La dimensione professionale nella vita consacrata

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La vita religiosa nel mondo professionale

Da sempre le Congregazioni religiose di vita apostolica hanno svolto un’attività a favore degli altri, in un’ottica di cura e di promozione, offrendo cuore, mani e testa. Ad alcune di queste attività la vita religiosa ha contribuito a donare uno status particolare, si pensi all’insegnamento e all’assistenza dei malati, promuovendo un processo di professionalizzazione dell’attività stessa.

La Chiesa stessa, nel 1935, nella persona del Pontefice, durante il Congresso Internazionale delle Infermiere Cattoliche, raccomandò alle Madri Generali di fare in modo che le suore infermiere frequentassero le Scuole-Convitto professionali per distinguersi come valenti infermiere, incoraggiando quindi, per raggiungere tale scopo, a conseguire i titoli necessari in questo come in altri settori; l’impegno profuso unito allo spirito di donazione, di attenzione e responsabilità ha certamente contribuito ad attribuire alla loro professione una dimensione vocazionale.

Oggi molte religiose ricoprono ruoli professionali impegnativi ed importanti in campi diversi: da quello sanitario a quello dell’istruzione, da quello socio-educativo a quello economico, abitano la rete e animano il mondo digitale. Esprimono doni e talenti che il Signore ha dato loro per metterli a servizio del Regno. Tutto ciò può certamente anche nascondere l’insidia di sentirsi professionisti 365 giorni all’anno per 24 ore. Come possiamo, allora, coniugare le due dimensioni per non diventare “professionisti” anche del sacro? Direi, proprio, attingendo al valore della nostra Professione Religiosa che condivide con il termine professione la stessa radice etimologica. Non possiamo infatti disgiungere l’essere dal fare; oggi più che mai la vita consacrata è chiamata a testimoniare come ogni ruolo professionale che la religiosa svolge è espressione della sua maternità spirituale, ha una valenza evangelizzatrice, crea un’autentica comunione a partire dall’unità di vita della singola consacrata.

La professione è espressione della sua maternità spirituale

Con il suo “sì” verginale, perennemente fecondata dallo Spirito nel suo cuore, la consacrata si sente in qualche modo “incinta del mondo” (cf Marta Rodriguez, Femminilità e Consacrazione in http://www.laici.va/content/laici/it/sezioni/donna/tema-del-mese/consacrazione.html) per cui tutto ciò che fa è espressione della sua maternità. Come Gesù rispose a Maria sua Madre che Egli doveva stare nelle cose del Padre suo, così ad imitazione della Vergine anche la consacrata in tutto ciò che fa è orientata e proiettata verso l’altro in uno spirito di totale donazione e non di autorealizzazione.

Ha una valenza evangelizzatrice

Attraverso il ruolo professionale che ricopre, ogni donna consacrata può donare la Parola che salva, che consola, che sazia la fame; una Parola che è gesto di cura, che si fa prossimità e vicinanza, che indica l’Oltre a cui tendere, che nel singolo vede il mistero della persona, che porta speranza e dona fiducia. La condivisione della “fatica” del lavoro rende la consacrata solidale con i fratelli e le sorelle, è donna per la gente e con la gente con cui condivide, come dice la Gaudium et spes, “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” del mondo e, assumendosi tutta la responsabilità che le compete, si sente chiamata ad instaurare un clima lavorativo tra i colleghi rispettoso della persona.

 

Crea un’autentica comunione a partire dall’unità di vita della singola consacrata

In un contesto sociale fortemente connotato da spinte individualistiche e concorrenziali, come consacrate possiamo invece creare nuove reti di condivisione e di coesione, alimentare il desiderio di un’autentica comunione a partire dall’intimità con Cristo che ci rende persone umanamente ricche perché plasmate sul Suo cuore; dalla contemplazione, infatti, del cuore di Cristo maturano in noi sentimenti di benevolenza, di mitezza e di tenerezza. Un cuore unificato rende la persona “una in sé” senza disgregazioni, dalla sua unità di vita scaturisce una forza propulsiva che come luce illumina tutta la stanza e porta anche all’interno dell’ambito lavorativo quel soffio dello Spirito che dona vita nuova. Quella vita nuova a cui anela ogni consacrata per poter essere dono di vita e dono di grazia ai fratelli che incontra. Si può, quindi, anche affermare che la dimensione professionale rende visibile e tangibile la ricchezza della professione dei tre consigli evangelici perché ogni consacrata esprime così la sua fecondità spirituale che scaturisce da un cuore casto, un cuore povero (che porta alla vera condivisione di quel che si è e si vive), un cuore obbediente, (che riconoscendo il mistero che l’altro è, diventa sorgivo di un clima lavorativo che afferma la dignità e la sacralità della vita).

Oggi più che mai la dimensione professionale nella vita consacrata può essere ciò che la rende profetica e capace di condurre ogni fratello e sorella alla verità di se stessi, a riscoprire la bellezza dell’appartenenza a Qualcuno che ci ama fin dall’eternità.

suor Maria Teresa Materia, Cottolengo

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