PACE, UN BENE MINACCIATO

Siamo invitati tutti, a partire da coloro che hanno gravi e dirette responsabilità politiche, a scegliere le vie del dialogo e del negoziato per risolvere le controversie…

Il 1º gennaio 2017 celebriamo la 50º Giornata Mondiale della Pace, che fu istituita dal Beato Paolo VI nel 1967 e celebrata il 1º gennaio 1968 per la prima volta.

Il tema che Papa Francesco ha scelto per l’occasione è “La nonviolenza: stile di una politica per la pace”, nella convinzione che soltanto con tale scelta radicale sia possibile evitare quella minaccia tenebrosa che lui stesso ha chiamato “terza Guerra Mondiale a pezzi”.

Siamo invitati tutti, a partire da coloro che hanno gravi e dirette responsabilità politiche, a scegliere le vie del dialogo e del negoziato per risolvere le controversie, affinché gli inevitabili conflitti non degenerino in violenza, in scontri armati o in vere e proprie guerre.

Assumere la pace come bene supremo – e dimenticarlo sarebbe una follia (diceva San Giovanni XXIII) – significa agire politicamente secondo una precisa gerarchia di valori che mette al primo posto la vita, la libertà, la giustizia, il diritto e l’eguale dignità di ogni essere umano senza discriminazioni e adotta la nonviolenza come metodo politico per costruire una società più giusta e solidale. Oggi sull’umanità incombono minacce davvero allarmanti di cui vogliamo richiamare quelle che, a nostro avviso sono tra le più diffuse e avvertite dalla popolazione: le minacce della guerra, del terrorismo, quella ecologica, migratoria e digitale.

Non a caso, si parla di guerre dimenticate, ma forse ancora di più di scontro di civiltà. Sono guerre che ogni giorno mietono vittime soprattutto tra i civili: donne, anziani, bambini.

LA MINACCIA DELLA GUERRA

Stiamo parlando di una realtà più che di una minaccia. Infatti se pensiamo a Paesi come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, la Nigeria, la Somalia, il Pakistan, la Palestina, l’Ucraina e tanti altri è proprio così. Non a caso, si parla di guerre dimenticate, ma forse ancora di più di scontro di civiltà. Sono guerre che ogni giorno mietono vittime soprattutto tra i civili: donne, anziani, bambini. Un elemento che vede oggi la convergenza dell’America e della Russia è la lotta contro l’ISIS, lo stato islamico che si auto-definisce “califfato” e che appare a tutti come la più pericolosa delle minacce. Ci sarebbe però da chiedersi chi abbia venduto all’ISIS le armi di cui dispone.

C’è infatti un’evidente contraddizione tra l’impegno di eliminare le guerre e la volontà di continuare a trarre redditizi guadagni attraverso il commercio delle armi. Anche l’Italia, purtroppo, non è affatto estranea a questo traffico. Papa Francesco insiste costantemente sulla necessità di fermare la guerra, di far tacere le armi, di disarmare i cuori e le mani degli uomini, di puntare sulla via del negoziato e della diplomazia.

LA MINACCIA DEL TERRORISMO

In Italia e in Europa la minaccia che la gente comune avverte come più pericolosa della stessa guerra è il terrorismo, soprattutto quello di matrice islamica, che rinvia sempre all’ISIS, ad Al-Qaeda o ad altri gruppi terroristici che operano in Nigeria (Boko Haram), in Somalia (Al-Shabaab) o altrove.

Purtroppo l’imprevedibilità degli attentati terroristici è all’ordine del giorno, come dimostrano quelli già avvenuti in Francia e in Belgio, in Tunisia e in Kenya, in Turchia e in Bangladesh, in America, ecc. Non vi è dubbio che il terrorismo produca grande insicurezza tra i cittadini e faccia crollare le previsioni sul turismo, e la partecipazione della popolazione agli appuntamenti di piazza o nei locali pubblici.

Sono necessari nuovi stili di vita improntati alla sobrietà e scelte coraggiose da parte della comunità internazionale su problemi globali e strutturali

LA MINACCIA ECOLOGICA

Di questa minaccia Papa Francesco si è occupato puntualmente nella sua Enciclica Laudato si’ (24 maggio 2015), dove si afferma che la Terra è “ferita” e che serve una conversione ecologica. Dobbiamo prendere coscienza che quella ecologica è una crisi antropologica legata al nostro modello di sviluppo non più sostenibile e al paradigma tecnocratico dominante.

Sono necessari nuovi stili di vita improntati alla sobrietà e scelte coraggiose da parte della comunità internazionale su problemi globali e strutturali, come recentemente è avvenuto nella Conferenza di Parigi (13 dicembre 2015) dove i rappresentanti di 195 Paesi hanno raggiunto uno storico accordo sul clima, impegnandosi a ridurre le emissioni di ozono per contrastare il surriscaldamento climatico.

LA MINACCIA MIGRATORIA: CHI È VERAMENTE MINACCIATO?

Si calcola che oggi nel mondo i migranti siano complessivamente 230 milioni. La classifica delle aree geografiche con il maggior numero di migranti vede ai primi due posti l’Europa (173 milioni) e l’Asia (171 milioni), seguite a distanza dall’America del Nord (53 milioni), dall’Africa (19 milioni), dall’America Latina e Caraibi (9 milioni) e dall’Oceania (8 milioni). Di fronte a questa situazione globale, stupisce che in Italia tante persone siano convinte che solo il nostro Paese sia alle prese con la questione migratoria e con le politiche di integrazione. Si fa fatica nel nostro Paese a capire che esiste il dramma dei profughi e dei rifugiati e che gli immigrati hanno diritto di essere accolti e tutelati secondo i criteri stabiliti dalla comunità internazionale. La Chiesa ha sempre avuto una particolare attenzione per questo problema, come dimostra il fatto che il 15 gennaio 2017 si è celebrata la 103ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che ha avuto come tema: “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”.

Di fronte a questa situazione globale, stupisce che in Italia tante persone siano convinte che solo il nostro Paese sia alle prese con la questione migratoria e con le politiche di integrazione.

LA MINACCIA DIGITALE

Com’è noto, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno prodotto quella che oggi viene chiamata “rivoluzione digitale” che abbraccia anche la sfida mediatica e la cyber-cultura. È una minaccia difficile da percepire come tale, perché può anche essere interpretata come una grande opportunità. Ma non tutti i nativi digitali danno prova di comportamenti responsabili, basti pensare al cyber-bullismo, al sexting, ed esistono già oggi vari reati informatici che vengono compiuti ai danni di minori inconsapevoli e sprovveduti, dell’identità dei cittadini, così come dei loro averi e dei loro beni.

di ANTONIO NANNI

Questo articolo è  stato pubblicato in Andare alle Genti

Se vuoi conoscere di più sulla nostra rivista, clicca qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *