Nostalgia di vita nuova

Gv. 19,34: Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.

«Queste acque scendono lungo il deserto e si gettano nel Mar Morto; sboccate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivrà, perché le acque, dove giungono, risanano e là dove giungerà il torrente, tutto rivivrà» (Ez 47,1 ss).

Introduzione

Inoltriamoci in questo mistero di amore con il cuore di discepole attente ad accogliere il soffio dello Spirito che alita su di noi.

ESEGESI

Un giorno, all’epoca in cui il tempio di Gerusalemme era distrutto e il popolo in esilio a Babilonia (587-583ac), il profeta Ezechiele ebbe una visione. Vide davanti a sé il tempio ricostruito e osservò che sotto la soglia del tempio, dal lato destro dell’altare usciva acqua verso oriente. Si mise a seguire quel rivolo d’acqua e si accorse che esso andava ingrossandosi sempre più fino a diventare un fiume da non potersi passare a guado. Vide che sulla sponda del fiume cresceva una grande quantità di alberi da frutto e sentì una voce che diceva: «Queste acque scendono lungo il deserto e si gettano nel Mar Morto; sboccate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivrà, perché le acque, dove giungono, risanano e là dove giungerà il torrente, tutto rivivrà» (Ez 47,1 ss).

L’evangelista Giovanni ha visto realizzata questa profezia nella passione di Cristo. «Uno dei soldati – scrive – gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua» (Gv 19, 34). La liturgia della Chiesa ha raccolto questo insegnamento, facendo cantare, all’inizio di ogni Messa solenne nel tempo pasquale, quelle parole del profeta, riferite ormai a Cristo: «Vidi aquam egredientem de tempio – Vidi un’acqua che sgorgava dal tempio» (Liturgia Pasquale).

Il corpo di Cristo sulla croce è dunque il tempio nuovo, il luogo definitivo della gloria e della presenza di Dio tra gli uomini.

Gesù è il tempio che gli uomini hanno distrutto, ma che Dio ha riedificato, risuscitandolo da morte: «Distruggete questo tempio – aveva detto egli stesso – e in tre giorni lo riedificherò»; e l’evangelista spiega che «egli parlava del tempio del suo corpo» (Gv.2,19-21). Il corpo di Cristo sulla croce è dunque il tempio nuovo, il luogo definitivo della gloria e della presenza di Dio tra gli uomini. Ed ora, ecco che dal fianco destro di questo nuovo tempio è sgorgata l’acqua. Anche quest’acqua, come quella vista dal profeta, è cominciata come un piccolo rivolo, ma è andata ingrossandosi sempre più, fino a diventare anch’essa un grande fiume che ha travolto il male e il peccato e genera vita nuova ovunque passa, anche in noi.

Ma che cosa rappresenta l’acqua? Un giorno, era l’ultimo giorno della festa delle capanne, Gesù, levatosi in piedi, esclamò a gran voce: «Chi ha sete venga a me, e beva chi crede in me!». E l’Evangelista commenta: «Questo Egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (Gv.7,37-39). Gesù proclama che dal suo seno sarebbero scaturiti fiumi d’acqua viva. E’ Lui stesso che invita ad andare a Lui e a bere ad immergerci nello spirito di Cristo, ad entrare nel suo Dono di vita. La condizione è la fede, solo si può bere se si crede, se ci si immerge in Lui. L’acqua significa dunque lo Spirito. «Tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue» (1Gv.5,7-8). Queste tre realtà non sono sullo stesso piano: l’acqua e il sangue sono ciò che si vide uscire dal costato trafitto di Gesù, sono i segni nei quali la Chiesa ha visto i sacramenti; lo Spirito è la realtà invisibile nascosta che agisce in essi.

L’ultimo respiro di Gesù divenne il primo respiro dell’ umanità nuova! È questo il coronamento di tutta l’opera della redenzione, il suo frutto più prezioso perché la redenzione non è consistita soltanto nella remissione dei peccati, ma anche nel dono della vita nuova dello Spirito, nel dono dello Spirito all’umanità.

Prima di questo momento, non c’era ancora lo Spirito nel mondo; ma ora che Gesù è morto per noi, lo Spirito aleggia di nuovo sulle acque, come agli albori della creazione (Gen.1,2). Dopo aver esclamato: «Tutto è compiuto», Gesù «emise lo spirito» (Gv.19,30), cioè: diede l’ultimo respiro, morì, ma anche: effuse lo Spirito, lo Spirito Santo! L’uno e l’altro significato è inteso dall’Evangelista. L’ultimo respiro di Gesù divenne il primo respiro dell’ umanità nuova! È questo il coronamento di tutta l’opera della redenzione, il suo frutto più prezioso perché la redenzione non è consistita soltanto nella remissione dei peccati, ma anche nel dono della vita nuova dello Spirito, nel dono dello Spirito all’umanità.

Certo, lo Spirito Santo, in modo solenne e pubblico, viene sugli Apostoli a Pentecoste, ma Giovanni ha voluto mostrare, nel suo Vangelo, da dove proviene quello Spirito che a Pentecoste irrompe dall’alto come vento impetuoso; quale ne è la sorgente. Tale sorgente è il corpo di Cristo glorificato sulla croce. Nell’incarnazione e poi, in modo nuovo, nel battesimo del Giordano, il Padre ha mandato sul suo Figlio la pienezza dello Spirito Santo e Gesù ne era pienamente cosciente, infatti dirà nella Sinagoga di Nazareth: “ Lo Spirito del Signore è su di me (Lc. 4,18). Questo Spirito, dice S. Ireneo, ha santificato le sue azioni umane, ha ispirato le sue parole e ha guidato ogni sua scelta. In lui «si è abituato a vivere tra gli uomini».

Un filosofo dei nostri tempi parla di «nostalgia del totalmente Altro». Ebbene, noi dobbiamo gridare all’umanità di oggi ciò che l’Apostolo Paolo disse ai cittadini di Atene: «Quello che voi cercate senza conoscerlo, io ve lo annunzio!»

«Là dove giungerà il torrente tutto rivivrà» (Ez.47,1ss). Così è avvenuto anche di questo torrente scaturito dal costato di Cristo. Esso ha riportato nel mondo la vita, tanto che nella professione di fede, nel credo, diciamo: «Credo nello Spirito Santo che è Signore e da la vita».

Nella nostra società, dove il materialismo tenta di oscurare il mistero di Cristo si sente il bisogno di qualcosa di nuovo e di diverso, che non finisca con noi, che dia un senso eterno alla vita. C’è un’insoddisfazione profonda che non può dipendere dalla mancanza delle cose, perché spesso è maggiore proprio là dove queste più abbondano. Un filosofo dei nostri tempi parla di «nostalgia del totalmente Altro». Ebbene, noi dobbiamo gridare all’umanità di oggi ciò che l’Apostolo Paolo disse ai cittadini di Atene: «Quello che voi cercate senza conoscerlo, io ve lo annunzio!» (Atti 17,22-23). Quel qual cosa  di diverso che cercate, di cui avete nostalgia è lo Spirito di Dio! Lo Spirito è libertà, è novità, è gratuità, è bellezza, è gioia. Lo Spirito è vita. Si parla tanto, oggigiorno, di migliorare la qualità della vita, qualità diversa, senza la quale tutto è vano. Ciò che offre lo Spirito di Dio è una vita piena, nuova eterna. Che giova infatti vivere bene, se non è dato vivere per sempre?

[…] molti fratelli e sorelle rifioriscono al contatto dello Spirito di Cristo. Rinascono, riscoprono la grandezza del loro battesimo, sono lieti di mettersi al servizio della Chiesa per l’evangelizzazione.
Ora il tempio che era il suo corpo fisico, quello nato da Maria e inchiodato sulla croce non è più tra noi; ma c’è il suo corpo eucaristico e il suo corpo che è la Chiesa. Lo stesso evangelista Giovanni che, nel Vangelo, ci ha mostrato il compimento della profezia di Ezechiele sulla croce, nell’Apocalisse ci mostra il suo compimento nella Chiesa e dice: «Mi mostrò un fiume d’acqua viva, limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita…» (Ap 22, 1-2). L’acqua della vita scorre ormai da quel cuore squarciato verso la città santa, la nuova Gerusalemme ad essa devono accorrere quanti hanno veramente sete dello Spirito e noi siamo inviati a manifestare questo progetto di amore alle Genti.

«È venuto il momento ed è questo – disse un giorno Gesù – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata vivranno» (Gv 5, 25). Sì, è venuto il momento ed è questo oggi; un oggi che pur in mezzo all’addensarsi di tante tenebre, alle innumerevoli esistenze spente o tiepide di cristiani senza sapore, molti fratelli e sorelle rifioriscono al contatto dello Spirito di Cristo. Rinascono, riscoprono la grandezza del loro battesimo, sono lieti di mettersi al servizio della Chiesa per l’evangelizzazione. Realtà bellissime di santità stanno sbocciando qua e là, in mezzo al popolo di Dio, al calore di questo Soffio divino.

Domande di riflessione:

  1. Mi inginocchio di fronte al Cristo Crocifisso Risorto, da Lui ricevo il dono dello Spirito.
  2. Lascio traboccare in me lo Spirito di Dio, mi lascio avvolgere da LUI, sperimento la sua Presenza in me.
  3. Entro in questo fiume di Vita per sanare le mie ferite e quelle dell’umanità.

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