Sull’esempio del camaleonte

Il camaleonte […] per lo Xirima è un paradigma eccezionale per l’adattarsi all’altro, per l’incontro di differenti culture e lingue, per accogliere l’altro.

Nel campo interculturale antropologico il popolo Xirima educa i suoi giovani con il modello di comportamento elaborato osservando attentamente il camaleonte Namanriya. Il fatto di camuffarsi di questo rettile sauri non ha il significato occidentale di mascherarsi della persona instabile, per lo Xirima è un paradigma eccezionale per l’adattarsi all’altro, per l’incontro di differenti culture e lingue, per accogliere l’altro.

L’ etimologia del nome “Namanriya” è molto significativa perché aiuta a comprendere tutte le connotazioni che la biosofia e biosfera Xirima vedono in questo animale. Namanriya è un sostantivo di prima classe, la classe di Dio, della persona e degli animali o cose importanti, è un derivato del verbo oriya che significa scoprire ciò che è nascosto/sconosciuto. Il nome significa scopritore, o rivelatore che vuol dire, il camaleonte assumendo il colore dell’ambiente in cui vive, ne rivela e indica le qualità conservate.

Il camaleonte avanza lentamente, con rispetto di se stesso e dell’ altro, con umiltà, modestia e bontà, rispetta il terreno di Dio sul quale cammina…
  1. Tempo

In primo luogo, il camaleonte esce dal suo ambiente camminando con cautela e lentamente: non vuole sbagliare, cioè offendere il mondo straniero che sta per visitare. Prima conclusione o teorema: la scoperta e piena conoscenza dell’altro richiedono tempo! La precipitazione è segno di auto-consapevolezza esagerata e autosufficienza: dare/parlare subito invece di ricevere/ascoltare. Il turismo superficiale e giornalistico pensa di conoscere tutto in un solo giorno e rendere immortale la sua conoscenza dell’altro nei (con i) suoi mezzi apparati ultra moderni.

Letteratura

Namanriya onnètta vakhani ni wittittimiha, wiyeviha,wisumaliha,n’ opixa mrima; khanruma muxwaxwa,onattittimiha ethaya ya Muluku, onèttantoko apwiya erowa omatta.

Il camaleonte avanza lentamente, con rispetto di se stesso e dell’ altro, con umiltà, modestia e bontà, rispetta il terreno di Dio sul quale cammina, per questo il suo procedere non fa rumore chiasso, fa pensare al nonno quando va nell’orto.

Ontthuna wàwehexexa an’ awe\sopattuxwa sothene,onòva/onasempa ottheka/ opwexa ekahi y’ anene,khantthuna milattu,nto èraka siso,ontthuna tho wona vatapannaya

Il camaleonte vuole osservare con attenzione i suoi figli – tutto ciò che ha generato, ha timore di trasgredire, vuole evitare gli sbagli, spaccare la pentola dell’altro, non vuole creare problemi, ma in questo modo vuole conoscere le difficoltà dell’altro.

La scoperta e conoscenza dell’altro esige spazio, analisi e percezione di tutte le dimensioni esistenziali…
  1. Spazio

Per questo oltre al procedere lentamente,il camaleonte mostra i globi dei suoi occhi e li li ruota in tutte le direzioni: avanti, indietro, in alto e in basso. Lui vuole conoscere pienamente le novità del mondo che sta esplorando.

Seconda conclusione/teorema: la scoperta e conoscenza dell’altro esige spazio, analisi e percezione di tutte le dimensioni esistenziali: geografia, storia, cultura arte, religiosità,teologia. Il criterio di ricerca classico della biosofia e biosfera xirima è passare là dove le cose si incontrano, dove il suo mondo culturale parla, attua e si realizza.

Letteratura

Osuwela ovira varaya’vo

Conoscere è passare là dove stanno le cose.

So Namatxentxa onnètta awehexexaka vothevene,tani? Namanriya.

Il camuffato cammina guardando in tutte le direzioni, chi è? Il camaleonte.

SoMulopwana tani maithoru annawerya oweha oholo, mukhwipi ni ottuli nariowo ahirukuununwe? Namanriya.

Chi è quell’individuo che camminando senza girarsi indietro riesce vedere davanti, ai lati e dietro? Il camaleonte.

Vowehexexa impari sothene sa olumwenku, namanriya ti musoma mwanene, okhala wera onvira awhexexaka varay’ vo itihu sothene mothene ni vothevene.

Osservando in tutte le direzioni del mondo, il camaleonte è l’alunno/sapiente per eccellenza, perché osserva tutto in tutte le parti.

Namanriya Muluku: khanawehera itthu okhopolomoha.

Il camaleonte è come Dio: non osserva (vede) le cose da una parte sola.

Il camaleonte è come Dio: non osserva (vede) le cose da una parte sola.
  1. Cambiamento del colore

In terzo luogo, il camaleonte, entro breve tempo, assume il colore dell’ambiente che lo circonda. Cambia colore, si adatta, imita, senza però sacrificare la sua personalità, che mantiene ben sicura (difesa) nel circolo chiuso della sua coda.

Terza conclusione/teorema: scoprire e conoscere l’altro, richiede non solo tempo e spazio, ma anche imitazione, adattamento( lingua, vestiti,cibi, usi e costumi … ) senza abdicare alla propria identità!

Da questo teorema ne deriva un corollario: il camaleonte possiede una straordinaria flessibilità o versatilità che diventa universale: si adatta a tutto, assume in sé la pluralità dell’altro, diventa paradigma della pluralità creatrice di Dio, della varietà della storia e della diversità del cuore umano. Non si tratta di instabilità e di inconsistenza di convinzioni, ma di grande capacità di adattarsi e assumere la diversità dell’ altro.

Letteratura

Namanriya witxentxa kahiyene wattana ikuwo.

Il camaleonte non cambia di colore per possedere molto.

Namanriya khanrera nlepa nimosà,ti mpuhi:khivo ekuwo ohinawaraiye,akuxaka makhalelo a sopattuxiwa sothene,ohikhanle nthalu ni nrima.

Il camaleonte non è di un solo colore, ma è tanto così ricco da poter indossare qualsiasi vestito, assumendo lo specifico di ogni creatura senza discriminazione o invidia.

Witxentxa wa namanriya khommala,ori ntoko otxentxeya wa ehuhu,ntoko murima wa mutthu, ntoko itthu sa Muluku.

La metamorfosi del camaleonte è senza fine, è come il cambiar del tempo, il cuore della persona, le cose di Dio.

Namanriya onnakuxa ikhalelo sovirikana, mene onakhala namanriya.

Il camaleonte pur assumendo colori diversi, rimane se stesso .

Il camaleonte non è di un solo colore, ma è tanto così ricco da poter indossare qualsiasi vestito, assumendo lo specifico di ogni creatura senza discriminazione o invidia.
  1. La coda retta (estesa)

Un’ altra caratteristica del camaleonte viene dalla sua coda. Come l’ape e come lo scorpione, non morde con la bocca ma con la sua coda, la sua forza offensiva e difensiva sta nella parte posteriore del suo corpo, nella sua coda, è lì che nasconde la sua identità misteriosa. La sua coda è un indicatore particolare. Se attraversa la strada a un viandante con la coda ben eretta è un avviso che deve tornare indietro. Lo xirima commenta cosi: il camaleonte sta per dirti: fai attenzione nel tuo andare avanti, dovrai prendere quello che sta dietro, perché l’ andare avanti non è avanzare ma retrocedere: il futuro è ritornare al passato.

Quarta conclusione/teorema: la conquista dell’altro è sempre un più completo riscatto del proprio passato: la scoperta e conoscenza dell’altro è sempre una riscoperta della propria identità e della storia, è manifestare in modo chiaro e preciso il contenuto/l’essenza del proprio DNA, nel codice e nella spirale genetica!

Letteratura

Namanriya khanluma ni mnwano,koma ni mwila.

Il camaleonte non morde con la bocca ma con la coda.

Mwila wa namanriya khonòkoleleya, yòkhala onavithalye.òkonlene mwila awe atuphaka ephiro,ti malavi,txonde,wiwe miruku sawe otthikele ottuli

Normalmente il camaleonte non tiene retta la sua coda, conserva lì i suoi segreti. Se la tiene retta attraversando la strada è un avvertimento che ammonisce, per favore, ascolta il suo consiglio, torna indietro.

Namanriya èntre:muroweke oholo,muttotte sottuli: ohola kahiyene ophiya,otthikelà ottuli.

Il camaleonte ha detto: affronta il futuro, raccoglierai il passato, perché andare avanti non è arrivare, ma ritornare indietro.

Normalmente il camaleonte non tiene retta la sua coda, conserva lì i suoi segreti. Se la tiene retta attraversando la strada è un avvertimento che ammonisce, per favore, ascolta il suo consiglio, torna indietro.
  1. Bocca e fiele

Un altro punto di riflessione e applicazione etica alla biosofia e biosfera si incontra osservando la bocca e il fiele del camaleonte. Se il camaleonte si incontra con una serpe, lotta con lei fino a paralizzarla, si allontana da lei per un momento poi ritorna per iniettarle il veleno/ vaccino che le dà la vita.

Quinta conclusione/teorema: la scoperta e conoscenza dell’altro esigono attenzione e cura, ogni incontro è significativo, ma è anche un confronto contrario e alternativo, alle volte implica perfino lotta che non deve, però, portare alla morte dell’altro ma alla sua vaccinazione preventiva e difensiva che è sinonimo di innestare nuovo vigore antropologico che lo porta a un grado maggiore di maturità, sostituendo la cultura della guerra con la cultura della pace, della convivenza pacifica.

Letteratura

Namanriya namuku ni khulukano a inowa sothene,niwoko onalamiha inowa sosthene,ti nikholo na inowa sothene.

Il camaleonte è il medico di tutte le serpi, perché le cura tutte, è il loro antenato.

Namanriya namaluka ni nakharari a nowa sothene, onamukumiha wamwe niwoko khanatthuna wera inowa siwaneke ni sivaneke.

Il camaleonte è il consigliere pieno di compassione per tutte le serpi, inietta loro il suo fiele, perché non vuole che lottino e si uccidano tra di loro.

La scoperta e conoscenza dell’altro esigono attenzione e cura, ogni incontro è significativo, ma è anche un confronto contrario e alternativo, alle volte implica perfino lotta che non deve, però, portare alla morte dell’altro ma alla sua vaccinazione preventiva e difensiva.
  1. Nikhatawu

Un altro insegnamento riguardo l’alterità lo Xirima lo deduce osservando il comportamento di una specie di camaleonte, chiamata nikhakatawu. Sul punto di partorire, si arrampica su un albero e di là si butta sfracellandosi: suicidandosi genera.

Il maestro dell’iniziazione subito commenta: è successo cosi quando Dio Madre ha voluto generare il mondo, ed è questo che succede quando una donna dà alla luce è questo che capita quando un Xirima va all’estero, o quando uno straniero viene a visitarlo .Nell’interculturalità è necessario un previo processo oblativo, di morte, il futuro inculturato comporta un suicidio, una rinuncia da parte di qualcuno, esige la donazione di un profeta vitale a favore del suo popolo, della sua utopia,del suo sogno.

Sesta conclusione/teorema: la scoperta e conoscenza dell’altro richiede anche morte, suicidio oblativo a favore di un futuro!

Letteratura

Nikhakatawu narupala nakhuvelaka oyara nnawele musulu wa mwiri nnlhiya nimarelaka vethi.Naphiya vathi vale nnopweya nisivaka,nnàyara anamwane awe enakhuma akumi.Nikhatawu ekum aya orupala ni okhwa.

La Nikhakatawu giunto il momento di partorire, si arrampica su un albero e di là si lancia sfracellandosi, morendo genera i figli che nascono vivi. La vita della Nikhakayawu è concepire e morire.

Nikhakatawu maye: khanòva okhwa.

La Nikhakatawa è una madre: non ha paura di morire.

Nell’interculturalità è necessario un previo processo oblativo, di morte, il futuro inculturato comporta un suicidio, una rinuncia da parte di qualcuno, esige la donazione di un profeta vitale a favore del suo popolo
  1. Camaleonte paradigma di Dio, di Gesù e di Maria

Dal tipo al prototipo

Per concludere, il camaleonte è, per la biosofia e biosfera xirima, non solo un animale che porta alle applicazioni metaforiche e etiche ora menzionate. In verità i teoremi enunciati espongono con innumerevoli varianti un sinfonico crescendo orchestrato in modo tale che il camaleonte diventa gradualmente un paradigma sempre più gravido di valori fino a diventare un paradigma di realtà e contenuti religiosi e teologici. Il camaleonte biologico è paradigma del camaleonte trascendente, cioè, di Dio.

Cosi si giunge al settimo e ultimo teorema dell’alterità: l’alterità, l’interculturalità incontra il suo principio genetico e fondante nella teologia, nella fede in Dio, nella religiosità. E’ solo in questo contesto che l’interculturalità, da attitudine opzionale antropologica, diventa un imperativo categorico teologico.

a. In primo luogo, una imitazione immagine di Dio (imitatio Dei). Tutto il comportamento del camaleonte è agli occhi della biosofia e biosfera xirima una immagine concreta di Dio, una manifestazione di Dio e una teologia su Dio. Il camaleonte diventa un attributo, un aggettivo qualificativo di Dio. Per la biosofia e biosfera xirima possiamo parlare positivamente di Dio camaleontico.

Letteratura

Namanriya onèttela ikhalelo sa Muluku.

Il camaleonte segue l’essenza/comportamento di Dio.

Muluku namanriyà: khankhulumuwa ni wetta ni wittittimiha.

Dio è come il camaleonte: non si stanca di agire con dignità.

Muluku namanriya:khanawehera okuhopolomoha.

Dio è imparziale/universale/ versatile come il camaleonte.

Muluku namanriya: yorera yothene ni yonanara yothene onokuxa mwerutthuni mwawe.

Dio è come il camaleonte: assume tutto il bello e il brutto nel suo corpo

Muluku nikhakatawu: khanòtxela ohùramela vathi/omoriwa ikharari.

Dio è la nikhakatawu: non desiste dall’abbassarsi/ dall’essere compassionevole.

Dio è come il camaleonte: assume tutto il bello e il brutto nel suo corpo.

b. In secondo luogo, una imitatio Christi. La biosofia e biosfera, incontrato il fermento cristiano, vedono nel comportamento del camaleonte un’altra imitazione, un’immagine di Gesù, una cristofania, un riverbero cristologico che rende spontaneo parlare di Gesù Cristo camaleontico con tutta la fluidità che la cultura e fede fornisce loro.

Letteratura

Yesu namanriya ari muloko mmosa.

Gesù e il camaleonte sono della stessa razza /natura.

Namanriya ti mwanene evanjelhu Ya makoholo ni ya Yesu kristu: ohikhalano nathalu.

Il camaleonte è proprio l ‘evangelista degli antenati e di Gesù Cristo: entrambi senza preferenze (imparziali, universali, globali).

Yesu namanriyà: onakuxa malepa othene a itthu siri elapo ya vathi, onatthara ekhaleloyamiloko sothene,kharino nthalu.

Gesù è come il camaleonte: assume i colori di tutte le cose di questa terra, segue la cultura di ogni popolo senza discriminazione.

Yesu nikhakatawù ivaherenre omwakoni mokhwani Niwoko nowòpola othene, anòniheraka mwemmo wa Muluku

Gesù è come la Nikhakatawù: si offre sul monte fino alla morte per salvare tutti noi, mostrandoci così il cuore di Dio.

Namanriya vowàvaha asikhw’awe wamwe Ti Yesu àvahalaiye òhuser’awe erutthu awe.

Il camaleonte dà il fiele ai suoi amici: è immagine di Gesù quando dà il suo corpo ai suoi discepoli.

Namanriya ori ethonyero ya Yesu Kristu Niwoko khanatthuna owanawana ni atthu.

Il camaleonte è icona di Gesù Cristo, in verità non vuole che ci sia guerra tra gli uomini.

Yesu apankiye votxani vomalihera miriya Apankaka okaristya: ti sawasawa witxentxa wa namanriya.

Nell’ ultima Cena Gesù ha fatto qualcosa di straordinario istituendo l’ Eucaristia: questo è come le metamorfosi del camaleonte.

Gesù è come il camaleonte: assume i colori di tutte le cose di questa terra, segue la cultura di ogni popolo senza discriminazione.

c. Per ultimo, imitatio Mariae: per la biosofia e biosfera xirima, una volta permeata dal fermento cristiano, vede/considera il camaleonte come paradigma della Madre di Gesù, Maria, diventando anche un archetipo mariologico. Questo può suonare un poco forzato ai nostri orecchi, ma non è così agli orecchi del cristiano xirima. Come il nome Namanriya, cosi il nome di Maria suona agli orecchi dei xirima come un nome derivato dallo stesso verbo “oriya”. Da qui pertanto, la spontanea applicazione del tipo al prototipo.

Ma oltre questo, il camaleonte, soprattutto la Nikhakatawa, è immagine paradigmatica di Maria di fronte a tutta l’umanità, soprattutto a tutte le donne, come matriarca universale e Madre dolorosa. La biosofia e biosfera xirima intende bene i testi mariologici di Luca e di Giovanni.

Letteratura

Amaye Marya nikihakatawù: nnahawa nayaraka.

La Madre Maria è la Nikhakatawu: partorisce soffrendo (dando alla luce soffre)

Amaye Mariya nikhakatawù: ari apwiyamwnene àthiyana othene.

La Madre Maria è la Nikhakatawu: è la matriarca di tutte le donne.

Sawasawa nikhakatawau, sawasawa asimaye othene,ohawa wawe wothene Mariya onawèrela an’ awe.

Come per la Nikhukutuwa, come per tutte le madri, così per la Madre Maria, la sua sofferenza è stata tutta per i suoi figli.

Il camaleonte, soprattutto la Nikhakatawa, è immagine paradigmatica di Maria di fronte a tutta l’umanità, soprattutto a tutte le donne, come matriarca universale e Madre dolorosa.

Conclusione

Il processo dell’alterità, dell’interculturalità vera e autentica non può essere solo un’esecuzione e un’opzione a livello filantropico e antropologico, a livello categorico e orizzontale, ma in ultima analisi è una metamorfosi, un metabolismo camaleontico ispirato e motivato da contenuti teologici.

Giuseppe Frizzi, IMC

centroxirima@gmail.com

1 commento su “Sull’esempio del camaleonte”

  1. Simona Brambilla

    Muluku nikhakatawu: khanòtxela ohùramela vathi/omoriwa ikharari.

    Dio è la nikhakatawu: non desiste dall’abbassarsi/ dall’essere compassionevole.

    Dalla “Sapienza della Foresta”…Un grande stimolo per tutti noi. Grazie!

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