A scuola di carità

Le novizie ci raccontano la loro esperienza al Cottolengo di Torino: a scuola di carità, amore e passione verso i fratelli e sorelle bisognosi.

L’esperienza al Cottolengo per noi è stata una conferma della scelta di Dio per noi e la nostra scelta di essere religiose suore missionarie della Consolata. Siamo state colpite dall’amore e dalla passione con cui le lavoratrici e le sorelle si dedicano ad offrire i servizi ai malati senza risparmiare la loro forza. Il più grande comandamento: Amare Dio e il prossimo si sperimenta e vive in quel luogo.

La grazia di Dio non è mai mancata, perché con Lui abbiamo testimoniato che “i ciechi vedono, i sordi odono, i muti parlano gli storpi camminano”. È necessario stare con i ciechi perché solo i ciechi vedono realtà che non possono essere contemplate da coloro che hanno gli occhi. Per vederle è necessario stare con i ciechi perché solo i ciechi vedono. I sordi odono armonie che non possono essere ascoltate da coloro che hanno l’udito. Per sentirle bisogna mettersi in unità vitale con i sordi. I muti parlano una lingua che non è parlata da chi ha il linguaggio e sono essi che ci richiamano quella lingua che noi avevamo dimenticato e gli storpi ci conducono per le vie che avevamo smarrite.

Offrendo i nostri servizi ai malati, ai disabili e agli ospiti, come li chiamano, sentivamo le parole di Padre fondatore quando diceva alle prime sorelle che partivano per la missione, ‘ Voi non siete solo destinate per curare i corpi come fanno le altre suore negli ospedali; non solo per educare la mente come fanno nelle scuole, ma siete proprio per illuminare le anime e dar loro il battesimo. Ricordatevi della preziosità di questa grazia.’

Siamo entrate senza paura per donare e condividere la nostra vita con i poveri e gli abbandonati nella piccola casa della provvidenza al Cottolengo. Abbiamo ricevuto gratuitamente e ci siamo sentite chiamate di donare gratuitamente. Nella “ lavanda dei piedi ai discepoli”, come Gesù usava l’asciugamano per asciugare i piedi dei discepoli, anche noi dall’inizio abbiamo ricevuto il grembiule come segno del servizio. Il nostro servizio includeva, aiutare a fare i bagni, fare i letti, accompagnare ai servizi, imboccarli ad essere accanto accarezzando e ascoltando quello che avevano da dire.

Seguendo Gesù maestro della vita, siamo state guidate dal suo insegnamento ed esempio. “Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.” (Gv 6:38), e ancora “sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato e come sono angosciato finché non sia compiuto!” (Lc. 12, 49-50). Queste parole sono state forti e chiave nel nostro servizio. Uscire da noi stesse per incontrare gli altri ai loro livelli. L’obbedienza era nostra pane di ogni minuto collaborando per il benessere delle persone. Eravamo pronte di fare e andare dove ci mandavano senza dire niente. L’ esperienza chiedeva tanta pazienza e umiltà perche ogni giorno le lavoratrici cambiavano, e noi lavoravamo con nuove persone. Ognuna di loro aveva il suo modo di fare le cose e cosi i servizi sono diventati la scuola della vita, dove ogni giorno era per imparare senza dire; ‘ ieri abbiamo fatto così.’ Il servizio chiedeva la disponibilità e flessibilità di fare qualsiasi lavoro.

Offrendo il nostro servizio lì, la domanda principale era, come offro il mio servizio che mi identifica come una suora missionaria della Consolata? Passando al santuario della  Consolata ogni giorno, chiedevamo a lei di darci il coraggio e la consolazione da portare con noi ai nostri angeli al Cottolengo.

A partire dalle parole di Isaia 40:1; ‘Consolate consolate il mio popolo” Abbiamo visto come è possibile fare evangelizzazione consolando le persone senza parole ma con piccoli gesti, con le carezze e la presenza, che cambiano le vite.

Ogni persona è creata da Dio e ha bisogno di affetto sia lo zoppo, il disabile, la malata, i sordi e i ciechi. I miracoli del Signore sono tanti perché tutte queste persone che lavorano lì hanno un dono speciale di comunicazione e vicinanza. Che cosa noi abbiamo che non abbiamo ricevuto da Dio? (1cor 4:7) Dobbiamo ringraziare Dio per i cinque sensi che abbiamo e tutti funzionano bene ricordando che tante persone non li hanno dalla loro nascita.

La vista- richiama l’attenzione a vedere i bisogni dei nostri fratelli e sorelle.

L’udito- imparare a parlare con chi è un po’ sordo, con voce alta e anche chinarsi davanti a loro.

Gusto- mangiare i cibi con gusto. Se è tempo di mangiare sentiamo il gusto dei cibi ricordando che ci sono delle persone che si sostentano con i cibi da tubi.

L’olfatto- Educarci a perseverare nel lavoro nonostante gli odori è non avere paura di sporcarci le mani come Papa Francesco sempre ripete, e prendere l’odore delle pecore.

Tatto- Accarezzare, stringere la mano, aiutare…

Come anche  Padre fondatore dice, che mai andava a dormire con il pensiero che cosa mangerà domani perche lui sempre aveva fiducia nella divina provvidenza. Abbiamo visto quante persone di buona volontà  aiutano i poveri al Cottolengo nel servizio materiale. Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. (Mt 18:10)

Gesù si è fatto obbediente fine alla croce; il servizio umile è donare noi stessi agli altri senza scegliere il posto e il lavoro. Noi siamo chiamate come religiose a continuare la missione di Gesù. (Fil. 2) Umiliando noi stesse e cercando di avere i sentimenti di Gesù con preghiera siamo andate a condividere la nostra vita con gli altri entrando nella loro vita in diversi modi. Vogliamo chiedere al Signore perdono per tante volte che ci siamo lamentate senza consapevolezza.

“Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (Lc 10:3) Siamo andate con cuori aperti per ricevere e donare.  Cuori aperti per imparare a fare qualsiasi servizio anche quello che mai abbiamo fatto nella nostra vita. Siamo tornate piene di gioia come i discepoli di Gesù e molto ricche nei nostri cuori. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo… Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!». La piccola casa del Cottolengo è stata una terra santa per noi e, per offrire i nostri servizi, dovevamo togliere i sandali dai nostri piedi  perché fossero  capaci  di toccare la carne di Cristo. (Esodo 3:1-6)

Novizie MC

 

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