Interculturalità presso il lago Titicaca

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il gruppo MC con la comunità aymara di Ispaya Tocoli

Un incontro per incontrarsi, come suore che viviamo la missione nel Continente America, e per incontrare la sapienza dei popoli originari.

Un gruppo di noi, missionarie della Consolata provenienti dall’Argentina, dalla Cololmbia, dal Brasile, dagli Stati Uniti e dal Mozambico, fummo invitate a partecipare ad una esperienza interculturale indimenticabile sulle rive del grandioso lago Titicaca in Bolivia. Convocate da suor Gabriella Bono e accompagnate da suor Carmelita Semeraro, alla fine di settembre ci trovammo insieme nei locali dell’ISEAT (Istituto Superiore Ecumenico Andino) che si trova a La Paz. La salita per raggiungere queste altitudini (quattromila metri) è empre causa di malesseri ai visitatori, perciò, noi, ‘padrone di casa’, con più esperienza, ci provvedemmo del necessario al fine di evitarli per quanto possibile. Felicemente  tutti furono promossi per vivere su quelle altitudini!

Il giorno 28 settembre iniziammo il nostro pellegrinaggio al santuario di Nostra Signora di Copacabana, Patrona della Bolivia. Il signor Calixto ci guidò attraverso i luoghi sacri in cui, come in ogni città e villaggio, si intrecciano leggende e miti delle origini incaiche con la storia dell’epoca coloniale riflessa nelle case e chiese di quel tempo. Su questo altopiano gigantesco e arido dove l’esistenza dell’uomo è difficile, vive parte della popolazione aymara a cui appartiene il signor Calixto, gente intelligente e combattiva, forte come il vento dello stesso altopiano.

 

Diacono e Yatiri
titicaca_07Il signor Calixto è un diacono permanente della chiesa cattolica, ministero che esercita assieme al ruolo di guida spirituale aymara,”Yatiri”, secondo i riti ancestrali.

Ci racconta lui stesso che “la chiamata” ad essere yatiri, fu riconosciuta quando le  sue gambe affette da infezioni guarirono senza intervento alcuno di persona nè di medicina”. L’elezione del Yatiri è caratterizzata da una forza sovrumana, considerata un segno di elezione. Da allora, il signor Calixto si pose al servizio della sua comunità per “restaurare” attraverso i riti, quanto in essa viene spezzato: guarisce gli ammalati, riconcilia gli sposi e le famiglie, chiede alla “Pachamama”, la madre terra, il permesso per seminare, le chiede perdono per gli abusi che si commettono contro di essa, ristabilisce l’ordine tra la natura e l’uomo. I risultati dipendono dalla fede della persona bisognosa.

 Ispaya Tocoli

Dopo aver conosciuto la famosa Isola del Sole, nel lago Titicaca, ci dirigemmo a Ispaya Tocoli, un piccolo villaggio situato sulle rive del lago. Qui era ad attenderci “Zia Encarna”, sposa di Calixto, con una appetitosa minestra preparata per la cena.

Il Centro ecumenico, chiamato “Nido di Pace” situato ai margini del lago, comprende due costruzioni con tre stanze, una cucina e un bagno. Ideato dal signor Calixto per essere un luogo di incontri interculturali, è appena all’inizio della sua costruzione. Tutto è molto semplice e senza mobili. Ci accomodammo prendendo posto nelle stanze con le nostre borse con il necessario per dormire.

Estasiate di fronte alla stupenda natura che ci circondava cominciammo l’avventura per addentrarci nella cultura aymara.

Il signor Calixto ci spiega che nella concezione andina è di vitale importanza rimanere in dialogo permanente con la terra, la Pachamama, perché essa è sacra, è vita che genera vita e non un semplice oggetto. Lo stesso avviene con le creature vegetali e animali del creato. “Non sono oggetti, – egli afferma – ma soggetti con i quali parliamo e ci relazioniamo. Ciò c’impone il dovere di rispettare tutti e non sfruttare oltremisura la terra”.

La spiritualità aymara si propone di “restaurare” la convivenza cosmica, al di là della richiesta  di beni materiali.

 

Incontro con la comunità di Ispaya Tocoli

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danzando con la comunità

Fin dal primo giorno del nostro arrivo, il signor Calixto ci propose un incontro con la comunità di Ispaya Tocoli per entrare in contatto diretto con la popolazione e i suoi usi e costumi.

Nel cortile della scuola ci attendevano le autorità, uomini vestiti con il tipico ‘poncho’ e le donne con gli ‘aguayos’, preparati anche per noi, adornati con fiori naturali e rami di alberi del luogo. Dopo il saluto personale ad ognuno dei presenti, le donne incaricate ci posero gli aguayo sulle spalle e ci invitarono a ballare al suono dei tipici strumenti del luogo suonati dai musicisti. Siccome era il tempo della semina, i membri della comunità presenti erano alquanto ridotti.

Stesi gli aguayos sull’erba, collocarono i piatti preparati per gli invitati: chuño (patate disidratate), pesci del lago e ‘mote’ (grani di mais bolliti). Il cibo, benché molto semplice, era un modo di dire “Benvenuti!” agli invitati. Condividemmo in questo modo una mattinata diversa dal solito, durante la quale  sperimentammo con commozione l’umile accoglienza di questi nostri fratelli di Ispaya.

Ad Ancoraimes, capitale del municipio, partecipammo alla Messa domenicale in una chiesa di stile coloniale; qui la comunità con i suoi canti e le letture in lingua aymara ci ricordava il luogo santo in

cui ci trovavamo.

 Incontro con Padre Frizzi

titicaca_12Due giorni prima di terminare il nostro incontro, Padre Giuseppe Frizzi, IMC, missionario in Mozambico, che ha condiviso con noi l’esperienza, ci ha donato la sua testimonianza del miracolo di suor Irene, avvenuto a Nipepe durante la guerra in Mozambico: la moltiplicazione dell’acqua e la protezione accordata ai catechisti sfuggiti alla guerriglia e ritornati illlesi.

Ci diceva Padre Frizzi: “Leggevo ‘Gli scarponi della gloria’ (la biografia di suor Irene Stefani) e, a mano a mano che procedevo nella lettura, intuivo che la sua metodologia era comprensibile, fattibile e imitabile”.

La traduzione in kikuyu che suor Irene faceva del Vangelo della Messa domenicale, lo incoraggiò alla traduzione dei testi liturgici in macùa.

“Probabilmente Irene ci invita ad attualizzare per l’oggi” il  documento ‘Muranga 2’, affermava Padre Frizzi ricordando la Conferenza di Muranga che, all’inizio della nostra storia missionaria in Kenya, definì il nostro metodo di missione assunto dai primi missionari/e e da suor Irene e da essi attuato in modo eroico.

Una sfida per la nostra famiglia consolatina …  ne abbiamo il coraggio?

 

Rito della makeya

Sul monte “dove riposa il sole” e dove anticamente gli Incas avevano eretto un altare per Inti, (il Dio Sole), celebrammo la ‘Makeya’, una un rito agli antenati secondo la spiritualità macua xirima.

Da quella cima rocciosa potevamo osservare l’immensità del lago azzurro e un villaggio vicino a Tocoli. In quel luogo stupendo abbiamo così ringraziato Dio per tutto quello che abbiamo ricevuto nel corso dei giorni vissuti a contatto con la sua bellezza rispecchiata nella creazione e per la gioia della fraternità come famiglia consolatina aperta ad altre culture.

Suor Marisa Soy, MC

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