Beatificazione della martire suor Leonella Sgorbati

Il 26 maggio 2018, nella Cattedrale di Piacenza, sarà celebrata la beatificazione della martire suor Leonella Sgorbati, Missionaria della Consolata, uccisa a Mogadiscio (Somalia) il 17 settembre 2006.

Suor Leonella, Rosa Sgorbati, nacque il 9 dicembre 1940 a Rezzanello di Gazzola (Piacenza), ultima di tre figli. Il papà, Carlo, era agricoltore, e la mamma, Giovannina (Teresa) Vigilini, massaia. Fu battezzata lo stesso giorno della nascita, nella parrocchia di San Savino.

Il 9 ottobre 1950 la famiglia si trasferì a Sesto San Giovanni (Milano). L’anno successivo, dopo la morte del padre, la famiglia decise di mandare la giovane Rosa in collegio dalle Suore del Preziosissimo Sangue, per completare gli studi. In questo ambiente Rosa riscoprì Gesù e il Vangelo. Nella cappellina del Collegio, Rosa visse un’esperienza che affidò al suo Diario e che la segnò per tutta la vita: «[…] mi sono sentita abitata in quel lontano giorno – aprile 1952 – e tu mi hai tenuta in te, mio Signore. Mai più sola … abitata … ». Disse il suo sì al Signore e il 5 maggio 1963 entrò nell’Istituto delle Suore Missionarie della Consolata. Il 22 novembre 1965 emise la prima professione religiosa. Fu, in seguito, destinata in Inghilterra per gli studi infermieristici. Nel 1969 conseguì il diploma di State Enrolled Nurse e nel 1970, terminata la prima parte del corso di ostetrica, partì per il Kenya. Il 19 novembre del 1972 si consacrò in perpetuo a Dio. Condensò il suo sì irrevocabile in una frase che scrisse alla sua ex maestra di noviziato: «Vorrei che attorno al Signore potessimo affermare quello che a volte cantiamo in Chiesa e che io non trovo il coraggio di dire: “Signore, con cuore semplice e gioioso ho dato tutto”. Ma io spero che un giorno il Signore, nella sua bontà, mi aiuterà a dagli tutto o se lo prenderà … perché Lui sa che questo io realmente io voglio, Lui sa».

In Kenya, si dedicò al lavoro nell’ospedale, a Nyeri prima e a Nkubu poi, e alla scuola per infermiere. A questo servizio dedicò il meglio di se stessa fino alla morte.

Nel 1993 fu scelta dalle sorelle come delegata al VII Capitolo generale e, in seguito, come Superiora regionale in Kenya, per due mandati consecutivi.

La presenza delle Missionarie della Consolata in Somalia risaliva ai tempi del Fondatore, il beato Giuseppe Allamano (1925). La guerra civile costrinse le sorelle a un esodo forzato (1991). Ne rimase un piccolo gruppo nell’ospedale S.O.S. Kinderdorf International. Il S.O.S. progettò una scuola per infermieri e coinvolse le Missionarie nella realizzazione della stessa, chiamata Somali Registered Community Nursing. Suor Leonella, accogliendo volentieri la richiesta della Direzione generale della sua Congregazione, si rese disponibile a dare il suo aiuto nell’attuazione di questo progetto. In Somalia, era necessario coltivare con sensibilità e rispetto il dialogo tra cristianesimo e islam. Era essenziale dimostrare che le nozioni scientifiche non erano contro il Corano. Occorreva chiarire a più riprese e in diversi modi che le suore non facevano proselitismo. C’era chi pensava che Suor Leonella usasse la scuola per convincere i giovani a farsi cristiani. La vita di suor Leonella e delle altre sorelle della piccola comunità di Missionarie della Consolata in Mogadiscio, si esauriva in pochi ambiti: il lavoro all’ospedale S.O.S. e la vita comunitaria vissuta nel silenzio, nel servizio, nell’intensa preghiera, nel sostegno reciproco. Gesù Eucaristico si trovava in un mobile nascosto nell’angolo di una stanzetta. Lui era la forza per il cammino! In Somalia la popolazione era, ed è, per 99.9% musulmana con tendenza all’estremismo islamico. Le sorelle sapevano di essere a rischio, ma ognuna di loro aveva deciso di rimanere. La piccola comunità era l’unica presenza di Chiesa in quella terra.

Domenica 17 settembre 2006, alla fine delle lezioni, Suor Leonella uscì dalla scuola per tornare a casa. Dopo pochi passi, si udì uno sparo: un proiettile l’aveva raggiunta. Tentò di ritornare verso l’ospedale, ma fu colpita di nuovo e si accasciò sulla strada. La gente la prese e la portò dentro l’ospedale. Le sorelle, avvisate dell’accaduto, si precipitarono nella saletta dove era stata trasportata. Suor Leonella, pallidissima, era cosciente. Afferma Suor Marzia Feurra: «Era in un bagno di sangue, la faccia bianca e gelata, gli occhi chiusi, ma distesa […] mi è venuto in mente ciò che lei mi aveva confidato qualche giorno prima: “La mia vita l’ho donata al Signore e Lui può fare di me ciò che vuole, per questo non ho paura e mi affido a Lui”». Suor Gianna Irene Peano racconta: «Non c’era segno di paura o di tensione, nemmeno ansia, ma una grande pace sul suo volto, si vedeva che voleva dire una cosa importante, che le stava a cuore, e con un fil di voce disse: “Perdono, perdono, perdono”». In quel momento arrivò il chirurgo, che non poté far altro che costatare il decesso. Erano le 13.45.

Il nostro Istituto ha letto, nel martirio di Suor Leonella, un richiamo forte del Signore alla fedeltà al nostro carisma di prima evangelizzazione tra i non cristiani nel segno della Consolazione, anche a costo della vita. Per questa missione il Beato Giuseppe Allamano ci fondò il 29 gennaio 1910, e per questa missione l’Istituto sussiste fino ad oggi. Alla luce delle parole del nostro Fondatore, che ci esortava: «Dovremmo avere per voto di servire la Missione anche a costo della vita. Dovremmo essere contente di morire sulla breccia… Quando farete i voti ricordatevi che, in mezzo i tre voti, c’è pure questo quarto voto», il Capitolo generale del 2011 chiese alla Direzione generale dell’Istituto di dare inizio al procedimento per il riconoscimento del martirio di suor Leonella Sgorbati. Papa Francesco, in occasione dell’Udienza privata concessa il 5 giugno 2017 ai Capitolari dell’Istituto Missioni Consolata e alle Capitolari dell’Istituto Suore Missionarie della Consolata, ebbe a dire: «La storia dei vostri Istituti, fatta – come in ogni famiglia – di gioie e di dolori, di luci e di ombre, è stata segnata e resa feconda anche in questi ultimi anni dalla Croce di Cristo. Come non ricordare i vostri Confratelli e le vostre Consorelle che hanno amato il Vangelo della carità più di sé stessi e hanno coronato il servizio missionario col sacrificio della vita? La loro scelta evangelica senza riserve illumini il vostro impegno missionario e sia d’incoraggiamento per tutti e tutte a proseguire con rinnovata generosità nella vostra peculiare missione nella Chiesa». Sì, il nostro carisma scaturisce dall’Amore donato fino alla fine, dalla consegna totale della vita perché l’altro sia, nel segno del martirio. Così, suor Leonella, affidando i suoi desideri più intimi alle pagine del suo Diario, consegnava la propria vita: «La tua Vita, il Tuo Amore, il Tuo sangue… riceva la mia vita, il mio amore, il mio sangue. Mi sento povera, incapace. Accoglimi ugualmente; sono certa del Tuo amore e della Tua accoglienza». Suor Leonella sia oggi per noi stimolo e sostegno affinché possiamo vivere con gioiosa autenticità il carisma missionario che ci è stato donato, nella consegna di tutte noi stesse fino al dono della vita.

Madre Simona Brambilla, MC

Superiora generale

Questo articolo è stato pubblicato nell’Osservatore Romano

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