ABBATTERE LE NOSTRE FRONTIERE

“L’ospitalità non consiste in quello che posso offrire, ma in quello che succede nel mondo delle possibilità, nel ‘mio’ mondo, con l’arrivo dell’altro” (González, 2016).

Una giorno mi misi ad indagare con alcune persone su che cosa significasse per loro la parola “ospitalità” e trovai che c’era qualche coincidenza nelle loro risposte. In generale, la parola “ospitalità” viene messa in relazione con l’accoglienza, con l’aprire le porte ad altre persone, con l’esperienza di condividere con gli altri ciò che si possiede. L’“ospitalità” quindi viene considerata come un valore che spinge le persone ad accogliere nelle proprie case sia la persona conosciuta, come quella estranea e a trattarla come un uguale.

La filosofa cilena Veronica González, riferendosi all’intervista fatta a Ana Paula Penchaszadeh, ci ricorda le due tensioni che esistono nell’atto di accogliere: da una parte l’ospitalità condizionata, che si basa sulla logica dell’invito rivolto all’ospite, per cui si calcola e si controlla l’arrivo dell’altro; dall’altra parte l’ospitalità incondizionata, che ha a che fare con l’esperienza della visita dove esiste la dimensione dell’incalcolabile, in quanto l’arrivo dell’altra persona  porta un cambiamento nelle nostre certezze, nella nostra identità e proprietà, come pure negli ambienti personali e comunitari.

“L’ospitalità non consiste in quello che posso offrire, ma in quello che succede nel mondo delle possibilità, nel ‘mio’ mondo, con l’arrivo dell’altro” (González, 2016). Consiste nell’abbattimento delle frontiere per mettere tutto in comune, com’è evidenziato in un ritornello molto conosciuto in Colombia: “Dove mangiano due, mangiano anche tre”, che fa rilevare non solo l’ampiezza, ma anche il segno concreto della solidarietà.

Parlando della Colombia, ci riferiamo ad un popolo che nelle sue radici culturali ha posto l’ospitalità come un valore che deve essere sempre coltivato. Dopo la situazione di conflitto armato che il Paese ha vissuto per tanti anni e che ha minato questo valore prezioso, generando in molte persone un sentimento di sfiducia e di timore, oggi, in questo tempo di post-conflitto, una delle sfide più grandi è proprio la necessità di ricuperare il valore dell’ospitalità, di tornare a credere, ad essere fiduciosi, a consegnare le armi.

“L’ospitalità non consiste in quello che posso offrire, ma in quello che succede nel mondo delle possibilità, nel ‘mio’ mondo, con l’arrivo dell’altro” (González, 2016).

Nel giugno 2016 fu annunciata la consegna delle armi da parte del gruppo guerrigliero delle FARC, però questo non è l’unico a dover consegnare le armi; già negli anni ’90 vari gruppi hanno iniziato questo processo di disarmo. Non potrebbe essere questo un segno che possiamo tornare a parlare in Colombia della necessità di ricuperare il valore dell’ospitalità? Disarmarmi: che cosa può significare questa attitudine? Molte persone usano un’arma per difendersi, perciò disarmarsi è mettere da parte l’oggetto che mi aiuta a difendermi, quindi la chiave del problema sta nell’identificare se esiste la minaccia e da chi o da che cosa devo difendermi.

Ricuperare il valore dell’ospitalità, per il popolo colombiano, significa consegnare quelle armi che impediscono di vedere l’“altro” non come una minaccia, ma come una “opportunità”, come dice Papa Francesco, significa coltivare un’attitudine che ponga come fondamento la “cultura dell’incontro”, la cultura dell’accoglienza, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un “mondo migliore”. Significa inoltre coltivare l’ospitalità incondizionata che si basa sulla strategia della “visita”, come abbiamo già detto, che permette di giungere all’inclusione che comporta la totale integrazione della persona nella comunità. È chiaro che questo cammino non si può compiere da un giorno all’altro, ma richiede del tempo.

C’è da augurarsi che sia a livello politico che sociale e religioso ci si adoperi con tutte le energie affinché il processo del disarmo si realizzi e la Colombia torni a distinguersi come un Paese capace di ospitalità.

sr. Luz Mery Restrepo González, MC

Questo articolo è stato pubblicato nella rivista Andare Alle Genti

 

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