La misericordia nell’Islam

Don Augusto Negri, direttore del Centro studi Peirone, di Torino, ci offre una esposizione molto interessante del tema della misericordia di Dio nell’islam. I numeri tra parentesi si riferiscono alla sura e ai versetti del Corano.

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La misericordia è un tema comune delle due religioni, cristianesimo e islam, una parola “ponte” come si dice.

Il Corano, la fonte principale della dottrina e dell’etica islamiche, abbonda di citazioni della rahma, parola che traduciamo spesso con “misericordia”. Ad esempio, 113 delle 114 sure coraniche iniziano con la basmala (l’invocazione bismi-llā al-Rahmān al-rahīm, tradotta in diversi modi nelle edizioni italiane: “Nel nome di Dio il Clemente, il Compassionevole” oppure “il Compassionevole, il Misericordioso”, evidenziando la difficoltà di esprimere fedelmente la semantica della rahma). Il musulmano devoto recita la basmala 5 volte nelle preghiere rituali giornaliere e in molte altre occasioni. Rahma deriva dalla radice araba RHM, la stessa nella lingua ebraica, e nell’Antico Testamento la parola rahamīm significa le viscere materne di Dio, pieno di misericordia, tenerezza e compassione.

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Dio è Rahmān per i benefici che dispensa all’uomo: è il Provvidente. Tali benefici si manifestano nella creazione (vedi l’intera sura 55) e nell’invio di profeti ai popoli, alcuni recanti una Scrittura.

Che significano Rahmān e rahīm? Al-Rahmān nel Corano è riferito soltanto a Dio, in un certo periodo della predicazione coranica, accanto al nome Allāh: “Invocatelo con il nome di Dio (Allāh), oppure invocatelo con il nome di Clemente (al-Rahmān)” (17, 110). Dio è Rahmān per i benefici che dispensa all’uomo: è il Provvidente. Tali benefici si manifestano nella creazione (vedi l’intera sura 55) e nell’invio di profeti ai popoli, alcuni recanti una Scrittura. Di Muhammad il Corano afferma “Noi ti abbiano inviato solo come misericordia per i mondi” (2, 107), come anche del “profeta” Gesù (19, 21-22).

Ma il Clemente non investe totalmente il campo semantico del Misericordioso cristiano, il Padre, l’Amore. Ad esempio nell’islam la misericordia divina non previene la conversione del peccatore, Allāh ama piuttosto quelli che adempiono la legge. In Lui coesistono misericordia e ira: “In quel giorno il regno vero sarà del Clemente (Rahmān), un giorno terribile per chi non crede”. E nei confronti della “gente del Libro”, i giudei e i cristiani, si dice: “Voi che credete non prendete come alleati gli ebrei e i cristiani […] quelli che dicono: ‘Dio è il terzo di tre’” (5, 51.72).

La misericordia di Dio, in senso islamico, si comprende alla luce della teologia coranica, per la quale amore e tenerezza sono attitudini creaturali di debolezza che non si addicono alla divinità, impassibile, onnipotente e trascendente e che, predicate di Dio, Lo renderebbero vulnerabile come la creatura. Pertanto il termine rahma esprime piuttosto l’idea di dono, di atto gratuito di bontà e benevolenza di Dio, Creatore generoso e Sovrano assoluto, a favore dell’uomo e del creato.

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La misericordia di Dio, in senso islamico, si comprende alla luce della teologia coranica, per la quale amore e tenerezza sono attitudini creaturali di debolezza che non si addicono alla divinità, impassibile, onnipotente e trascendente e che, predicate di Dio, Lo renderebbero vulnerabile come la creatura.

Rahīm è un aggettivo che qualifica l’agire sia di Dio sia degli uomini. L’azione di Dio è selettiva, abbraccia i veri credenti, i musulmani, “quelli che hanno creduto e agito bene (19, 96), “chi ha timore di Lui” (3, 76), “coloro che confidano in Lui” (3, 159). Per loro è il perdono e il paradiso: “Dio ha promesso perdono ed enorme ricompensa a quelli che credono e compiono azioni pure, mentre quelli che non credono e accusano di menzogna i Nostri segni sono i compagni della Geenna” (5, 9-10). Il Suo agire resta libero e arbitrario: “Egli perdona chi vuole e punisce chi vuole” (3, 129).

Dio non perdona mai l’“associazionismo” (associare a Dio altre divinità, non solo gli idolatri ma anche i cristiani che adorano la Trinità, compresa come tre-divinità), e nemmeno perdona l’apostasia dall’islam: “Quanto a quelli che avranno abbandonato la loro fede… tutte le loro azioni in questo mondo e nell’aldilà saranno vanificate, ecco quelli del fuoco, dove resteranno in eterno” (2, 217).

Il Clemente, il Misericordioso coranico non è il buon Pastore del Vangelo, che va in cerca del peccatore, il Corano non distingue fra “peccato” e “peccatore”. Manca, inoltre, nell’islam, la dottrina del purgatorio, cioè di un tempo suppletivo di purificazione.

Rahīm, dicevamo, connota anche l’azione misericordiosa dell’uomo, più volte sollecitata nel Corano ed espressa in modo esemplare ed esauriente in un hadīth qudsī (cioè un “detto del Profeta” che trasmette le parole di Dio stesso).

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Il Dio coranico non si “mescola” con la creatura, poiché l’islam respinge la dottrina dell’incarnazione divina, e in quanto l’hadīth non ha un significato universale.

Da Abū Hurayra (Allāh sia soddisfatto di lui) che disse: “L’Inviato di Allāh (la Grazia e la Pace divine siano su di lui) ha detto: “Allāh il Giorno della Resurrezione dirà: ‘O figlio di Adamo, ero ammalato e non Mi hai visitato’; l’uomo dirà: ‘O Signore, e come avrei potuto visitarTi quando Tu sei il Signore delle creature?’ Egli dirà: ‘Non sapevi che il tale Mio servo era ammalato e non l’hai visitato? Non sapevi che se tu l’avessi visitato Mi avresti trovato presso di lui? O figlio di Adamo: ti ho chiesto da mangiare e non Mi hai dato da mangiare’; l’uomo dirà: ‘O Signore, e come avrei potuto darTi da mangiare quando Tu sei il Signore delle creature?’ Egli dirà: ‘Non sapevi che il tale Mio servo ti ha chiesto da mangiare, e non gli hai dato da mangiare? Non sapevi che se tu gli avessi dato da mangiare avresti trovato che ciò era per Me?’”.

Mentre è evidente la contaminazione evangelica del hadīth, risaltano al contempo le differenze laddove il Dio coranico non si “mescola” con la creatura, poiché l’islam respinge la dottrina dell’incarnazione divina, e in quanto l’hadīth non ha un significato universale. Infatti, beneficiari dell’azione misericordiosa del musulmano non sono il “prossimo”, ma i “vicini”, cioè i parenti o gli appartenenti alla propria comunità di fede. Sappiamo però che lo Spirito soffia ovunque e che i cristiani, testimoniando la misericordia, seminano misericordia. Come non ricordare allora quei musulmani che hanno perso la vita contrapponendosi alle violenze dei mujaheddìn dell’Isis, per salvare amici e vicini cristiani?

don Augusto Negri

Questo articolo è stato pubblicato nella rivista Andare alle Genti, Luglio – Agosto

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