Il cavallo della parola

Gli Yoruba, un vasto gruppo etno-linguistico, di circa 40 milioni di persone, diffuso nell’Africa occidentale, soprattutto in Nigeria, ma anche in BeninTogo e Sierra Leone affermano: Il proverbio è il cavallo della parola; quando la parola si perde è grazie al cavallo che la si ritrova.

Léopold Sédar Senghor, scrittore e uomo politico senegalese (1906 – 2001), così definiva i proverbi: “I proverbi, in quanto saggezza, sono filosofia in pillole, verità umane, che hanno un valore universale… (sono la) prova dell’unità della civiltà africana, dove tutto è intimamente unito, da Dio alla pietra, dal proverbio al poema” (prefazione a H. Vulliez, Le tam-tam du sage).

I proverbi sono una delle grandi ricchezze dell’Africa. Traducono in espressioni essenziali e ritmate i tesori che la saggezza popolare è andata accumulando lungo i secoli o i millenni.

In Africa, i proverbi ritornano con insistenza nelle conversazioni della vita di ogni giorno, nelle circostanze più o meno ufficiali: eventi sociali, discorsi politici e nelle opere degli scrittori. Essi sono il sentiero d’accesso più immediato e sicuro per conoscere l’anima africana, perché queste brevi frasi trasmesse di generazione, in generazione, sono frutto della saggezza acquisita mediante l’esperienza.

Il proverbio è una piccola opera d’arte, una minuscola traccia lasciata nel tempo, un sentiero che si inoltra in profondità nel carattere e nella cultura di un popolo. Fotografa l’ambiente naturale in cui un popolo vive: corsi d’acqua, foreste, savane, deserti e l’ambiente sociale: gruppi umani, villaggi, piste carovaniere, sentieri, allevamenti, coltivazioni…

I proverbi sono specchi nei quali si riflettono le varie sfaccettature della vita individuale, familiare e sociale in tutti suoi aspetti, positivi e negativi.

Il significato di molti proverbi è evidente e non richiede alcuna chiave interpretativa. Altri, sono più enigmatici. In questi casi, bisogna sapere in che contesto vengono espressi e a quali situazioni si riferiscono: la vita familiare, l’educazione, la società, le feste…

Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.

Vede più lontano un vecchio seduto che un giovane in piedi.

Un amico è colui che sa la canzone del tuo cuore e te la canta quando dimentichi le parole.

Se hai un solo dente in bocca, usa quello per sorridere.

Un’altra caratteristica, specialmente dei proverbi africani è che, per mettere in evidenza i comportamenti delle persone, usano come riferimento gli atteggiamenti, i pregi o i difetti degli animali e delle piante.

La farfalla non conta gli anni, ma gli istanti, per questo il suo breve tempo le basta.

Il cane ha quattro zampe, ma non prende due strade alla volta.

Il gallo non canta su due tetti.

La lingua è il tuo leone: se la lasci libera essa ti divorerà.

Un uccello ciarliero non costruisce il nido.

Due elefanti si battono, l’erba riporta le ferite.

L’amore è come l’uovo, chi rompe il suo è perduto.

La pazienza è un albero: le radici sono molto amare, ma i frutti dolcissimi.

L’uva si mangia un chicco alla volta.

I proverbi sono “libri scritti nella memoria” di ogni popolo e, oserei dire, di ogni persona: ciascuno ricorda quelli che appartengono alla propria nazione, al paese e alla famiglia, ma è bello e arricchente sbirciare nella memoria di altri popoli e culture, per apprezzare i colori della loro saggezza.

Quelli proposti sono solo un “assaggio” per risvegliare la curiosità e il desiderio di conoscere e cavalcare altri “cavalli della parola”, per raggiungere e ammirare orizzonti più vasti: buon viaggio!

suor Maria Luisa Casiraghi

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