Pesca miracolosa in Isla de Cañas

Sr Hannah Wamboi, missionaria kenyana in Argentina, racconta la sua missione tra i Kolla del Nord Argentina. 

“Gettate la rete dal lato destro della barca e troverete pesci. I discepoli la gettarono e la rete si riempì di una tal quantità di pesci che essi non riuscivano a muoverla. Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: ‘È il Signore!’” (Gv 21, 6-7).

Durante il mio corso di Esercizi spirituali, il sacerdote che li guidava, commentando questo brano evangelico della pesca miracolosa, disse che l’esito del nostro lavoro pastorale non dipende da noi, ma dal Signore. I discepoli avevano lavorato tutta la notte, ma invano. A noi Gesù non chiede soltanto di fare tutta la nostra parte, ma di ricordare che il Risorto è il vero protagonista del nostro apostolato. È Lui che ci ispira, che ci indica che cosa fare e dove gettar le reti nella missione dove Egli ci invia. Meditando questo testo in preghiera, ho ricordato e rivissuto la nostra esperienza apostolica a Isla de Cañas, dal momento del nostro arrivo, sei anni fa, nel marzo 2013, fino ad oggi.

Questa località appartiene alla diocesi di San Ramón de la Nueva Orán, provincia di Salta, nel nord-est dell’Argentina. È la diocesi che comprende la maggior parte dei popoli indigeni, appartenenti a diverse etnie. Per questo la pastorale indigena è una delle priorità della diocesi. Vi è una équipe diocesana per questo settore della pastorale, ma mancava il dialogo interculturale e interreligioso con le culture del posto.

L’arrivo delle missionarie fu accolto con molta gioia e considerato una benedizione del Signore.

Per poter conoscere la realtà di quel popolo, cominciammo a visitare le famiglie, ascoltando la gente e partecipando alle loro feste e ad eventi particolari. Nello stesso tempo iniziammo a studiare quelle discipline che potevano aiutarci a conoscere la storia, la cultura, la lingua e la cosmovisione del popolo andino, al quale appartiene l’etnia Kolla. Cominciammo anche ad animare la comunità con la celebrazione quotidiana della Parola di Dio, accompagnata da canti e dalla condivisione della Parola stessa.

Constatando che poca gente partecipava a questi incontri, pensammo di tenere un corso di un anno di formazione umana, cristiana e missionaria per agenti della pastorale. Dopo due mesi di formazione, i partecipanti al corso cominciarono a vedere i bisogni della parrocchia. Per esempio si accorsero che non c’erano ventilatori per mitigare il forte caldo nel salone dove si teneva il corso e nella cappella. Fu così che cominciarono a raccogliere fondi per comprare i ventilatori, coinvolgendo tutta la comunità. Questo fu l’inizio di molte altre iniziative e attività degli agenti della pastorale, finalizzate alla cura e alla crescita di tutta la comunità parrocchiale.

A poco a poco scoprimmo anche che la gente amava molto la musica. Alcuni ci chiesero di insegnare loro a suonare la chitarra e così facemmo, condividendo con loro quel che sapevamo. Fummo sorprese dal loro grande interesse per la musica.

Nel mese di dicembre del 2014 ricevemmo la visita di due missionari della Consolata che vennero per un fine settimana e per un giorno di formazione per noi. Dicemmo loro che noi sorelle avremmo dovuto assentarci per un certo tempo dalla comunità. Allora uno dei missionari sfidò le persone che partecipavano al corso dicendo che questa assenza delle suore sarebbe stata come la prova del fuoco per loro, in quanto avrebbero dovuto assumersi i vari incarichi che le missionarie portavano avanti, mettendo in pratica quello che avevano imparato nei tre mesi di formazione. Quando tornammo nella missione, non potevamo credere a quello che vedevamo e ascoltavamo. Il gruppo degli agenti della pastorale aveva formato un coro meraviglioso e nuove persone stavano aderendo ad esso. Animavano la Messa con bei canti e si ingegnavano a trovare nuovi canti liturgici anche su internet. Inoltre avevano raccolto fondi per comprare alcuni strumenti musicali. In seguito a questa animazione, dimostrando che questo impegno aveva dato un senso profondo alla loro vita, attirarono molta gente in chiesa.

Uno dei momenti particolari fu la celebrazione della festa di Pentecoste nel 2015. Gli agenti della pastorale avevano appena appreso che quel giorno si festeggiava il compleanno della Chiesa. La vigilia della Pentecoste ci recammo presso una cappella che dista 20 km. da Isla de Cañas. Al nostro arrivo vedemmo che c’era una grande torta sopra l’altare. Fu una vera sorpresa per noi e il sacerdote, meravigliato, chiese che cosa significasse tutto quello. Poi, guardando la torta da vicino e vedendo che c’era anche la scritta “Vieni, Spirito Santo”, capì che cosa  stava succedendo. La gente solitamente celebra i propri compleanni preparando una torta e di conseguenza, essendo quel giorno il compleanno della Chiesa, bisognava celebrarlo con una torta.

Così preparammo una tavola a fianco dell’altare dove ponemmo la torta perché fosse benedetta alla fine della Messa. In seguito la gente continuò la festa fuori della chiesa, condividendo la cena preparata dalla comunità e ballando e cantando inni di lode a Dio. Poi ritornammo in chiesa per ringraziare il Signore del dono dello Spirito Santo.

Il giorno seguente, qualcuno degli agenti di pastorale ci raccontava che la gente che non aveva preso parte alla festa aveva chiesto che cosa era accaduto in chiesa la notte precedente, avendo udito il rumore della festa. Ed essi risposero: “Non lo sapevi? Ieri era il compleanno della Chiesa!”. Da allora in poi abbiamo sempre festeggiato la Pentecoste con la torta e la cena in comune.

Sr. Hannah Wamboi, mc

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