Quattro chiacchiere con suor Emma Ganda

Dal Kenya all’Argentina: quattro chiacchiere con suor Emma Ganda, missionaria della Consolata dal Kenya all’Argentina

Suor Emma, cosa significa per te essere Missionaria della Consolata? 

Le suore missionarie della Consolata sono donne che hanno incontrato Cristo e lo hanno amato in un modo singolare, único, in risposta al grande amore che hanno ricevuto da Lui. Questo le spinge a donare la propia vita per la missione ad gentes.  Per questo, essere missionaria della Consolata per me significa sentirsi amata e chiamata a vivere la missione ad gentes, ossia portare la Buona Notizia di Gesù in quei luoghi dove Lui non è ancora arrivato; portare la consolazione di Dio nella persona di Gesù e impegnarsi affinché tutta l’umanità possa ritrovare la sua identità de essere figlio, figlia in Gesù, in un processo progressivo di interculturalità e intergenerazionalità, tipico della nostra vita comunitaria.

Essere missionaria della Consolata significa per me essere una madre, o una nonna, una persona che consiglia, che intercede, soprattutto con i più emarginati ed oppresi. Il nostro carisma è molto dinamico e creativo, nel senso che tocca  ogni ambito della società: almeno, questa è stata la mia esperienza nei pochi anni in cui vivo nella congregazione.

Raccontaci una gioia grande che ti ha regalato la missione

Tutta la mia vita missionaria è stata dedicata ai bambini, adolesceti e giovani: loro mi hanno dato molta gioia e vita. In loro trovo la forza e l’entusiasmo, e soprattutto mi hanno insegnato il modo di avvicinarmi a loro: sono molto dinamici e ti rinnovano ogni giorno, e allo stesso tempo si muovono molto e ogni volta è come un iniziare di nuovo, senza afferrarsi alle persone.  La gioia più grande è l’impegno nella fede, quando si rendono conto che vale la pena rischiare tutto per Lui.  Ho provato quello che diceva il nostro Fondatore: non importa il numero di persone, l’importante è la qualità della vita che raggiungono. Infatti, ho imparato ad accoglierli sempre: quando sono pochi, quando sono tanti, come un dono che il Signore mi fa ogni giorno.

Cosa significa per te vivere con un popolo originario? 

Il popolo kolla del Nord Argentina è un tesoro molto grande per la mia vita missionaria: in loro ho trovato una ricchezza culturale inmensa, fatta di valori come la promozione della vita comunitaria, l’ecologia e una spiritualità profonda.  Vivere con loro è una profonda educazione per la mia vita,  come bere della loro sapienza andina. L’ascolto è stato un elemento importante per la mia vita con loro.

Cosa diresti a dei giovani che sono in ricerca della loro vocazione? 

Avevo 13 anni: andai alla parrocchia, che era gestita dai Missionari della Consolata. Il loro modo di vivere con noi e la loro passione missionaria mi attraevano molto. Un giorno mi avvicinai a un Padre e gli dissi che volevo essere una missionaria della Consolata. Mi guardò, sorrise e mi disse: “Segui quello che ti suggerisce il cuore, perché è lì che troverai tutte le risposte più profonde per la tua vita”.  SOno parole che mi hanno colpito, e che ancora oggi suggerisco ai giovani che incontro e che hanno una sana inquietudine vocazionale.

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