COME UNA “REGINA COREANA”

Venticinque anni fa, terminata la mia prima Messa infrasettimanale in parrocchia, mi avvicinai a una signora per chiederle come mai c’era così tanta gente a Messa quel giorno. La signora si lanciò in una lunga spiegazione in coreano che io facevo molta fatica a seguire. Eppure riconoscevo delle strane parole che ricorrevano con frequenza: curia, acies, praesidium, comitium, legio. Tra di me pensavo: “Sto sognando o questa qui mi sta descrivendo la struttura di una legione romana?” Proprio così. La gentile signora mi stava parlando della “Legio Mariae”, una delle colonne della chiesa coreana.

La “Legio Mariae” è un movimento nato in Irlanda nel 1921 e ha una struttura modellata su quella della legione romana. Probabilmente questa struttura rigida e militare ben si accoppia col bisogno confuciano di ordine e gerarchia ed è per questo che si è diffusa tantissimo qui. Inoltre i Coreani tendono a cambiare di casa, e quindi di parrocchia, con una frequenza impensabile da noi. Il fatto che passando da una parrocchia all’altra si ritrovi lo stesso ambiente, la stessa struttura e lo stesso modo di fare, ha favorito notevolmente la popolarità della “Legio Mariae”. Si può tranquillamente affermare che tra il 20 e il 25% dei membri di ogni parrocchia coreana appartiene alla “Legio Mariae”. E sono tra i membri più attivi. Ogni settimana si riuniscono a pregare, ascoltare una monizione del parroco o di chi è stato delegato e poi vanno a due a due a fare la loro buona azione. Spesso sono loro che vanno a visitare i cristiani tiepidi (quelli che da più di un anno non vengono a Messa e alle confessioni), per convincerli a tornare in parrocchia.

Il Rosario è pregato da tutti, ed è abbastanza comune vedere qualcuno che sulla metro sta pregando il Rosario. Molto diffuso è l’anellino da un mistero, con dieci tacche per le Ave Maria. Vi ricordate la campionessa olimpica di pattinaggio artistico Kim Yu Na? Sempre aveva quell’anellino, anche quando saliva sul podio, e i non cristiani si domandavano cosa fosse “l’anello di Kim Yu Na”. Perfino il nostro attuale presidente della Repubblica Coreana, che è cattolico, lo mette sempre al dito.

A maggio in ogni parrocchia si celebra la “Notte di Maria”. Si recita il Rosario, si fanno canti, poesie, omaggi floreali e tutti i fedeli sono coinvolti.

Quando poi si entra nella casa di una famiglia cattolica salta subito agli occhi un altarino in un angolo della casa, con la Croce, una statuina della Madonna e altro. Normalmente in ogni casa coreana c’è uno spazio più o meno sacro. I buddisti ovviamente vi collocano una statuina di Budda. Ma tantissimi, influenzati dallo sciamanesimo, appendono un pesce secco o mettono dei biglietti rossi con delle scritte per tenere lontani gli spiriti cattivi. I cattolici sostituiscono tutto questo con immagini di Gesù e Maria.

Nonostante la grande devozione mariana, i nostri cristiani sono attentissimi a mettere in chiaro che quella a Maria è una devozione, mentre l’adorazione è solo per Gesù. Eppure molti protestanti, di solito evangelici o appartenenti a piccoli gruppi creati da pastori locali con pochissima educazione cristiana, continuano a dire che noi cattolici “adoriamo una bambola”.

È interessante notare che in Corea ci sono tantissimi santuari di martiri, ma uno solo mariano, e solo perché in quel luogo vennero trovati Rosari e segni della presenza di cristiani dell’epoca delle grandi persecuzioni. Non ci sono apparizioni mariane ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, ma Maria è sempre presente con il Rosario. In ogni Santuario trovate sicuramente la Via Crucis e i 15 (ora 20) misteri del Rosario, in versione monumentale. Al santuario di Nam Yang, quello mariano, c’è la strada del Rosario, dove i grani sono rappresentati da sfere di pietra di almeno cinquanta cm di diametro, separati tanto quanto è il cammino per recitare un’Ave Maria, e così via per 150 pietroni!

Con la facilità di spostamenti di questi tempi, i pellegrinaggi all’estero sono molto popolari e non credo ci sia un santuario mariano al mondo dove potete fare a meno d’imbattervi in un nutrito gruppo di fedeli coreani!

Tempo fa un nostro missionario aveva scritto una tesi di Master confrontando la devozione mariana tra i cattolici e la devozione buddista alla Bodhisattva “Kwan se um Bosal”. Qui si può vedere che c’era un substrato culturale che rendeva più facile accogliere la devozione mariana per questo popolo, ovviamente fatte le debite distinzioni. “Kwan se um Bosal” è una figura femminile, il Bodhisattva della compassione, della misericordia. A lei le donne buddiste si rivolgono per avere grazie, come un figlio maschio, una guarigione, una consolazione. E poi in una società confuciana maschilista è molto più facile rivolgersi a una donna. Vedete come in questo contesto la figura di Maria non ha trovato opposizione culturale.

L’arte ha cercato d’inculturare Maria, dapprima rivestendola con gli abiti di una regina coreana, ma poi, quando si è andati verso espressioni più astratte, è piaciuto molto adottare la “linea” coreana, curva, delicata, senza rette o angoli, che non urta ed esprime meglio la bontà e l’amore materno della Vergine.

E la devozione è espressa anche con i nomi di battesimo: Maria è molto comune, così come Assunta, Immacolata, Regina.

Alcuni anni fa, grazie all’aiuto specifico di una coppia di benefattori, abbiamo anche noi voluto far diventare la nostra Consolata un po’ più coreana. Un’artista locale ha interpretato la nostra icona per darle un sapore più locale. Ne risultò un dipinto così bello e ci piacque così tanto che in occasione del capitolo 2017 ne facemmo fare una copia e la regalammo a Papa Francesco.

Possiamo veramente dire che qui in Corea la devozione mariana non è “un valore aggiunto”, ma è parte costituzionale della fede del nostro popolo.

GIAN PAOLO LAMBERTO, IMC

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