Empada: la nostra prima missione

I ricordi di suor Emma Piera sulla missione di Empada, in Guinea Bissau

Grande è il desiderio di ripercorrere il cammino missionario realizzato in questi 25 anni, perché ci ricorda l’accoglienza calorosa, l’entusiasmo con cui siamo state accolte dal popolo guineense e l’apertura di questa gente che accoglie con amore e serietà il Vangelo e mostra fame e sete di Dio.

Il lontano 9 agosto 1992, quando il nostro Venerabile pastore Dom Settimio Arturo Ferrazzetta ci presentò alla popolazione di Empada, disse: “Sono 42 anni che vi aspettavamo, oggi il Signore ha esaudito la nostra preghiera”. Anche la comunità evangelica e i nostri fratelli musulmani vennero ad accoglierci e darci il benvenuto, chiedendo al Vescovo di poter fare la loro preghiera di lode e ringraziamento.

Al nostro arrivo a Empada tutto era nuovo, tutto era da cominciare, perché era una zona che non aveva mai avuto una presenza fissa della chiesa cattolica.

Ci rendemmo subito conto che la zona a noi affidata era un campo di prima evangelizzazione, per questo tracciammo assieme i criteri che ci orientassero in questo delicato inizio. Gli atteggiamenti che guidarono quei primi passi del nostro apostolato e che tenemmo sempre presenti anche in seguito furono: “osservare, ascoltare, non avere fretta, conoscere la realtà, programmare e valutare assieme”.

Per cominciare a conoscere la realtà, abbiamo visitato le famiglie del villaggio di Empada, attività che ci portò a scoprire che solo dieci persone erano battezzate e che in realtà non c’era nessuna famiglia cristiana. Questo ci diede la consapevolezza che una delle priorità del nostro lavoro missionario era la famiglia.

Convocammo così una riunione con tutta la popolazione di Empada presentando loro la possibilità di fare un cammino per vivere una vita nuova. Spiegammo loro che era nostro desiderio iniziare questo cammino con le famiglie. Il giorno dopo, con nostra grande sorpresa e soddisfazione, si presentarono per iscriversi ventiquattro coppie con i loro novantasei figli.

Con tanta gioia accogliemmo la missione che il Signore ci offriva, ma pensammo che “la messe è molta ma gli operai sono pochi”. In quel momento ci ricordammo che, visitando le famiglie, avevamo incontrato un piccolo gruppo di battezzati e quindi avremmo potuto dare loro una breve formazione perché ci aiutassero in questa sublime opera dell’annuncio del Vangelo.

Li invitammo ed essi accettarono la proposta, restando con noi una settimana durante la quale parlammo della missione del catechista, presentammo loro i testi dottrinali e come trasmetterli. Dopo avere organizzato i gruppi: adulti, giovani e bambini, iniziammo la catechesi con questi nostri primi collaboratori, con i quali tutte le settimane preparavamo l’incontro di catechesi.

Non posso tralasciare di dire che nella nostra attività pastorale, considerammo sempre come parte integrante dell’annuncio del Vangelo la formazione sociale; cercavamo di aiutarli a rendersi autosufficienti, e non dipendenti da aiuti esterni in tutte le loro necessità  materiali. L’impegno della promozione umana è stato sempre dimensione integrale della nostra pastorale, e ci siamo messe al servizio della nostra gente per aiutarla a superare l’analfabetismo, dedicandoci alla promozione della donna tanto dimenticata e prendendoci cura dei bambini denutriti orfani e gemelli. In quel periodo i gemelli, a motivo della loro tradizione locale, non erano accolti perché l’ultimo nato era figlio dell’Iran, spirito del male, quindi doveva morire. All’ultimo nato non davano da mangiare, oppure lo esponevano sui formicai, o sulla spiaggia in balia delle onde del mare, che lo coprivano all’alzarsi della marea.

Suor Ortência, esperta infermiera, iniziò una faticosa e profonda coscientizzazione nei villaggi spiegando come si svolgeva il parto gemellare. A poco a poco le mamme cominciarono a portare i bambini alla missione dove la suora infermiera continuava ad insegnare loro come aiutare i piccoli con latte e medicine.

Il 5 aprile1997, dopo cinque lunghi anni di preparazione, raccogliemmo i primi frutti delle nostre fatiche apostoliche quando 10 coppie ricevettero il Battesimo, la Cresima e il Matrimonio. Per noi suore missionarie della Consolata fu il giorno più bello della nostra vita missionaria, perché quel giorno segnò l’inizio della chiesa cattolica tra la popolazione di Empada.

Il nostro lavoro missionario è stato svolto sempre in équipe, continuando a dare priorità alla famiglia con speciale attenzione alla donna.

Il punto forte è stato l’ascolto e il dialogo con le persone, per mezzo del quale venivamo a conoscenza delle sfide più urgenti e cercavamo di aiutarle a dare una risposta positiva anche nel campo della formazione umana, intellettuale e sociale.

L’attività aumentava sempre più, dato che, oltre alla comunità cristiana del centro di Empada, iniziammo i contatti con altri villaggi che ci chiamavano a visitarli, perché loro pure volevano conoscere Dio e imparare a pregare.

Oggi la parrocchia di Empada ha quaranta famiglie e otto piccole comunità cristiane che i due sacerdoti diocesani e le missionarie della Consolata accompagnano con visite ai loro villaggi.

Un giorno da ricordare nella storia di questa Chiesa è il 20 giugno 2014, quando fu ordinato sacerdote Padre Admir Isnaba Perreira Tamba, nativo di Empada, primo frutto del nostro annuncio missionario.

Con gioia e commozione mi sgorgano spontaneamente dal cuore parole simili a quelle del vecchio Simeone: “Ora, Signore, puoi lasciare andare in pace la tua serva, perché ha visto con i suoi occhi la consolidazione di questa Chiesa.”

suor Emma Piera Casali, mc

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