Kenya, Madre della missione MC

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Cosa vuol dire che “Il Kenya è madre della missione”?

Noi, Missionarie della Consolata, siamo invitate a contemplare  il mistero del nostro Carisma in persone comuni, come noi, in sorelle nostre che hanno reso visibile nell’ordinarietà della vita quotidiana la straordinaria Grazia delle nostre origini. In questa contemplazione lasciamo emergere sr. Irene che in realtà rappresenta molte delle nostre sorelle della prima ora.

Sr. Irene:  la sua autentica santità, il suo bruciante amore per Dio e per la salvezza delle anime, il suo contatto profondo con lo Spirito, plasmano la sua persona e la rendono come il Fondatore aveva sognato le Suore Missionarie della Consolata.

Seguendo il carisma del Beato Allamano

Il Beato Allamano voleva che le sue Misionarie assomigliassero alla sua Madonna: Le voleva Umili, Miti, Semplici, Accoglienti, Pazienti, Buone, Serene, Consolate e Consolatrici. Da questa visione di Missionaria nasce spontaneo lo zelo di sr. Irene e il suo amore per la persona; quella vicina che chiama sorella e quella più lontana che non conosce.  Si afferma in lei la convinzione che ogni persona è chiamata ad immergersi nell’immenso mare di consolazione della salvezza.  È uno zelo che la consuma come l’amore e la spinge fino all’eroismo. Vediamo in questa nostra sorella una matrice di Santità apostolica che, nata per opera dello Spirito nel cuore dell’Allamano, viene trasmessa e realizzata nel cuore e nella vita delle nostre sorelle.

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Il Beato Allamano voleva che le sue Misionarie assomigliassero alla sua Madonna: Le voleva Umili, Miti, Semplici, Accoglienti, Pazienti, Buone, Serene, Consolate e Consolatrici.

L’Allamano avrebbe potuto venire lui stesso in Africa,  e indicare i cammini della Missione. Ne avrebbe avuto la capacità e il Carisma, invece ha preferito mandare i suoi Figli e figlie proprio come piacque a Dio che la missione del suo Figlio fosse continuata ed attuata dai dodici facendola diventare storia degli Atti e della Tradizione Apostolica. Così anche I nostri primi fratelli e sorelle sono partiti sulla parola del Fondatore, sono venuti qui in Kenya per inventare la “NOSTRA MISSIONE”  scrivendone gli Atti con la vita e il sacrificio.

Le intuizioni di sr. Irene

Tra questi c’era sr. Irene che, quasi inconsapevolmente, scrisse pagine singolari distinguendosi fra tutti e tutte, sia per virtù eroiche, sia per personali intuizioni apostoliche. Davanti ai suoi scarponi molti avranno scosso la testa, altri avranno provato stupore, ammirazione….  Per noi, oggi, i suoi scarponi sono un simbolo delle vie dell’Evangelizzazione che i nostri fratelli e sorelle della prima ora hanno tracciato per  loro e per noi sulla terra  del Kenya.

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Gli scarponi di sr. Irene oggi sono un simbolo delle vie dell’Evangelizzazione che i nostri fratelli e sorelle della prima ora hanno tracciato per loro e per noi sulla terra del Kenya.

Noi andiamo a Gikondi, la missione dove sr. Irene lavorò più a lungo, non per visitare un reperto storico, per conoscere ed ammirare un luogo, ma per respirare il “SÌ” alla vocazione missionaria vissuta in pienezza secondo il Carisma del Beato Giuseppe Allamano.

Alle prime sorelle che partirono per il Kenya nel 1913 l’Allamano scrisse una lettera nella quale raccomandava: “Abbiate in cima ai vostri pensieri il desiderio di farvi sante…” Così sr. Irene arrivò in Kenya nel 1915 avendo in cima ai suoi pensieri  il desiderio di essere una missionaria santa e nel profondo del suo cuore una grande visione di santità apostolica. Diede inizio alla sua avventura missionaria dopo essersi proposta di essere tutta di Gesù, e di fare tutto per Lui e con Lui. Si rese disponibile all’opera del Padre 24 ore su 24 superando i limiti delle forze fisiche e del tempo, come appare dalle testimonianze.

Per Gikondi e il mondo

Quell’opera la coinvolse tutta anche se consisteva solo in attività modeste ed umili di una missione che era agli inizi. Si trattava del lavoro di alfabetizzazione, visite ai villaggi, il dispensario e tante altre comuni e piccole attività tutte finalizzate alla salvezza delle anime di tutto il mondo, ma in particolare di quelle comprese nella circoscrizione di Gikondi.  Si trattava di circa 50,000 persone preoccupate soprattutto del prodotto dei campi e del loro bestiame, del tutto ignari di essere destinatari di un messaggio urgente di salvezza.

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Bisognava catechizzare tutti migliorandone la vita, assistere gli infermi, istruire i giovani… e tutto questo senza grandi sussidi ma esclusivamente con quegli strumenti poveri di cui disponeva: La parola, i gesti d’amore e di fraternità.

Bisognava perciò andarli a scovare sui contrafforti boscosi del monte Kenya dove abitavano.  Bisognava dir loro che il buio di un’esistenza vissuta senza Gesù era finito e che l’alba di un nuovo giorno stava per spuntare. Bisognava sensibilizzarli, scuoterli dalla loro indifferenza spirtuale. Bisognava catechizzare tutti migliorandone la vita, assistere gli infermi, istruire i giovani… e tutto questo senza grandi sussidi ma esclusivamente con quegli strumenti poveri di cui disponeva: La parola, i gesti d’amore e di fraternità. Mezzi veramente poveri, scomodi e faticosi ma di grande efficacia, anche Gesù non ne usò altri.  Sr. Irene, in comunione con Lui, il più povero e il meno equipaggiato dei missionari, non cercò di procurarsene altri e non si lamentò che quegli strumenti le succhiassero tutto: energie e tempo non lasciandole respiro per altro che non fossero le anime e la missione, passione e gioia della sua vita. Per questo la trovavano sempre pronta, scattante come una molla perchè i poveri non dovevano aspettare e perché, l’“opera del padre” l’evangelizzazione con le sue esigenze di carità e di servizio, aveva priorità su tutto.

Dare la vita non è solo morire

irene-5Sr. Irene viveva il suo impegno solenne che secondo il Fondatore è incluso nei nostri voti: quello di servire la missione a costo della vita, sminuzzandola e logorandola in tutto ciò che la missione ogni giorno richiede nella routine solita o negli imprevisti che scombussolano i programmi stabiliti.

Sr. Irene non si sarà mai posta il problema se sbriciolare la vita in questo modo fosse Missione, se era giusto fare così.  Lei si fidava di Dio e della sua volontà. Sr. Irene, come tante altre sorelle della prima generazione formate alla scuola del Fondatore, avevano la capacità di far diventare annuncio tutto e ovunque si trovassero perchè la missione era dentro di loro, non fuori di loro.  Sr. Irene faceva del servizio missionario la via concreta della sua santificazione.

Santità nella vita di tutti giorni

La Missione, strumento di salvezza per le anime, è grazia di santificazione per chi è chiamato a viverla in prima persona. “Ci vuole la corrispondenza a questa prima grazia”, aveva detto il Fondatore.  Nella vita e nella realtà vera della missione sono a migliaia le occasioni che si presentano alla missionaria, come una rete che sempre più la cattura e la avvolge, facendole comprendere che nulla le deve sfuggire, che tutto è sacro ed orientato all’evangelizzazione e tutto è per lei grazia e gioia.

In questo senso sr. Irene è per le missionarie della Consolata un simbolo e una profezia. I suoi giorni così sbriciolati come erano a Gikondi erano pieni di bene e quindi anche negli insuccessi  e nelle delusioni, scandivano il ritmo di una continua crescita di amore, un continuo avanzamento sulla via delle virtù eroiche a cominciare dall’umiltà smisurata, alla pazienza e al sacrificio.

Se sr. Irene non avesse vissuto la missione come l’ha vissuta, non sarebbe diventata quel “colosso di santità” che è divenuta , come ebbe a dire Madre Margherita de Maria. La Missione fu l’ambiente e la forma della santità di Sr. Irene, la casa e l’ambiente di Gikondi sono testimoni silenziosi di questa santità apostolica per ogni generazione di Suore Missionarie della Consolata che vi passerà.

Il nostro patrimonio nasce nel Kenya

A conclusione della sua visita in Kenya, Madre Simona ha detto:

“Il Kenya costituisce per noi non solo il primo luogo geografico, antropologico e teologico di missione, ma anche una esperienza del tutto particolare nella storia dell’Istituto e nello sviluppo del carisma. Il Kenya rappresenta per noi una inestimabile risorsa spirituale!

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l Kenya costituisce per noi non solo il primo luogo geografico, antropologico e teologico di missione, ma anche una esperienza del tutto particolare nella storia dell’Istituto e nello sviluppo del carisma.

Ciò che i confratelli prima e le sorelle poi hanno vissuto in Kenya è parte del patrimonio delle origini dell’Istituto e racchiude in sé una intensa carica spirituale che, lungi dall’esaurirsi o diluirsi nei cento e più anni di storia consolatina, si sprigiona ancora più luminosa nell’oggi. Potremmo definire il Kenya come “Madre della missione” perché è qui, in questa terra, a contatto con questi popoli, che i Missionari e le Missionarie della Consolata imparano a divenire ciò che sono chiamati a essere, vedono svilupparsi in atto il loro codice genetico carismatico, in un percorso mai lineare ma sempre a curve, come lo è il percorso di ogni organismo vitale, non privo di fragilità, errori e peccati come ogni esperienza autenticamente umana, segnato da una grazia straordinaria che lancia i missionari e le missionarie su sentieri del tutto nuovi e inauditi. Lungo questi sentieri, i missionari e le missionarie tratteggiano gli elementi portanti di uno stile missionario particolare, nelle Conferenze di Murang’a prima, e poi lungo il percorso quotidiano, tortuoso e affascinante, della vita missionaria scandita da una altissima tensione spirituale, da uno slancio donativo a volte eroico ed estremo, da sobrietà, essenzialità di vita, dalla relazione di vicinanza e condivisione con la gente, da un marcato spirito di famiglia, dal legame forte col Fondatore e casa Madre. Non mancheranno sofferenze, errori di percorso, deviazioni e ritorni, così come non mancheranno testimonianze splendide di carità evangelica, di perdono, di forza e tenerezza armonizzate in personalità umane coscienti della loro fragilità e proprio per questo ancora più trasparenti al Vangelo, autentiche icone della Consolata all’opera tra i suoi figli e figlie.

sor-irene-social-161mSiamo chiamate a custodire e sviluppare il patrimonio spirituale missionario che il carisma all’opera nei nostri fratelli e sorelle ha depositato in Kenya. La Beatificazione di sr. Irene ci sprona in questo senso, a considerare e rilanciare il Kenya come un polmone spirituale missionario consolatino per eccellenza.   (M. Simona, Prot. 39/16)”

Guardando avanti

Il cammino di ridisegnare le nostre presenze marca la “NOSTRA ORA”  in cui vogliamo rilanciare il nostro Istituto sulle vie della Missione “Ad Gentes”  perchè il deposito carismatico lasciatoci dal Fondatore deve essere aumentato senza paura di esporlo al vento e alle bufere dell’imprevisto, ai cicloni delle prove, alla mobilità degli uomini e alla evoluzione dei tempi.

L’ago magnetico della Missione ha un suo Nord fisso, sicuro.  Confrontandoci con Sr. Irene e con le nostre sorelle e fratelli della prima ora, qui in Kenya possiamo ritrovare la direzione giusta: La Missione “Ad Gentes”, La Missione Annuncio fatto con la vita ed il servizio, il Nord di sempre!

sr. Serafina Sergi, MC

1 commento su “Kenya, Madre della missione MC”

  1. sr.Giovanna Armida

    GRAZIE per questa riflessione così ricca nel contenuto.
    Suor Irene è davvero a capo di una squadra di sorelle che sono per noi simbolo e profezia.
    La Consolata e Padre Fondatore aiutino anche noi a “far diventare annuncio tutto e ovunque ci troviamo perché la missione è dentro e non fuori di noi.

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