle strade periferiche, che non sono sicuramente un buon “biglietto da visita”  per la capitale.

Il COVID ha purtroppo influito anche sull’accoglienza dei pellegrini, infatti le strutture di accoglienza presenti erano poche e con un numero di posti dimezzati e noi pur avendo prenotato per tempo le strutture dove alloggiare, abbiamo avuto esperienze diverse sia per modalità di accesso e fruizione che per i costi non sempre così accessibili, contando che il cammino ha una durata medio/lunga e che essendo in due persone, le cifre erano ovviamente raddoppiate.

Abbiamo pernottato in ostelli, conventi, parrocchie, strutture comunali gestite da volontari, confraternite, una notte anche in una roulotte, purtroppo in un giorno di tramontana e patendo particolarmente il freddo; in alcuni alloggi e per le ultime notti presso l’Istituto delle Suore Missionarie della Consolata a Nepi.

Le motivazioni che ci hanno spinto a rimetterci in cammino, (nel 2019 avevamo già percorso il Cammino Francese fino a Santiago), sono state di natura spirituale, di condivisione, conoscenza di persone e luoghi e di introspezione personale. 

Nel nostro peregrinare abbiamo avuto modo di conoscere diverse persone, con cui oltre ad aver condiviso spazi e tempo, abbiamo condiviso momenti di vita che resteranno indelebili nella nostra memoria; ognuno di loro ci ha reso partecipe della propria vita, ha percorso con noi un tratto della propria esistenza e con diversi di loro ci siamo ripromessi di rivederci, oltre a scriverci per tenerci in contatto.

Il cammino ci ha dato modo di apprezzare l’altruismo di molte persone; ricordo con piacere Domenico l’hospitalero ( si chiamano così i volontari che prestano servizio negli ostelli a favore dei pellegrini) a Lamporo (Vercelli), che oltre ad accoglierci e saziarci con piatti squisiti da lui preparati appositamente per noi, ha saputo trasmetterci serenità con le sue parole e con  le sue esperienze di fede personali vissute con molti altri pellegrini. La condivisione di valori e pensieri, che si esprimono con il dialogo, con persone fino a qualche istante prima totalmente sconosciute, sono momenti molto toccanti.

In diverse occasioni, transitando per i paesi e le città attraversate dalle tappe del cammino, ci siamo ritrovati a parlare della nostra esperienza con le persone del luogo e in cambio abbiamo ricevuto parole di incoraggiamento e non solo, in una occasione ci è stato donato un salamino per prepararci un panino per il pranzo, oppure delle brioches per la colazione del mattino seguente accompagnate da queste parole ”..per poter ripartire con più carica..”, rammento inoltre un barista di Fidenza, dove ci eravamo fermarti a prendere un caffè, al quale avevamo chiesto di indicarci un supermercato in zona aperto, visto che era domenica e la nostra tappa prevedeva una sosta in un paese dove non c’erano negozi di generi alimentari,  che dopo averci spiegato che il supermercato aperto era dal lato opposto del nostro cammino e a diversi km.  chiedendoci di cosa avremmo avuto bisogno, recandosi nella cucina del suo bar ne è riuscito portandoci pasta, tonno un sugo e delle uova fresche; insomma tutto il necessario per prepararsi una cena, che tra l’altro noi abbiamo poi condiviso con un altro pellegrino arrivato in bicicletta, anche lui sprovvisto di cibo.

Anche a Radicofani abbiamo avuto un piacevole incontro con un anziano del posto, che vedendoci uscire dall’ostello, ci ha invitati nella sua cantina per farci assaggiare il vino nuovo da lui appena prodotto e il vino dell’anno precedente, quell’invito probabilmente mascherava anche una richiesta di un po’ di compagnia, per scambiare quattro parole, in una giornata fredda e piovosa di una persona sola.

Gli ultimi giorni del nostro pellegrinaggio, sono quelli che più ci hanno emotivamente toccato, siamo stati accolti presso l’Istituto Suore Missionarie della Consolata a Nepi, dove siamo stati invitati da una mia ex compagna di scuola, ora Suor Lucia.

L’accoglienza è stata molto calorosa, ci avevano preparato una stanza con molta cura e dotandola di ogni cosa avesse potuto essere necessaria; le sorelle, erano meravigliate e stupite dalla nostra “impresa”, non si capacitavano del quantitativo di km.  percorsi da noi fino a quel giorno e continuavano a complimentarsi, noi invece per nostro conto siamo rimasti molto colpiti dalla loro calorosa accoglienza e umanità.

Passando questi ultimi tre giorni a Nepi, a contatto con una realtà, che vista dal di fuori può non essere così facilmente decifrabile, abbiamo compreso quanto per le sorelle deve essere forte il sentimento che le spinge ad avvicinarsi e a scegliere le missioni; è stata per noi una esperienza di vita molto forte, che ci ha fatto riflettere su quanto sia importante la vita e quanta fortuna abbiamo nell’averla ricevuta.

Molteplici sono stati i quesiti posti da Mario a Suor Lucia, e le sue riposte così semplici e cariche di amore per il prossimo e di fede, sono risultate esaustive, ci ha insegnato che Dio è perdono e amore.

Come se non bastasse tutto ciò che abbiamo ricevuto dalle sorelle missionarie durante la nostra permanenza presso di loro, il giorno del nostro rientro a casa, siamo stati esortati a ritornare a farle visita, e se sarà possibile, sicuramente vorremmo ripetere questa esperienza.

Vorrei dirvi che queste non sono che alcune delle esperienze vissute e alla fine di questo mio resoconto vorrei riportare alcuni dei miei pensieri.

Questo è ciò che ho scritto il girono della nostra partenza

“La motivazione che ti spinge a partire per un cammino, la puoi cercare solo dentro a te stesso, ma quando riesci a condividerla con la persona che hai scelto nella vita, sai che quel cammino ti regalerà emozioni e sentimenti sempre più forti.

Attraversare una vita insieme, in fondo è come un cammino, può presentare insidie e ostacoli, bisogna essere pronti ad affrontare qualsiasi situazione, sostenendosi vicendevolmente per non “cadere” e per ritrovarsi più forti e uniti fino al termine della propria ‘fatica’.”

Finalmente a Piazza San Pietro! Che gioia!

Questo è ciò che ho scritto dopo essere arrivati a Nepi presso le Suore della Consolata

“Gli incontri, quelli belli, quelli inaspettati, quelli che ti scaldano il cuore. Anche questo fa parte del cammino.

Quando sei in cammino tutto ciò di cui hai bisogno è rinchiuso dentro il tuo zaino; il cammino è introspezione, condivisione, ti fa viver emozioni e sentimenti forti.

Lucia è una persona speciale, questo lo sapevo già prima di rincontrarla, passare del tempo con lei sicuramente mi ha fatto comprendere una volta di più quanto sono fortunata e quanto la vita mi ha dato.”

Mimi

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