L’IRAQ: UNA CIVILTÀ TRA SPLENDORE E INCERTEZZE

Donne e bambini Yazidi, Iraq, GettyImages

Chiunque osservasse una cartina del Medio-Oriente si accorgerebbe a prima vista di quanto centrale sia la posizione dell’Iraq; relativamente esigua l’estensione del suo territorio rispetto a quella degli altri stati che lo circondano, il paese si delinea, a occhio nudo, come cuore pulsante della regione: tanto piccolo quanto interconnesso e nodale.

La posizione strategica e la presenza al suo interno di tutta una serie di fattori d’instabilità rendono l’Iraq, da sempre, punto focale della zona mediorientale. 

Il nome attuale Iraq viene dal persiano eraq, ossia “terre basse”, per distinguerle da quelle “alte” dell’altopiano iranico. Confinante a Est con l’Iran, a Nord con la Turchia, a Ovest con la Siria e la Giordania, a Sud con l’Arabia Saudita e il Kuwait è, per un breve tratto, affacciato sul Golfo Persico. Tutto gli è prossimo e conosciuto. Nulla sfugge e nulla scorre senza coinvolgere questo paese molto da vicino.

Scorre… mai verbo fu più indovinato per descrivere un territorio: più della metà del paese, infatti, corrisponde ancor oggi alla vasta pianura depressa formata da due gloriosi fiumi, il Tigri e l’Eufrate, che tutti noi ricordiamo fin dagli studi elementari, perché disegnano la mitica terra fra i due fiumi, la Mesopotamia (dal nome storico derivante dal greco meso -fra- e potamos -fiume-, Bilād al-Rafidayn in arabo): una fra le principali sedi delle grandi civiltà dell’antico Oriente.

Anche il resto del paese è ben individuato naturalmente: a Est e a Nord si stagliano i monti Zagros; il resto del territorio è in gran parte desertico e pianeggiante; a Sud, come detto, si apre il Golfo Persico; solo a Ovest il confine è incerto e stabilito in maniera convenzionale dall’uomo, perché attraversa il deserto arabo-siriano.

L’area dell’antica Mesopotamia è, grazie ai nostri fiumi, abbastanza fertile ed è questo il fattore centrale che influenza la vita della regione e di tutte quelle limitrofe. Da sempre le condizioni più favorevoli all’insediamento umano si trovano sugli spalti naturali in prossimità dei corsi d’acqua, su queste fasce l’irrigazione è più agevole, di conseguenza qui sono dislocati i principali centri abitati. Le piene dei due fiumi hanno ricoperto, nei secoli, un ruolo determinante nel consentire condizioni di vita accettabili. L’origine del bacino idrico sia del Tigri che dell’Eufrate è in Turchia. L’Eufrate, il più lungo dei due, ma è povero di acque: particolarmente privo di un letto stabile, questo fiume cambia facilmente il suo corso, rendendo deserte zone coltivate ed allagandone altre. Il Tigri, che ha una portata doppia dell’Eufrate, ha una piena ancora più pericolosa. In territorio iracheno i due fiumi si congiungono e si trasformano nel cosiddetto Shatt al-Arab che sfocia nel Golfo persico. Oggi i due fiumi sono variamente collegati attraverso canali artificiali. Le loro alluvioni e quelle dei loro confluenti hanno isolato a poco a poco tutta una serie di specchi d’acqua lacustri di cui uno tra i più estesi è l’Hammar, dove sorge la città di Bassora.

Baghdad, la capitale, fu fondata nell’ottavo secolo d.C. nel punto in cui il Tigri e l’Eufrate si accostano maggiormente. La città possiede, da sola, la terza riserva di petrolio più grande al mondo.

L’Iraq si estende su una superficie di 433.128 kmq e ha una popolazione stimata in 38.872.655 (2020) abitanti, con densità media di 59 abitanti per kmq.

Le tristi vicende politiche che hanno interessato la regione nel corso degli anni 1980 e 1990 hanno alterato anche il quadro demografico e insediativo. Nonostante ciò, e malgrado le incertezze e le difficoltà economiche che tuttora attanagliano la zona, la popolazione, ad oggi, continua ad aumentare a ritmo sostenuto. Il tasso di natalità è abbastanza elevato, anche se controbilanciato da un’alta mortalità infantile. La popolazione urbana rappresenta il 67% di quella complessiva, ma le funzioni propriamente urbane sono svolte da poche città, tra le quali predominano Baghdad, Bassora, Mosul, Kirkuk. Numerosi sono i nomadi che vivono nelle regioni steppiche o desertiche, in prevalenza nella parte sud-occidentale del paese.

Il gruppo etnico principale è quello degli Arabi (65%); ci sono poi consistenti minoranze di Curdi (23%) e di Azerbaigiani(5,6%). La lingua nazionale è l’arabo, ma i Curdi, che occupano la parte nord-orientale del paese (Kurdistan), parlano un dialetto iraniano, il curdo appunto. La religione ufficiale è l’islamica, costituita da due gruppi: una maggioranza di rito sciita (62,5%) e una minoranza di rito sunnita (34,5%).

Il popolamento iniziò in età antichissima, legato proprio allo sfruttamento delle fertili terre della Mesopotamia, comprese tra i nostri Tigri ed Eufrate. L’Iraq fu sede di civiltà illustri: i Sumeri, gli Accadi, gli Assiri e i Babilonesi; in seguito fu dominato dai Persiani, da Alessandro Magno, dai Seleucidi e dai Parti, che ne contesero il controllo ai Romani. Fu, infine, conquistato dagli Arabi nel VII sec. d.C. e islamizzato. Baghdad divenne la capitale un secolo più tardi e presto uno dei maggiori centri islamici. La Mesopotamia attraversò un periodo di grande splendore. Nel IX sec. la conquista da parte della dinastia turca musulmana dei Selgiuchidi diede grande impulso alla zona. Nel X sec. iniziò una fase di decadenza, durante la quale molti abitanti del territorio lasciarono l’agricoltura a favore del nomadismo. Verso la metà del XIII sec. l’invasione dei Mongoli ne fece terra di continue invasioni straniere. Solo i Turchi di Solimano il Magnifico misero fine a questa instabilità annettendo la regione all’Impero ottomano, di cui l’Iraq fece parte dal XVI al XX secolo. Il controllo imperiale rimase debole e la Mesopotamia fu esposta alle incursioni dei Beduini e al parziale dominio di altre potenze. Nella seconda metà dell’Ottocento ebbe inizio la penetrazione europea. Durante il primo conflitto mondiale il paese fu occupato dalla Gran Bretagna e nel 1920, dopo la sconfitta dell’Impero ottomano, posto sotto la sua amministrazione. L’Iraq divenne nel 1921 una monarchia costituzionale. I Britannici mantennero il mandato sino al 1932, quando il paese raggiunse l’indipendenza politica, quantomeno formale. Alla morte del re l’Iraq ripiombò nell’instabilità, fino alla fine degli anni Cinquanta. Divenne repubblica nel 1958. Tra colpi di stato e governi autoritari, mentre il paese diventava uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo, nel 1979 salì al governo Saddam Hussein, instaurando una spietata dittatura personale. Dal 2004, dopo la seconda guerra del Golfo, deposto Saddam, l’Iraq versa, purtroppo, in una situazione di occupazione militare, guerriglia e terrorismo: una transizione alla democrazia dagli esiti tristemente ancora incerti.

di LORENA SAMARITANI

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