Un sogno che prende forma

I primi due anni di un sogno: la comunità intercongregazionale di Modica si racconta. 

In principio c’era un sogno. Era il febbraio 2013 e la Conferenza Istituti Missionari in Italia (CIMI) radunata a Trevi sognava che un giorno, non troppo lontano, una comunità intercongregazionale mista, formata dai propri religiosi (e da laici), imparasse a vivere, riflettere e progettare insieme, quale segno di comunione e missionarietà, quale sacramento della Presenza e dell’agire di Dio, nel nostro tempo, in Italia.

Con il tragico evento del 3 ottobre 2013, quando al largo di Lampedusa morirono più di 350 migranti, si è chiaramente capito che il dramma dell’immigrazione era diventato luogo teologico, quel roveto ardente da dove Dio parlava e chiamava, come un giorno chiamò Mosè, per collaborare con Lui affinché il Suo popolo potesse toccare la sua Presenza e la sua misericordia, affinché i suoi figli migranti potessero scoprire che Lui non li abbandona mai.

 

La comunità

Era il 16 marzo 2016 quando la nascente comunità missionaria intercongregazionale, composta da P. Vittorio Bonfanti dei Missionari d’Africa, suor Giovanna Minardi, Missionaria dell’Immacolata, P. Gianni Treglia e suor Raquel Soria, ambedue  Missionari della Consolata, “piantava la sua tenda” a Modica (RG), presso il Santuario Madonna delle Grazie. Il sogno cominciava a diventare realtà.

Chiamati ad essere comunità che si propone con lo specifico della “formazione all’accoglienza”, abbiamo dovuto, innanzitutto, imparare a fare spazio dentro di noi per ospitare il confratello, la consorella diverso/a per nazionalità, istituto di provenienza, spiritualità e genere. Consapevoli, dunque, che siamo chiamati a portare il sorriso di Dio, e che la fraternità è il primo e più credibile vangelo che possiamo raccontare, ci impegniamo a essere testimoni di comunione al di là delle nostre visuali e dei nostri limiti; a vivere la mistica dell’incontro, la capacità, cioè, di cercare insieme la strada, il metodo, lasciandoci illuminare dalla relazione d’amore che passa fra le Divine Persone quale modello di ogni rapporto interpersonale.

 

Inserimento

C’è stato un primo periodo di conoscenza della realtà, in cui ci siamo guardati attorno senza pregiudizi e questo ci ha permesso di apprezzare quanto già si faceva sul territorio. Periodo fondamentale di graduale inserimento nel quale siamo stati noi ad essere accolti; difatti, siamo rimasti ben impressionati dalla squisita premura e accoglienza di tante persone, specialmente del Direttore della Caritas Diocesana, il professor Maurilio Assenza, che con saggezza, ma soprattutto, con la testimonianza di una vita profondamente evangelica, ha accompagnato i nostri primi passi in questa terra siciliana e rimane tuttora un punto di riferimento validissimo per tutti noi.

Fin dal principio la comunità non si è presentata come una realtà autoreferenziale, ma si è inserita nelle varie realtà locali e questo ha favorito il lavoro in rete, una sincera e arricchente collaborazione, e una reciproca stima.

 

Scuola d’italiano

L’apertura di una “scuola d’italiano” per stranieri adulti a Modica è stata la nostra prima iniziativa, dopo esserci accorti che c’erano molte persone, soprattutto donne straniere, che abitavano da anni nella città ma non sapevano una parola d’italiano, quindi non si sentivano né accolte né integrate nella società. Recentemente si è concluso il primo anno di scuola con molta soddisfazione da parte della nostra comunità e dei volontari che hanno collaborato per portare avanti questo percorso di alfabetizzazione, fortemente voluto e sostenuto dalla Caritas.

 

Presidio

Un altro ambito nel quale ci siamo inseriti è il Presidio, un progetto della Caritas Italiana che ha preso il via nella nostra diocesi nel 2016: si tratta di incontrare i lavoratori stranieri, uomini e donne, e in alcuni casi minori, costretti spesso ad accettare condizioni lavorative disumane e in alcuni casi para-schiavistiche. Presidio vuol dire esserci, prendere posto in mezzo agli ultimi, agli invisibili, stare vicino alle persone sfruttate e private spesso dei loro inalienabili diritti.

Fondamentale è il ruolo dei volontari impegnati nelle tante attività del Presidio e nella presa in carico dei casi più impegnativi: l’accoglienza, le scuole d’italiano, la cura delle relazioni e la sensibilizzazione del territorio. Importante anche il supporto di alcuni professionisti – medici, infermieri, avvocati – che hanno offerto gratuitamente le proprie competenze.

 

Centro di aggregazione giovanile

Il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati che a migliaia sbarcano al Porto di Pozzallo, a meno di venti chilometri di distanza da Modica, è stato per noi una fortissima provocazione, anzi un tormento, e ci chiedevamo che cosa Dio ci stesse dicendo di fronte a questo dramma. Bisognava fare qualcosa.

Perciò, dopo alcuni mesi di assidua ricerca e di riflessione fatta assieme ad altre persone sensibili alla situazione di questi minori, sempre più piccoli, che arrivano sulle nostre coste, si è deciso di creare un Centro di Aggregazione Giovanile proprio a Pozzallo. L’iniziativa si avvale della collaborazione della Caritas diocesana, della Fondazione Migrantes di Noto, la nostra Comunità Missionaria, il Centro Mediterraneo La Pira, le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice e la Fondazione Terre des Hommes.

Il progetto offre spazio ai tanti giovani minori non accompagnati presenti a Pozzallo, o accolti in centri a loro dedicati, o ospitati al porto in attesa di collocamento (attesa che non dovrebbe superare i tre giorni, ma che di fatto spesso si prolunga per settimane se non addirittura per mesi).

Questo spazio, creato presso le Suore Salesiane, è pensato come luogo in cui i giovani stranieri possano incontrare giovani italiani. Non si ha la pretesa di offrire particolari attività, ma di creare motivi d’incontro che, seppur difficile a causa dalle molteplici lingue parlate, sia facilitato dal comune linguaggio dei giovani: il gioco, la musica, l’amicizia…

 

Carcere

Il mondo del carcere, sia in Italia sia in Kenya – dove ho offerto il mio servizio per moltissimi anni – è abitato sia da reali colpevoli che da presunti tali ed è il luogo dove si trovano le situazioni più disagiate e le sofferenze più invisibili. Oltre a ciò, il carcere rappresenta per i detenuti stranieri un ambiente doppiamente estraneo ed estraniante. La totale lontananza o assenza dei familiari fa sì che i detenuti immigrati siano i più soli, i più vulnerabili, gli ultimi.

Ed è proprio per loro, per i detenuti immigrati, che la Caritas diocesana chiese la mia disponibilità per svolgere attività di volontariato all’interno della Casa di Reclusione di Noto. Tornare in questo “mondo” è stato per me come tornare a casa.

Davanti alle sofferenze, le paure, la solitudine di questi fratelli, che con semplicità ti consegnano un pezzo della loro storia, ci si sente davvero piccoli e si sente davvero di aver messo piede in “terra sacra” dove, ogni volta, bisogna “togliere i sandali” di tutti i preconcetti, per accogliere con incondizionato rispetto, umiltà e gratitudine l’unicità del fratello che Dio vuole affidarci.

Nel nostro primo colloquio, uno dei detenuti immigrati mi diceva: “Io ho sbagliato, non ho saputo scegliere il bene e sto pagando per quello, ma ora che tu sei venuta a trovarmi, io finalmente capisco che Allah non mi ha abbandonato.”

Attraverso la sua Parola Gesù ci insegna che nell’uomo non è il dolore che annulla la speranza, neppure il morire, ma l’essere senza conforto nel giorno del dolore e della prova, nel soffrire da solo. E sono tanti i nostri fratelli in carcere che vivono la dolorosa esperienza di sentirsi abbandonati e dimenticati. Da parte mia, io sono sempre più convinta che se ci sarà ancora chi si commuove per ogni sorella o fratello smarriti, soli, bisognosi, questo mondo potrà ancora sperare!

suor Raquel Soria, mc

Questo articolo è stato pubblicato su Andare alle Genti

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1 commento su “Un sogno che prende forma”

  1. Mi pare una esperienza molto interessante, conosciuta attraverso Padre Vittorio che questa estate è venuto nella mia comunità di Villaregia invitato dalla consigliera generale Briseida Coto Ayala. Mi piacerebbe avere un vostro contatto personale di una delle due sorelle impegnate a Modica, se fosse possibile di quella che opera più nel carcere, dato che anch’io da circa 11 anni vivo la missione nel carcere a nome della mia comunità di Villaregia, prima in Brasile,, ora in Italia, per uno scambio fraterno su questo. UN caro saluto a tutti e 4 e complimenti per il vostro si a queste nuove forme di essere Chiesa in prima linea con i poveri. Rossanna Tidu
    cel. +39 3249574327

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