Apprendista, anziché protagonista

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All’inizio del mese di ottobre, ecco una bella testimonianza sulla missione

Il giorno che aspettavo con grande entusiasmo si avvicinava e avevo solo un grande desiderio nel mio cuore, quello di arrivare alla mia missione e iniziare subito qualche attività pastorale. Sentivo di essere ben preparata e che nulla mi mancava per dare il mio contributo nelle diverse opere della missione. Al mio arrivo in Mozambico, sono stata accolta calorosamente dalle sorelle della Regione e mi sono sentita subito a casa, pronta ad inserirmi nella nuova realtà. La mia destinazione è stata la Provincia di Cabo Delgado, nell’estremo nord del Mozambico, e precisamente la comunità di Montepuez. Sentivo una grande gioia in me, e ho detto al mio cuore: “Finalmente i tuoi sogni stanno diventando realtà”. Non volevo perdere neppure un momento, ma desideravo addentrarmi al più presto nella realtà del popolo e della missione e iniziare subito il mio lavoro apostolico.

La realtà della missione in questo luogo è molto interessante. Sono venuta presto a conoscere che a Montepuez si trovano diversi gruppi etnici, la maggioranza dei quali è costituita dal popolo Macua “Emeto” e dai Makonde. Vi sono poi gruppi poco numerosi, alcuni dei quali provengono da altre parti del Mozambico, particolarmente i giovani che vengono nella nostra città per i loro studi. Montepuez è una città che si sviluppa gradualmente grazie alle sue risorse naturali, così vi si trovano anche degli stranieri, provenienti da diverse parti del mondo, che entrano nel Paese per cercare la loro fortuna nello sfruttamento delle miniere.

Ricordo bene come fosse ieri la mia prima domenica in mezzo a questo popolo, che mi ha accolto con grande gioia e con danze che mostravano la loro felicità di avermi in mezzo a loro. Lentamente ho iniziato ad osservare i loro costumi, i loro modi di agire, ad ascoltare con attenzione quando parlavano tra di loro e a conversare con loro.

p-33Nel frattempo, ho iniziato lo studio della lingua locale, facendo delle domande per comprendere più a fondo la cultura del luogo. Così ho appreso dalla gente stessa la ricchezza della loro cultura e dei loro costumi. Mentre ero impegnata in questo studio, mi è stato chiesto di dare una mano nella pastorale giovanile della parrocchia e, nello stesso tempo, di lavorare nel settore di animazione missionaria vocazionale, per potermi inserire ancora meglio nella realtà locale.

Subito mi sono chiesta da dove potevo iniziare e che cosa potevo fare. Come primo passo ho chiesto un po’ della storia del gruppo giovanile e delle attività che portavano avanti. Mi sono trovata arricchita dalla loro condivisione su quello che avevano fatto negli anni precedenti e ho capito che da parte mia dovevo solo dare continuità a queste attività. Il secondo passo è stato quello di elaborare il piano delle attività insieme con il parroco e i giovani stessi. È stata questa una bella esperienza, perché abbiamo pensato di considerare tutte le varie attività come dimensioni della crescita dei giovani, sia a livello pratico-economico (ricamo, artigianato, lotterie, preparazione del cibo, lavori manuali), sia a livello psicologico e sociale (visite alle carceri e all’ospedale, diversi dibattiti) e spirituale (giornate di ritiro, opera di evangelizzazione e formazione cristiana, studi biblici). Non sono mancate nel programma le attività fisiche e di divertimento (sport, picnic e feste nelle quali ci riuniamo per condividere i piatti locali). Nel settore dell’animazione lavoriamo come équipe per poter aiutare i giovani vocazionati (ragazze e ragazzi) a scegliere la congregazione a cui vogliono appartenere o per avviarli al sacerdozio. Sento che è bello essere chiamati a lavorare nella vigna del Signore facendo conoscere ai giovani i vari Istituti perché ciascuno segua la via che il Signore gli indica.

In questi due anni trascorsi a Montepuez, ho scoperto la gioia di lasciare che qualcun altro potesse aiutarmi nel mio cammino di scoprire la bellezza e la ricchezza della cultura locale. Oggi rendo grazie a Dio perché questo popolo mi ha insegnato come entrare nella loro realtà. Tante volte ho sentito alcuni dei giovani che mi dicevano. “Irmã, por favor, vá devagar, pois não è ainda tempo”, “Sorella, per favore, vai adagio, perché non è ancora il tempo”. Per me questo è stato l’insegnamento più bello della cultura, che ha come principio: prima osservare le cose e dopo provare ad agire quando si conosce bene la realtà locale. Così sono arrivata alla conclusione che nella vita missionaria si è sempre apprendisti e non protagonisti.

Suor Immaculate Wanja Wanderi, MC

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