E’ preziosa la mia eredità

Suor Hellen, giovane missionaria della Consolata, ci racconta la sua esperienza di missione che, seppur breve, riempe di significato la sua vita. E presto partirà per il Kirghizistan!

Come tutti i giovani ho sempre sognato un bel futuro. E col passare dei giorni, i miei sogni diventavano realtà. Ricordo quando avevo appena finito l’Università ed ho preso la decisione di farmi suora missionaria della Consolata. Ciò mi sembrava solo un sogno, un qualcosa che forse non avrei mai raggiunto! Mia mamma e il resto dei miei familiari mi guardavano sconcertati e cercavano di capire se ero delusa per qualche motivo oppure se ero diventata matta. Erano queste le domande che mi venivano rivolte finché un giorno sono riuscita a rispondere: “Se sono matta per Cristo, quale sarebbe il problema?”.

Il mio grande desiderio era quello di poter aiutare tanti giovani in difficoltà, le donne e le mamme che vivono nelle periferie e sono sfruttate e prive di ogni speranza. Ho sempre sperimentato la presenza di Dio come provvidenza, la mia stessa vita è come un prodigio, una provvidenza del Dio amore.

Ricordo sempre quando studiavo, vivevamo con tutti i miei parenti in una casa: i miei nonni, mia mamma, mia sorella, zii, zie e cugini. Mio nonno era colui che si prendeva la responsabilità maggiore per gli studi e per tutto ciò di cui avevamo bisogno. Quando facevo la scuola superiore, avevo tante spese da affrontare, ma avevo una grande fiducia che Dio non mi avrebbe mai abbandonata. Così facendo sono riuscita a finire la scuola superiore e mi sono trovata all’Università. Non ci potevo credere! Alla fine di questo percorso, che per me era un grosso traguardo, sentivo tanta gratitudine verso il Signore e volevo ringraziarlo davvero. Mi chiedevo allora: “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” Ho provato a pensare: “Posso offrirgli la saggezza acquisita nella scuola, posso dargli la mia voce o la mia forza…”, ma tutto questo non mi dava soddisfazione. Allora una volta in preghiera una piccola luce si è accesa nel mio cuore, cioè, volevo dare la mia vita al Signore, volevo essere testimonianza dell’Amore di Dio a chi non Lo ha ancora conosciuto. Da quel momento ho cominciato a cercare il modo migliore di dare la mia vita. Ho incontrato le Missionarie della Consolata e sono stata fortemente attirata dal loro carisma di andare ad annunziare il Vangelo ai non cristiani, nei luoghi più lontani, dove altri non vanno… E così ho iniziato il mio cammino di ricerca della volontà di Dio per me.

Un tratto molto importante di questo cammino si è realizzato soprattutto nel Noviziato, a Caprie (Val di Susa), un posto bellissimo e molto appropriato per crescere nell’intimità con il Signore. Un luogo adatto per la riflessione e per sentire la presenza di Dio in mezzo a quelle alte vette, nella bellezza della natura e nel fluire delle diverse stagioni dell’anno.

Due bellissimi anni sono trascorsi in un batter d’occhio, e così il 29 gennaio 2018, ho pronunciato con grande gioia il mio Sì al Signore davanti a tutti! Consegnare la mia vita al mio amato Gesù è stato un qualcosa di indimenticabile, che ha segnato una nuova vita, ora come Suora Missionaria della Consolata.

Tornando nel mio Paese, mi sono sentita piena di gioia, ero ormai una donna trasformata nella “sposa” di Gesù, una Suora Missionaria della Consolata! Che gioia grande sperimentai nell’incontrare i miei genitori, le mie sorelle, i miei fratelli e tutti i parenti e gli amici!

La stessa sera del nostro arrivo abbiamo ricevuto la nostra destinazione. Fui molto felice di sentire che ero destinata al Nord, a Loiyangalani, era ciò che da sempre avevo desiderato.

Dopo la vacanza con i miei familiari, venne il tempo di andare a Loiyangalani. La comunità era formata da suor Maria Bernarda, suor Agnese, suor Gabrielita e da me. Il clima arido, la lingua difficile, il cibo un po’ scarso e la cultura così diversa, erano segni che mi spronavano a pensare che era ormai ora di “togliermi i sandali” e cominciare una nuova vita con le mie Sorelle e con la gente delle diverse etnie: Turkana, Samburu, Rendile, El-molo e Gabra.

I primi due mesi li ho trascorsi nella comunità che mi accompagnava e mi aiutava a “togliermi il mantello e uscire”; imparavo anche l’arte di essere presenza di pace e armonia. La gente di queste etnie è particolarmente riservata, credo sia per il fatto di vivere lontano dalla città, nel deserto, appunto. La loro maggiore attività è la pesca nel lago Turkana e la pastorizia. Tante persone non conoscono ancora l’importanza dello studio e per questo rimangono ancora in uno stato di arretratezza.

La Chiesa cattolica, attraverso i missionari e le missionarie della Consolata, è veramente presenza di consolazione in mezzo a queste popolazioni. Essi donano ogni tipo di aiuto, specialmente ai malati attraverso il dipensario, ai giovani e ai bambini attraverso le scuole dove si offre una formazione sia intellettuale che spirituale. Io finora ho lavorato nella parrocchia con i bambini dell’Infanzia missionaria, nella catechesi e con la comunità cristiana che cerchiamo di formare alla conoscenza e condivisione della Parola di Dio e alla preghiera.

Sono tanto felice di poter condividere la mia vita con questo popolo, li ho sentiti miei fratelli e sorelle. Da essi ho imparato ad essere grata, perché, come essi stessi testimoniano con la loro vita: “Si può essere felici anche se non si hanno tante cose”, perché la vera gioia non consiste nell’avere delle cose, ma nell’essere grati per quello che abbiamo ricevuto.

Dopo un anno e tre mesi trascorsi a Loiyangalani, adesso ho ricevuto una nuova destinazione: andare in Asia. Sento una grande gioia e ringrazio il mio amatissimo Gesù per avermi scelta per iniziare questa nuova missione! E come Maria, la donna del Sì, dico: “Eccomi Signore io vengo per fare la tua volontà. Sono sicura che tu o Signore non mi abbandonerai mai!”.

suor Hellen Njoki Waithera, mc

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *