La Casa di mio Padre è casa di preghiera

Gv 2, 13-25

articolo

1. Il Contesto

  • Il discorso è inserito tra il racconto del segno di Cana (Gv.2,1-12), e il dialogo di Gesù con Nicodemo (Gv. 3). Dagli elementi del discorso si comprende che quest’ubicazione è voluta dall’autore di Gv. ma dovrebbe trovarsi verso la fine del Vangelo, come nei sinottici.
  • La tematica è, chiaramente, orientata a dire chi è Gesù e a indicare il suo cammino verso il calvario. Infatti Giovanni fin dall’inizio presenta il mistero: in principio era il Verbo, il Verbo era Dio e il Verbo si è fatto carne e venne in mezzo a noi e noi non lo abbiamo ricevuto.

In questa lectio cercheremo di approssimarci a Gesù e al suo mistero, di toccare con le nostre mani la sua realtà, di sentire la sua voce di cogliere la sua provocazione perché il Discepolo deve essere un altro Gesù.

 Il testo si suddivide in tre sezioni:

a. La cacciata dal tempio/ purificazione (Gv.2,12-17)

b. La domanda dei Farisei e la risposta di Gesù (Gv. 12,18-25).

c. I vv.23-25 che sono un campanello d’allarme per i lettori di tutti i tempi e perciò è rivolto anche a noi.

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Gesù si dichiara pubblicamente Figlio di Dio.

2. La cacciata dal Tempio

Dopo la descrizione, molto movimentata e tragica del fatto, al v. 16 abbiamo, per la prima volta, l’autorivelazione di Gesù. Gesù si dichiara pubblicamente Figlio di Dio. In Marco, il mistero rimane nascosto, Gesù proibisce ai demoni, alle persone guarite e agli stessi apostoli di dire chi è, e questo fino alla croce, sarà un pagano, il Centurione romano a riconoscere Gesù come Figlio di Dio.

Qui, invece è Gesù stesso che afferma che Dio è suo Padre: “La casa di mio Padre è casa di preghiera!” Vediamo cosa significa quest’affermazione e che spessore teologico comporta questa dichiarazione.

Il tempio per l’israelita era tutto…

Gli Ebrei conoscevano perfettamente il significato del tempio. Tutto l’AT era pervaso dall’anelito verso Sion, in ogni epoca della sua storia si percepisce questa nostalgia ma, specialmente, durante l’esilio di Babilonia. Leggiamo il salmo 137,… stupendo!

[…] sui fiumi di Babilonia la sedevamo piangendo al ricordo di Sion… ai salici di quella terra appendevamo le nostre cetre… . La ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, canzoni di gioia i nostri oppressori, cantateci un canto di Sion… . Come cantare i canti del Signore in terra straniera… !

Era luogo di culto e di preghiera: Anna, mamma di Samuele, prega alla presenza del Sacerdote Eli, nel tempio, per ottenere la fine della sterilità (1Sam. 1-2). Nella presentazione di Gesù al tempio, Simeone e Anna la profetessa, servono al tempio con digiuni e preghiera (Lc 2,21-40).

Abusi: Però la classe religiosa del tempo (Caifa e Anna) ne avevano fatto un mezzo per ricchi guadagni, basti pensare a tutto il commercio creato attorno ai cambiavalute, le monete di Roma con l’effige del Cesare non potevano entrare nel tempio perché effige di un pagano, perciò si esigeva una cambio monetario.

In questo contesto Gesù attua come profeta e purifica il Tempio dagli abusi. Per questo Giovanni ricorda e applica a Lui il Sal. 69,10: “mi divorerà lo zelo della tua casa”. Gesù va contro una religione esteriore, fatta di cose o gesti, di pratiche esterne, peggio se di guadagni.

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…l’incontro con il Padre, ossia la preghiera, si realizza nel suo corpo, nella sua umanità di Figlio di Dio, nel suo corpo crocifisso – risorto, in quel corpo che si è immolato per noi.

3. La domanda dei Farisei

La domanda dei Farisei ci da la possibilità d’introdurci nel cuore del messaggio: Che segno ci mostri per fare queste cose: “distruggete questo tempio e io lo risusciterò in 3 giorni”, qui Gesù dice “Io lo risusciterò” l’indicazione dell’identità di Gesù è chiara, Gesù è il Figlio di Dio! Giovanni afferma: “diceva questo riferendosi al suo corpo”. Perciò il corpo di Gesù è il tempio!

In greco ci sono due modi per esprimere il concetto di tempio: Ieros e Naon. “Ieros” si riferisce al perimetro del tempio. Il “Naon” invece è il cuore del tempio, è il luogo più interno dove vi trovava la presenza di Dio; il santo dei santi dove entravano solamente i Sacerdoti per offrire l’incenso. L’altare dei sacrifici, i portici erano fuori…

Gesù quando dice: distruggete questo tempio non dice “Ieros” ma “Naon”. Gesù dicendo che il suo corpo è il “Naon” afferma che Lui è il Santo dei Santi, il cuore del tempio; dicendo che questo “Naon” è la casa di suo Padre, che è casa di preghiera, afferma che l’incontro con il Padre, ossia la preghiera, si realizza nel suo corpo, nella sua umanità di Figlio di Dio, nel suo corpo crocifisso – risorto, in quel corpo che si è immolato per noi.

E che questo sia così lo vediamo anche nel dialogo con la Samaritana Gv.4,21 “credimi donna i veri adoratori adoreranno il Padre, non più su questo o su quel monte, ma in Spirito e verità, perché questa è l’ora… L’ora, per Giovanni, è quella della croce, quindi, è sulla croce, è il Crocifisso il luogo dell’incontro con il Padre; è nella morte di Gesù che si compie la comunione indissolubile tra l’umanità e Dio; è in Gesù Crocifisso, che noi abbiamo l’accesso all’amore del Padre; è la croce il luogo della preghiera e dell’incontro, perché è sulla croce che si da l’abbraccio del perdono.

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La preghiera, per essere tale, deve avere lo spessore del dono totale, come quello di Gesù; deve avere la dimensione della figliolanza, non esiste altra preghiera.

Nel dono del Figlio-crocifisso Dio stabilì la liberazione dell’uomo. È lì che ci viene donato lo Spirito e la Verità di Gesù. Quando Giovanni dice: “diede lo Spirito”, (Gv19,30 non dice spirò, ma diede lo Spirito.) Il dono che Gesù fa di sé è un atto di libertà, un atto d’amore incalcolabile, è la risposta del Figlio all’amore del Padre. É sulla croce, quindi, che noi veniamo inseriti nella preghiera di Gesù. É nello Spirito donato, che possiamo gridare con Lui: Abba!

Si capisce che la preghiera, non può essere fatta di formule, ma ha una dimensione fortemente esistenziale, una dimensione di offerta, di dono di sé. La preghiera, per essere tale, deve avere lo spessore del dono totale, come quello di Gesù; deve avere la dimensione della figliolanza, non esiste altra preghiera.

Quando i discepoli hanno chiesto a Gesù di insegnar loro a pregare, Gesù ha risposto: dite la preghiera dei Figli, ossia Padre nostro…. Per questo Paolo ha predicato con tutte le forze lo scandalo della croce, perché lì è il luogo della figliolanza, noi siamo figli in questo Figlio morto e risorto, o meglio crocifisso-risorto e il nostro essere discepoli si inserisce unicamente lì, la nostra preghiera stessa si inserisce soltanto lì. È l’umanità di Gesù che sancisce il nostro essere figli e discepoli, perché lui ha assunto la nostra umanità è nel suo cuore squarciato che si realizza l’incontro.

Mettiamoci davanti al crocifisso, all’eucaristia, e adesso a Natale al bimbo incarnato, chiediamo a Gesù di lasciarci entrare nella sua realtà d’umanità povera, umile e crocifissa, di aiutarci pregare nel suo Spirito… capiremo cosa significa pregare…

Facciamo un altro passo nella nostra riflessione:

4. Perché i Farisei non hanno creduto in Gesù?…

Perché aspettavano un Messia in potenza e in potere

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Nessun potere è della parte di Dio, perché i criteri di Dio sono opposti a quelli che ispirano la nostra società. Lui innalza l’umile e attraverso l’umile, il povero compie cose grandi…

Ma la potenza, il potere non conoscono la verità di Gesù, il potere politico, economico e militare non conoscono la verità, ricordiamo cosa narra Gv18, 37-38: “Gesù dice a Pilato: chi è della verità ascolta la mia voce e Pilato risponde: ‘che cos’è la verità?”  Nessun potere è della parte di Dio, perché i criteri di Dio sono opposti a quelli che ispirano la nostra società. Lui innalza l’umile e attraverso l’umile, il povero compie cose grandi, ce lo dice Maria nel magnificat in Lc.1,46-55. Dio non fa diventare potente l’umile, non mette al posto del ricco il povero, no, no, non è questa la logica di Dio, ma rende liberi l’umile e il povero, li fa diventare capaci di fare scelte alternative di fronte ai soprusi e alle strutture di profitto, di consumo e di violenza. Dio sceglie ciò che non conta per confondere i superbi. Siamo vicini al Natale e la liturgia ci presenta un Bimbo, Dio si fa bambino! Gesù è un piccolo, un umile, “la pietra scartata dai costruttori…” (Salmo 118). È nella piccolezza e debolezza di Gesù Crocifisso che la nostra preghiera diventa potente, come la sua, diventa capacità di salvezza.

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Siamo chiamati a guardare al Cristo totale ad avvicinarci al Gesù che soffre oggi…

Le prime comunità cristiane, sia quella giovannea che quella paolina, non volevano sapere del Cristo crocifisso, avevano vergogna di Lui, dicevano: a noi basta la risurrezione, noi siamo battezzati nella risurrezione di Cristo, il Crocifisso non conta più, ormai è passato…. Questa era l’angoscia di Paolo, e si percepisce molto forte nella 1° e 2° lettera ai Corinzi. Paolo affermava, con forza, di non conoscere se non la Parola della Croce (1Cor.1,8), scandalo per i Giudei e stoltezza per i Greci, ma per coloro che credono, sapienza di Dio e potenza di Dio, se qualcuno vi predicasse un vangelo diverso sia anatema!

Eppure la stessa tentazione serpeggia anche nelle comunità cristiane dei nostri giorni, canti, suoni, belle liturgie, cortei, incontri e il corpo crocifisso di Gesù nei poveri di oggi? Ascoltiamo l’invito di Papa Francesco: “i poveri sono il corpo del Cristo Crocifisso! É l’umanità di Cristo che soffre!” “Avevo fame e non mi avete dato da mangiare” (Mt 25).

Siamo chiamati a guardare al Cristo totale ad avvicinarci al Gesù che soffre oggi… in Africa, in AL, in Italia, negli USA, in Asia, ma anche alla nostra porta, sulle nostre strade possiamo incontrare Gesù…forse Francesco, Roul Follerou, M. Teresa, il nostro Beato Allamano… hanno capito davvero…erano Discepoli…

Osserviamo quali sono stati i segni, che Dio ha dato, per attestare la presenza del Cristo Salvatore in mezzo a noi: ai pastori Lc 2, 2

, a Simeone Lc 2, 25-32 , al Centurione Mc 15, 39, e ai discepoli Gv 20, 20. Il problema di Tommaso non era la risurrezione ma che il risorto fosse proprio il crocifisso che lui aveva visto.

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Il discepolo è colui che segue il Maestro fino alla croce, fin sulla croce, ossia colui che si fa carico ed è capace, come il Cireneo, di assumere il dolore dell’umanità, così come ha fatto Gesù.

Per questo i discepoli si sono ricordati, dice il nostro testo, che parlava del suo corpo. Siamo chiamati ad accogliere questa provocazione. Il Corpo di Gesù è rimasto l’unico luogo dell’incontro con Dio. Fare anamnesi, fare memoria nella Parola e nell’Eucaristia, pregare in Gesù, con Lui e per mezzo di Lui, c’impegna a incontrarlo nel fratello. Questo significa essere Discepoli.

5. I vv.23-25

Questi versetti sono una sfida e un richiamo. Il discepolo non è colui che si entusiasma e applaude solamente nelle piazze, di questi Gesù non si confida e non si fida perché come applaudono sono capaci di tradirlo, di condannarlo, terribile! Il discepolo è colui che segue il Maestro fino alla croce, fin sulla croce, ossia colui che si fa carico ed è capace, come il Cireneo, di assumere il dolore dell’umanità, così come ha fatto Gesù. Il mistero della croce e della risurrezione, iniziando dall’incarnazione, è la grande preghiera della Chiesa che siamo chiamati, come Discepoli, a vivere in questo tempo e in tutta la nostra vita.

sr. Renata Conti MC

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