Un perdono che fa risorgere

La storia di suor Rani Maria Vattalil e la sua forte convinzione di essere stata scelta per i poveri e gli oppressi.

Il 4 novembre 2017 è avvenuta nella Diocesi di Indore (India) la beatificazione di suor Rani Maria Vattalil, religiosa della Congregazione delle suore Clarisse Francescane, uccisa brutalmente nel febbraio 1995 da un sicario degli usurai di quella zona. Il cardinale Angelo Amato, che ha presieduto il rito in rappresentanza di Papa Francesco, così si è espresso: “Suor Rani Maria aveva fame e sete di giustizia; per questo fu uccisa. Il sicario infierì sul suo corpo con 54 coltellate. Fu un vero massacro. Mentre veniva uccisa la suora ripeteva il nome di Gesù”.

La storia di suor Rani Maria è un racconto molto toccante ed altrettanto commovente ne è l’epilogo. Suor Rani Maria era nata nel Kerala da una famiglia di rito siro-malabarese. Entrata giovanissima, a soli 18 anni, nella congregazione delle suore Clarisse Fancescane, operò dapprima come missionaria nell’India settentrionale, nell’ambito di diverse diocesi, nei villaggi più sperduti. Predilesse sempre gli oppressi e gli emarginati. Nel 1992 arriva nella diocesi di Indore, dove, rendendosi conto della misera condizione in cui vivevano i contadini, si adopera per migliorarla. La missionaria crea, tra l’altro, delle cooperative di risparmio, per il prestito di denaro senza interessi ai contadini più indigenti. Questo la rende un vero nemico per gli usurai che sfruttano la povera gente. Viene minacciata, ma non si arrende e dice: “Ho la forte convinzione di essere stata scelta per i poveri e gli oppressi. Sono felice di lavorare per loro, perché anche essi sono figli di Dio, nostri fratelli e sorelle”. La sua uccisione avvenne mentre viaggiava in autobus verso Bhopal. La suora fu costretta a scendere dal mezzo e, davanti a tutti i passeggeri, il suo assassino la colpì brutalmente. “Il motivo di tanto accanimento omicida – spiega il cardinale Amato – era il fatto che la suora predicava il Vangelo della carità e difendeva i poveri dall’ingiustizia di coloro che, in modo fraudolento, si impossessavano delle terre. Suor Rani cercava di sottrarre i piccoli proprietari al suicidio o a un triste destino di indigenza assoluta, con concrete iniziative di cooperazione e microcredito”.

Al rito di beatificazione parteciparono i quattro cardinali indiani e 50 vescovi provenienti da ogni parte del Paese. Tra i partecipanti si distingueva, in atteggiamento umile, Samunder Singh, l’assassino di suor Rani Maria. L’uomo, che era stato condannato all’ergastolo, aveva trovato in prigione un sacerdote che l’aveva aiutato a ritrovare la fede. Ma era stato soprattutto il perdono concessogli dalla famiglia della suora uccisa a fargli cambiare radicalmente vita. La sorella di suor Rani per prima l’aveva accettato come fratello e con questo suo gesto aveva anche affrettato la sua scarcerazione, chiedendo per lui la grazia, dopo che l’uomo aveva scontato la sua pena in carcere. “Lei mi ha dato nuova vita con il suo atto di perdono. Sono un uomo trasformato”, aveva dichiarato Samunder. Questi ha percorso 10 chilometri a piedi per prendere un bus ed arrivare ad Indore, per partecipare al rito della beatificazione. All’inizio della cerimonia, Stephen Vattalil, fratello maggiore di suor Rani, ha abbracciato forte l’omicida della sorella, che era in lacrime.

Suor Selmy, anch’essa religiosa Clarissa Francescana, ha raccontato ai giornalisti: “Samunder vive a circa 30 km dal nostro convento e viene spesso a farci visita. Ogni anno, nel giorno anniversario della morte di suor Rani Maria, rende omaggio alla sua tomba e offre il grano del suo campo come simbolo di una vita rinnovata. Questo è il modo in cui egli proclama la misericordia di Dio”.

Oggi Samunder vive da solo, come contadino, poiché la moglie lo ha lasciato portando con sé il figlio, ma è ugualmente felice: “Ho cambiato atteggiamento nei confronti della vita. Sono un uomo nuovo e aiuto gli altri”.

Papa Francesco, durante la preghiera dell’Angelus della domenica successiva alla beatificazione di suor Rani Maria, ha auspicato che “il sacrificio della nuova beata sia un seme di fede e di pace, specialmente in terra indiana”.

Suor Anna Maria Ceri, mc

Questo articolo è stato pubblicato su Andare alle Genti

per informazioni o abbonamenti alla rivista, clicca qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *