Contro la violenza sulle donne

When a Woman says No, She Means It
Purtroppo nonostante da 17 anni ogni anno si celebra e si riflette su questa triste realtà, la violenza sulle donne nelle sue diverse forme è ancora in costante aumento.

Oggi in tutto il mondo si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, voluta e promossa dall’Assemblea Generale della Nazioni nel 1999 che aveva scelto Il 25 novembre come Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Purtroppo nonostante da 17 anni ogni anno si celebra e si riflette su questa triste realtà, la violenza sulle donne nelle sue diverse forme è ancora in costante aumento. Cambiano le modalità e le aggressioni fisiche e psicologiche che si consumano principalmente tra le pareti domestiche e sovente alle presenza dei figli che si portano dentro delle ferite che difficilmente si potranno guarire.

Purtroppo la cultura del domino e del possesso non tende a diminuire e trova invece manifestazioni sempre più sofisticate e diaboliche per colpire persone che dicevano di amare, ma che purtroppo non hanno mai amato ma solo cercato di possedere e usare per semplici interessi personali. Quanta violenza in queste aggressioni e quanta altrettanto immaturità psicologica ed emotiva.

Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, mentre dall’inizio di gennaio del 2016 le vittime sono state 116. Quante donne, ragazze, madri, figlie, amiche, e sorelle dovranno ancora morire, oppure essere vittime di stalking, di aggressione, di minacce, di ossessione fisiche e psicologiche?

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Questa giornata vuole quindi lanciare ancora una volta un forte grido… di promuovere i valori e la cultura del rispetto e della vita e non del profitto o del piacere ad ogni costo.

Questa giornata vuole quindi lanciare ancora una volta un forte grido anche a nome di chi non ha più voce ma che vuole ricordare a istituzioni di governo e di chiesa, di famiglia e scuola, nonché ai mezzi di comunicazione di promuovere i valori e la cultura del rispetto e della vita e non del profitto o del piacere ad ogni costo. Ciascuno di noi deve assumersi le proprie responsabilità per costruire una società civile dove ogni persona deve avere il suo posto e il suo ruolo, nella vita personale, di famiglia e nella società.

La mia riflessione oggi si sofferma pure sulla triste realtà di migliaia di giovani donne straniere, immigrate e portate nei nostri Paesi, per lo sfruttamento del loro corpo per l’industria di sesso a pagamento. Sono parecchie migliaia le giovani donne, particolarmente provenienti dalla Nigeria o da vari Paesi dell’Est Europa vittime di un’altra terribile violenza subita in maggioranza sulle nostre strade. Quante storie di sofferenza, di umiliazione, di disprezzo, di solitudine, di violenza e di morte ho conosciuto e incontrato durante il mio servizio missionario in Italia. E quante uccisioni o donne sparite nel nulla, di cui nessuno ne parla perché tanto loro non contano, non esistono, non fanno scalpore sui media perché loro non hanno voce.

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Purtroppo non sono solo gli schiavisti e i trafficanti con i loro ingenti guadagni, ma sono anche coloro che fomentano e sostengono con la loro richiesta il mercato dei nuovi schiavi del 2000.

Siamo coscienti che oggigiorno circa 100 mila giovani donne prevalentemente provenienti dall’Africa e dai Paesi dell’Est Europa vivono, soffrono ed anche muoiono sulle strade di un paese civile e in maggioranza di religione Cristiana?

Di fronte a questa nuova piaga di sfruttamento e violenza che sta distruggendo la vita e i sogni di tante giovani immigrate, viene spontanea una domanda e una conseguente riflessione: Ma chi sono gli sfruttatori? Purtroppo non sono solo gli schiavisti e i trafficanti con i loro ingenti guadagni, ma sono anche coloro che fomentano e sostengono con la loro richiesta il mercato dei nuovi schiavi del 2000.

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Possiamo non solo essere vicino alle vittime … ma anche aiutate a recuperare la loro vita e un futuro più sereno per loro e i loro figli.

Lo scorso anno, in occasione della medesima giornata contro la violenza sulle donne, Papa Francesco in partenza per un viaggio in Africa, prima di lasciare Casa Santa Marta per recarsi in aeroporto ha voluto incontrare le ospiti e il personale di una comunità di accoglienza. Queste donne con i loro bambini avevano subito violenza domestica o sfruttamento sessuale per cui il Papa voleva esprimere la sua vicinanza, compassione e attenzione a giovani donne ferite, umiliate e vergognate, ma anche aiutate a recuperare la loro vita e un futuro più sereno per loro e i loro figli.

sr. Eugenia Bonetti MC

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