LA SABBIA… CANTA!

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Ci sono 35 deserti sul Pianeta che creano con le loro dune paesaggi unici, permettono alle popolazioni nomadi una sorta di riparo contro il calore e i raggi solari, fungono da rifugio per quelle specie animali che sopravvivono nel deserto e, possono perfino allietare, con il loro canto. Sì, può sembrare una cosa surreale, eppure in diversi luoghi le dune di sabbia riescono a ricreare suggestive melodie, alcune perfino con un ampio spettro acustico: le dune di Sand Mountain, in Nevada, USA cantano note nella tonalità di Do maggiore; nel deserto cileno, invece, cantano nella tonalità di Fa maggiore…

Il fenomeno era noto da secoli. I beduini forse lo conoscevano da millenni. Marco Polo lo riportò nei suoi diari di viaggio e Charles Darwin ne parlò in uno dei suoi libri, rammentando una collina sabbiosa in Cile chiamata dagli abitanti: “colei che si lamenta”. Era anche noto, che il fenomeno avveniva per opera del vento o per il calpestio, ma non si sapeva come la sabbia riuscisse a “cantare” e perché alcune dune, a secondo della zona, riuscissero ad emettere suoni diversi.

Finalmente, un decennio fa, iniziò la formulazione di qualche ipotesi. Una ricerca condotta da alcuni scienziati francesi della Università Paris-Diderot, pubblicata su Geophysical Research Letters, nel Novembre 2012, afferma di aver risolto l’enigma. A fare la differenza, sostengono gli autori, è la dimensione dei granelli di sabbia. Il team è riuscito a riprodurre in laboratorio quanto avviene in natura permettendo così di capire perché le dune cantano. A secondo dei casi, infatti, le dimensioni dei granelli e il loro scivolamento sulla superficie delle dune, può dare origine a uno spettro acustico ampio e rumoroso, oppure a frequenze specifiche e ben definite.

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I ricercatori hanno studiato e analizzato la composizione delle dune “canore” di due siti diversi: uno vicino Tarfaya, nel sud-ovest del Marocco, e l’altro nella città costiera di Al-Askharah, nel sud-est dell’Oman scoprendo, che le dune in Marocco “cantano” in sol diesis (una sola nota), mentre quelle dell’Oman cantano addirittura a nove note e intonando più note contemporaneamente creando, così, armonie misteriose e bizzarre.

Perché le dune riescono a cantare melodie diverse? La risposta sta nella sabbia, in particolare, nei suoi granelli. La sabbia del Marocco è abbastanza uniforme, mentre la sabbia dell’Oman è molto varia. Le differenti dimensioni dei granelli realizzano una musica meno monotona e più melodiosa.

La canzone delle dune è simile ad un basso ronzio, a una frequenza all’interno della gamma musicale del violoncello. Queste dune cantano solo quando la sabbia scivola lungo i loro lati. Le persone possono mettere in moto la sabbia da sole o, più stranamente, il vento può creare valanghe di sabbia, producendo un coro improvviso e in forte espansione.

L’ipotesi degli scienziati è che, le vibrazioni dei granelli di sabbia che scorrono si sincronizzano, o vibrano alla stessa frequenza, portando la massa a vibrare all’unisono.  Spiega Stéphane Douady, del centro per le ricerche scientifiche francese: Lo scontro tra i grani di sabbia prodotti anche da un semplice calpestio porta, poco a poco, a sincronizzare tutti i granelli di sabbia fino al punto da far vibrare l’intera duna come fosse l’altoparlante di un impianto stereo. La nota che ne esce dipende principalmente dalle dimensioni dei grani di cui è composta la duna.

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Anche tra le montagne del Tian Shan, in Kazakistan, nel Parco Nazionale Altyn-Emel, vicino al fiume Ili, le dune “cantano”. Qui, fra le steppe sorgono degli enormi cumuli di sabbia, che raggiungono anche 150 metri d’altezza: “muri” contro cui s’infrange il vento, generando un insolito canto che dura diversi minuti. Il suono è molto simile a quello di un organo e il movimento appena percettibile dei granelli di sabbia, che scivolano lungo i pendii è in grado di provocare vibrazioni simili a quelle delle maracas. Il tutto viene esaltato dalle favorevoli condizioni geografiche circostanti, che fanno da cassa di risonanza amplificando il suono facendolo sentire anche a chilometri di distanza.

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L’unicità delle dune “cantanti” del Kazakistan risiede nel fatto, che a differenza delle normali dune, queste non sorgono nel deserto, ma fra le montagne.

Scientificamente, coloro che hanno studiato il fenomeno delle “dune cantati”, del Parco Nazionale Altyn-Emel spiegano che la sabbia, che forma queste dune è molto secca e quando, sollevata dal vento ricade, aumenta l’attrito dei granelli di sabbia e le dune cantano!

Oltre a cantare, queste dune sono particolarmente suggestive per il colore dorato e per la loro conformazione che cambia velocemente.

La tradizione kazaka, poi, raccoglie un certo numero di racconti popolari associati alle “dune cantanti”. Per esempio, si narra, che sotto le dune sia sepolta una città e che le campane di questa rintocchino. Oppure, che sotto la sabbia vivano animali fantastici che, quando la sabbia sollevata dal vento ricade, emettono suoni melodiosi. Si racconta, anche, che un grande musicista aveva così tanto talento, che quando morì le sabbie coprirono la sua tomba e iniziarono a cantare di loro spontanea volontà. Alcuni, poi, sostengono che il grande conquistatore mongolo Gengis Khan venne sepolto proprio sotto le dune del Tian Shan. E, i suoni che si sentono, siano i lamenti del suo potente spirito.

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Ma la leggenda più popolare è quella legata al diavolo: molti anni fa, il diavolo stava tornando a casa e giunto sulla cima della collina vicino al fiume Ili, stanco e senza forze si addormentò. Mentre dormiva si trasformò in una duna solitaria. Ancor oggi, coloro che cercano di disturbare il suo sonno eterno possono udire i suoi stanchi gemiti: il diavolo sepolto sotto la sabbia grida per la libertà!

Ecco come scienza e tradizione cercano di spiegare una delle tante bellezze della natura: mi è sembrato suggestivo fonderle insieme!

 

suor Maria Luisa Casiraghi MC

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