RALLEGRATI PIENA DI GRAZIA, IL SIGNORE È CON TE!

È il saluto dell’angelo nella narrazione del Vangelo secondo Luca (Lc 1,28). Dà il respiro di un inizio atteso, di una storia che comincia, di un’umanità nuova. Ed è proprio da quel saluto, e dalla sua risposta, che può dispiegarsi una riflessione su Maria di Nazareth e sul suo ruolo nella fede cristiana e nella tradizione della Chiesa cattolica. Il testo dell’Annunciazione (Lc 1,26-38) è rapido: si tratta di una ragazza, una vergine promessa sposa di cui non è detto null’altro, ma la sorpresa e il turbamento alle parole dell’inviato vengono registrate dall’evangelista: l’annuncio della nascita di un figlio inatteso non può che impensierire! Le parole dell’angelo si chiudono con un “nulla è impossibile a Dio” e Maria accetta, dice il suo sì. L’angelo sparisce, la realtà dell’inizio dell’incarnazione rimane.

In questo breve brano, scarno, senza dettagli, si raccoglie la realizzazione della promessa del progetto di comunione di Dio con l’uomo, della benedizione ad Abramo, del Regno che inizia il suo compimento. È la pienezza del tempo rivelata nella Scrittura: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”. (Gal 4,4-5).

Maria è dunque la donna, la vergine promessa sposa, l’uditrice della Parola, la figlia di Israele che attende il Messia. Decide di sé fidandosi di Dio. Così, alla partenza dell’angelo, entra in una storia di relazione nuova con tutte le donne e gli uomini, con se stessa e con Dio. Maria è, per il sì alla Vita che porta in lei, credente, sorella, madre.

Tutto il cristianesimo ha riservato a Maria, fin dalle origini, un posto speciale nell’assemblea dei credenti, e per un millennio, la cattolicità dell’unica Chiesa di Cristo le ha riconosciuto il titolo di Theotòkos, Madre di Dio (Concilio di Efeso, 431 d. C.), legandola sempre, comunque, al Mistero centrale dell’Incarnazione di Dio in Gesù. La storia ha segnato poi percorsi diversi nei credenti, (scisma d’Oriente 1054; Riforma luterana 1517), percorsi di frattura e di dolore, ma anche di passione e di purificazione nel nome dell’unica fede, ed anche la riflessione su Maria e sul suo ruolo nella Chiesa e nella vita dei credenti all’interno delle confessioni cristiane ha preso strade differenti.

La Chiesa cattolica, fedele al senso autentico della Traditio apostolica ha proseguito la riflessione a partire non soltanto dalla Scrittura, ma anche dalla fede viva dei credenti, consegnandoci una comprensione della figura di Maria assolutamente inserita nel disegno che Dio ha tracciato per gli uomini di tutta la storia: una figura che trova il suo centro in Cristo, unico mediatore di salvezza, attraverso la sua incarnazione, morte e risurrezione.

La sottolineatura è fondamentale. Il sì di Maria ad essere madre di Cristo fa di lei una donna, madre e sorella speciali, ma trae da Cristo questo suo ruolo, e a lui deve sempre riferirsi, qualunque sia l’espressione artistica o di culto, di studio o riflessione. Così è per la definizione dei due dogmi mariani: il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, definito da Papa Pio IX con la Bolla Ineffabilis Deus, l’8 dicembre 1854 e il dogma dell’Assunzione di Maria vergine, definito da Papa Pio XII con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, il 1º novembre 1950. Fin dal suo concepimento Maria è stata preservata dal peccato originale in vista del suo sì all’incarnazione del Figlio e non ha conosciuto la corruzione del corpo, dopo la sua morte, ma è stata glorificata: “assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo…”. Così si esprime la Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, il testo del Magistero che ha tentato una profonda sintesi mariologica con il cap. VIII (52-69), l’ultimo della Costituzione. Il secondo testo magisteriale di riferimento è senza dubbio l’enciclica Redemptoris Mater. La beata vergine Maria nella vita della Chiesa pellegrina, del Papa San Giovanni Paolo II, pubblicata il 25 marzo 1987.

Pur nella diversità di stile dei due documenti e nel rimando del secondo al primo, si possono sottolineare gli elementi costanti che costituiscono i punti di forza del fondamento del culto mariano nella tradizione cattolica: la donna che dona la vita, scioglie il legame dell’incredulità di Eva (S. Ireneo di Lione) ed è causa di salvezza per tutti gli uomini; la madre che custodisce il mistero del Figlio, ascoltando la sua Parola e camminando sulla strada della fede con Lui sino alla croce; la sorella nella fede in preghiera nel giorno di Pentecoste, inizio di un’esperienza della Chiesa peregrinante, “per questo la beata vergine è invocata nella chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice. Questo però va inteso in modo che nulla detragga o aggiunga alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico mediatore” (LG 62).

Maria è figura, modello della Chiesa, ad essa intimamente unita e il Santo Padre Paolo VI, nell’allocuzione di chiusura della terza sessione del Concilio, il 21 novembre 1964, richiamando l’approvazione della Costituzione sulla Chiesa, ricorda lo stretto legame tra la stessa Chiesa e la Madre di Dio, e così si esprime: “Ci sembra necessario che in questa pubblica seduta enunciamo ufficialmente un titolo con il quale venga onorata la Beata Vergine Maria, che è stato richiesto da varie parti del mondo cattolico ed è a Noi particolarmente caro e gradito, perché con mirabile sintesi esprime la posizione privilegiata che nella Chiesa questo Concilio ha riconosciuto essere propria della Madre di Dio. Perciò a gloria della Beata Vergine e a nostra consolazione dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, sia dei fedeli che dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima; e stabiliamo che con questo titolo tutto il popolo cristiano d’ora in poi tributi ancor più onore alla Madre di Dio e le rivolga suppliche”.

La tradizione cattolica ha sempre venerato Maria Vergine con fede viva e popolare, ma la storia ci ricorda anche dilatazioni inadeguate che hanno rischiato di oscurare il centro che è Cristo. Di fronte a questo rischio, sempre presente, ci può venire in aiuto la tradizione delle Chiese Orientali nella venerazione delle sacre icone della Madre di Dio. Essa invita il credente ad una relazione spirituale, vitale, autentica con Maria presentata come Odigitria, Colei che indica il cammino. Allo stesso modo la riflessione dei fratelli della Riforma, seppure distante dalla tradizione cattolica, ricorda il radicamento ineludibile della figura di Maria nei vangeli, la sua capacità di magnificare le meraviglie di Dio nella gioia e nella fede.

A questa donna di fede si rivolge Papa Francesco nella conclusione di Evangelii Gaudium (284-288) perché la Chiesa attinga da lei uno stile di missione evangelizzatrice: “Perché ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto… Maria sa riconoscere le orme dello Spirito di Dio nei grandi avvenimenti e anche in quelli che sembrano impercettibili… Le chiediamo che con la sua preghiera materna ci aiuti affinché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo” (EG 288).

di MONICA QUIRICO, teologa e docente presso la Facoltà teologica torinese

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