La scuola e le donne

Nota triste all’inizio della scuola, dopo le vacanze invernali tre ragazze non sono tornate. Sembra siano incinte… Sempre fa pensare: se c’è qualcuno che deve rinunciare allo studio, generalmente è una ragazza… Sto pensando a tante, tante donne: quella ragazza che abbiamo incontrato a Tres Cruces con un bebé in braccio, che ha lasciato la scuola a 14 anni, e che ci conocsceva perché con noi si è preparata alla Prima Comunione… Maria, con tanta speranza di finire le superiori, ma che, quando il padre muore improvvisamente, si ritrova costretta a stare in casa per accompagnare e aiutare la mamma, anche se le abbiamo promesso il sostegno economico per continuare. La bimba dell’articolo “Dramma in Paradiso”, e le mie donne di Vilacaya, che quando, prima della Messa, si distribuiscono i libretti dei canti, non accettano, e che quando, alla fine delle riunioni comunitarie, si firma la presenza, mettono l’indice nell’inchiostro e firmano con l’impronta digitale.

Certo, le cose sono migliorate: una volta solo i maschi di una famiglia potevano accedere allo studio, e le femminucce erano condannate all’analfabetismo. Oggi l’istruzione basica raggiunge praticamente tutte le nuove generazioni, però, in caso di difficoltà economiche, o semplicemente nel caso del padre padrone, le ragazze arrivano appena al livello basico di lettura e scrittura e sono costrette a lasciare lo studio. C’è una famiglia molto numerosa in una comunità vicina a Vilacaya: una delle bambine, finite le elementari nella propria comunità, doveva venire al Collegio Landini, ma “non ha voluto”, dicono. Forse è vero: era una bimba molto timida, e si è spaventata per il cambio di ambiente. Ma il papà non ha mosso un dito. “Non vuole… adesso aiuta in casa” che significa andare al pascolo tutti i santi giorni. Mentre un fratello, un po’ più grande di lei, ha suscitato la preoccupazione del papà, che voleva studiasse a tutti i costi, e lo ha messo nell’ “internado” (collegio dove vivono studenti da lunedì a venerdì) obbligandolo a proseguire gli studi.

Io non sono femminista, ma il maschilismo mi ferisce: vedere le ragazze piangere perché le è negata la possibilità di studiare, è veramente triste, ve lo assicuro. E nota di fine articolo: ho detto di tre ragazze che non sono ritornate a scuola. Una di loro ha una storia con un ragazzo che frequenta la stessa scuola. Anche lui non è ritornato, e si diceva – con quei bisbigli da pettegolezzo che molte volte c’azzeccano – che i due erano andati a Tarija, per formare la loro famiglia. A lui mancano quattro mesi per terminare le superiori… Dava pena, ma per lo meno avevano deciso qualcosa di serio. E poi.. la settimana seguente, lui torna. Lei no, chiaramente. Viene pure al catechismo della Cresima… Spero sia solo per terminare le superiori e poi ritornare a Tarija. Ma come mi diceva suor Gabriella, chattando su Whatsapp: “Che dolore, sicuramente lui finirà gli studi, ma lei con molta probabilità no…” e così sembra, purtroppo…

Suor Stefania Raspo, mc

tratto dal blog Missione in tutti i sensi

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