SANTITÀ: UN BISOGNO URGENTE!

È stato un grande dono del Concilio Vaticano II quello di affermare la chiamata universale di tutti i cristiani alla santità. E Papa Francesco, durante l’udienza generale del 19 novembre 2014, ha ribadito che “tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione, che è quella alla santità. Questa non è una prerogativa soltanto di alcuni: è un dono che viene offerto a tutti. Essa non è qualcosa che ci procuriamo da noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità. La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù quando ci prende con sé, ci riveste di se stesso, ci rende come Lui”. E l’ultima esortazione apostolica dello stesso Pontefice, Gaudete et Exsultate, riprende il tema della santità a cui tutti siamo chiamati ed indica la via per santificarsi nella vita quotidiana.

Non meraviglia quindi il fatto che ci siano stati dei cristiani molto giovani che la Chiesa ha beatificato ed anche canonizzato, perché nella loro vita, pur breve, hanno assomigliato da vicino al Signore Gesù, conformandosi a Lui.

Una delle figure più recenti è quella di Chiara Luce Badano, giovane focolarina, morta per un tumore il 7 ottobre 1990 a soli 19 anni e beatificata nel 2010 al santuario del Divino Amore, a Roma. Poco prima di morire rivolge alla mamma queste parole ricche di fede: “Mamma, sii felice perché io lo sono”. Il soprannome “luce” le era stato dato dalla stessa Chiara Lubich, fondatrice del movimento, per il suo radioso sorriso.

Dinamica, sportiva, bella, Chiara si sente amata da Dio e vuole portarlo a tutti quelli che incontra sulla sua strada. L’incontro con il movimento dei Focolari avviene molto presto. Chiara frequenta la terza elementare; affascinata dall’ideale del movimento, entra tra le “Gen” (Generazione nuova). Lei non parla di Gesù agli altri, lo porta con la sua vita. Dice infatti: “Io non devo dire di Gesù, ma devo dare Gesù con il mio comportamento”.

A 17 anni la vita di Chiara ha una svolta irreversibile: le viene diagnosticato un tumore osseo di quarto grado, il più grave. Inizia il pellegrinaggio negli ospedali di Torino, una vera e propria Via crucis. Deve subire un intervento e prima di entrare in sala operatoria dice alla mamma: “Se dovessi morire, celebrate una bella messa e di’ ai gen che cantino forte”. Si sottopone alla chemioterapia e alla radioterapia, affrontando tutto come identificazione ai dolori di Cristo. Si abbandona a Lui e allora la malattia diventa un fatto marginale, vivendolo in Gesù. Nella sua camera di ospedale e poi a casa non c’è odore di malattia, né di prossima morte. Chiara chiacchiera volentieri, gioca e persino scherza. La sua cameretta diventa una piccola chiesa, luogo di incontro e di apostolato. Dice: “L’importante è fare la volontà di Dio, stare al suo gioco… Mi sento avvolta in uno splendido disegno che, a poco a poco, mi si svela”. Mons. Livio Maritano, che ne promosse la causa di beatificazione, così la ricordò: “Si sentiva in lei la presenza dello Spirito Santo… Ha regalato a tutti noi un’esperienza religiosa molto rara ed eccezionale”.

Un altro esempio, tra i tanti, di giovani santi è Alberto Marvelli, beatificato da S. Giovanni Paolo II nel 2004. Alberto è un esemplare figura di laico cattolico. Fin da ragazzo visse con grande impegno la propria fede, alimentandola con una intensa vita di preghiera e testimoniandola nello svolgimento dei propri doveri quotidiani di studio e di lavoro, nella Chiesa, nella società, nella carità verso i poveri.

Nato a Ferrara nel 1918, morì vittima di un incidente stradale a soli 28 anni di età. Nel periodo dell’ultima guerra e nel dopo-guerra, nella Rimini martoriata e distrutta da bombardamenti, fu figura di grande rilievo non solo per l’integrità di vita, ma anche per l’impegno sociale e politico. Visse da protagonista i grandi avvenimenti storici dell’epoca, anticipando profeticamente il ruolo e la vocazione del laico cristiano proposti poi dal Concilio Vaticano II. Dopo aver frequentato l’oratorio salesiano, dove era ancora molto vivo il ricordo di S. Domenico Savio, ancora giovanissimo entra nell’Azione Cattolica e, in seguito, nella FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).

Alberto, un giovane, amico dei giovani, innamorato della vita, degli uomini, di Dio. Sempre presente tra i ragazzi, i poveri, i sofferenti. Nel 1941 si laurea in ingegneria e nel contempo formula così il suo percorso di vita: “Il mio programma spirituale si compendia in una sola parola, santità. A questa parola, che già dice tutto, voglio aggiungere quella di apostolato, in quanto come giovane di Azione Cattolica è mio obbligo imperioso fare dell’apostolato, sempre e ovunque”.

Alberto non si fece santo entro le quattro mura di un convento o negli schemi ed orari di un ordine religioso, ma “nel mondo”, nella propria vita familiare, nella professione di ingegnere, nei suoi impegni apostolici, nel proprio lavoro di ogni giorno.

Questo giovane è un santo del quotidiano, della vita ordinaria, della normalità, e aderisce a quel ritratto di santità che ci propone Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Gaudete et Exsultate. Alberto ha vissuto dentro la storia del mondo contemporaneo, collaborando con coraggio e amore per farla diventare una storia di salvezza per tutti.

Redazione Andare

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