Dourados: missione a 360°

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suor Aurora nella riserva indigena

La missione in Dourados e l’opzione per i popoli indigeni

Il vescovo di Dourados, Mato Grosso del Sud, don Redovino Rizzardo, oggi emerito, fece, vari anni fa, un appello alla Conferenza dei Religiosi del Brasile, nell’intento di ottenere religiosi per una situazione specifica della sua diocesi: la pastorale indigenista. Dopo aver studiato la proposta ed essersi recate di persona sul posto, le Missionarie della Consolata si resero disponibili ad assumere questa sfida e, a partire dall’agosto 2007, una comunità di quattro sorelle presta il suo servizio missionario in questa area indigena.

Attualmente siamo presenti in due riserve indigene: Jaguapirù e Bororó, la cui popolazione è di 15.000 abitanti. Nel territorio si trovano 63 chiese evangeliche e soltanto una cattolica, con cento battezzati. Dopo i primi passi e le visite alle famiglie, stabilimmo delle priorità di lavoro. Le sfide sono tante, ma certamente la più preoccupante è l’aumento della violenza, che riguarda soprattutto giovani e adolescenti. La causa di tutto ciò è l’alto consumo di droga e di alcool.

Un’altra sfida è la difficoltà a dialogare con alcune chiese evangeliche, che considerano la chiesa cattolica come un nemico da combattere.

dourados2Oltre a questo, i popoli indigeni del Mato Grosso del Sud sono al centro di una grande polemica, legata all’occupazione delle terre. E, come avviene in queste circostanze, si va sempre alla ricerca dei colpevoli. Da quello che si viene a sapere attraverso i mezzi di comunicazione, sul banco degli imputati ci sono la Chiesa cattolica e il Consiglio Missionario Indigenista (CIMI). I vescovi di Dourados e di Campo Grande hanno fatto pressione sul governo federale perché prenda provvedimenti. Hanno inviato lettere ai contadini, spiegando loro la posizione della Chiesa; hanno promosso incontri e dibattiti per aiutare le parti a dialogare, ma il risultato è stato scarso e le accuse sono molte. Anche noi suore siamo state minacciate e accusate tre volte di invasione e occupazione della proprietà dove dimoriamo, che appartiene alla diocesi. Per noi questa è stata una esperienza molto dura; d’altro canto abbiamo potuto capire quanto la nostra presenza e il nostro impegno siano valorizzate dalla popolazione indigena e dai suoi capi, dalla diocesi e dalle comunità della città di Dourados.

Malgrado tutto ciò, le attività nel Centro di Formazione e Promozione umana non si sono mai fermate. In questi ultimi anni sono stati tenuti per le comunità indigene corsi di informatica e di cittadinanza e abbiamo dato inizio a lezioni di capoeira (danza tipica) e di football, grazie ad un gruppo di volontari che hanno preparato un campo di calcio e una pista di basket. Anche le lezioni di ricupero scolastico non sono state trascurate. Nel corso dell’anno abbiamo avuto un aumento significativo di volontari per il corso di taglio e cucito e lezioni di artigianato, come pure per il corso di pittura su tessuto.

Lo sviluppo dell’individuo deve riferirsi a tutta la persona, sia nell’ambito umano che spirituale, i quali devono evolversi in modo armonioso. Per questo dedichiamo un’attenzione particolare alla catechesi dei bambini e degli adulti. Un gruppo di giovani della Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù ha portato avanti diverse attività di oratorio con bambini e adolescenti. Una psicologa e un’infermiera professionale hanno realizzato incontri di formazione con le donne, che, come sempre, vi hanno partecipato numerose. Il movimento cattolico del Rinnovamento nello Spirito, in collaborazione con quello di Boquim de Louvor, ha organizzato pomeriggi di preghiera di adorazione e di lode.

Abbiamo accompagnato la Pastorale dei Bambini con visite alle famiglie e celebrazioni della vita. Quando il tempo lo permetteva, abbiamo tenuto catechesi e celebrazioni varie nella cappella di Nostra Signora di Guadalupe.

Considerando che la messe è molta e gli operai sono pochi, provvidenzialmente arrivano sempre in nostro soccorso dei missionari da fuori. Nel dicembre 2015 giunsero tra noi da San Paolo i coniugi Laici Missionari della Consolata Luiz e Fatima Bazeggio, per una missione di 20 giorni. Essi visitarono molte famiglie, diedero lezioni di ricupero scolastico e collaborarono con altre attività nel nostro Centro. L’insegnante Vanessa, anche lei di San Paolo, rimase con noi due settimane, offrendo una grande testimonianza di donazione, altruismo e amore per i più bisognosi.

Siamo certe che tutto questo è opera di Dio, perché nei momenti di maggiore necessità, Egli ci invia le persone adatte per fare ciò che è più urgente in quel momento. La provvidenza divina non è una fantasia: per noi è una realtà concreta. La nostra gratitudine è grande, mentre allo stesso tempo sentiamo tutta la responsabilità di una missione che non è nostra, ma che ci è stata affidata da Dio.

Collaboriamo anche con il Servizio di Animazione Vocazionale Diocesano, che quest’anno è stato molto positivo. Sono state realizzate settimane di Animazione Missionaria nelle scuole, in occasione di ordinazioni sacerdotali, insieme al grande evento dal titolo “Chiamato”, che ha riunito più di duemila giovani della Diocesi.

Tutto questo ci anima e ci incoraggia a non misurare gli sforzi per il bene del nostro popolo indigeno, che, da parte sua, s’impegna molto, perché desidera occupare il suo posto nella società, come un popolo libero e amato da Dio.

Suor Aurora Cossu, MC

questo articolo è apparso su “Andare alle Genti

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