Concetta Petriliggieri: una donna divenuta missione

 

raquel

La testimonianza di vita di una donna che vibra e vive di missione

La sua passione per Gesù e per i poveri, nei quali voleva amarlo e servirlo, ha sempre guidato la sua vita e le sue scelte. Scelte talvolta ardite, come quando affascinata per l’Africa, decise di partire senza nessun appoggio, anzi, rifiutando l’offerta di un’organizzazione che avrebbe garantito una certa sicurezza, ma che l’avrebbe legata a un progetto “fatto a tavolino” il quale contrastava completamente con la sua visione di servizio agli ultimi, fatto in totale disponibilità e senza piani ne tempi  predeterminati.

Attraverso un amico comune incontra Don Giovanni Piumatti, Don Cesare Canavosio e P. Gianni Losito, tre sacerdoti Fidei Donum di Torino, che volevano incominciare una comunità allo stile di Charles di Foucauld in Congo, così, Concetta e altre giovani volontarie, accettando questa proposta, partirono nell’ottobre del 1974 per Lukanga. Portavano con sé tutto il loro entusiasmo, il desiderio profondo di una vita semplice, sobria e la voglia di mettere al servizio dei più poveri le loro capacità, la loro professionalità – Concetta si era laureata come ostetrica e aveva fatto un corso su malattie tropicale prima di partire- ma soprattutto erano determinate a lasciarsi “educare” dalla loro gente, a nulla imporre, a camminare al loro ritmo, accompagnando e sostenendo ogni loro iniziativa.

foto-71 (1)Vivere questo processo di acculturazione non fu certamente facile, così come non fu senza fatica imparare a vivere insieme in una comunità mista, ma hanno trovato sempre la forza e l’aiuto nel Signore e nella gente stessa che, con squisita delicatezza, li hanno accompagnati e sostenuti. In quarantadue anni non abbiamo mai fatto un progetto di testa nostra, afferma Concetta con disarmante semplicità, crediamo che i poveri abbiano, non solo la capacità di trovare soluzioni ai propri problemi, ma anche quella di gestire quei piccoli progetti attraverso i quali diventano protagonisti del loro sviluppo e della loro storia.

Tutto lo decidevamo insieme, in assemblea, racconta Concetta, illuminati e guidati dalla Parola di Dio. Come quella volta che, in una riunione, parlando dei problemi che tormentavano la comunità – popolazione che cresceva a dismisura, i continui litigi a causa dei campi che non bastavano perche tutti abbiano un pezzetto da coltivare, rischio che le tensioni aumentino – furono inspirati da Gen. 13, 1-12 (quando Abramo si separa da Lot), e piuttosto di rovinare l’amicizia tra loro, decisero di fare come Abramo, e un gruppo di trenta famiglie lasciò i campi agli altri e si trasferirono da Lukanga a Muhanga, nel bel mezzo della foresta, e Concetta con la sua comunità, si spostarono con loro!

Nasceva così il Progetto Waibraimu, un nuovo centro per costruire la pace! Il missionario, dice Papa Francesco, è un contemplativo della Parola ed anche un contemplativo del popolo, questa è una vera sensibilità spirituale per saper leggere negli avvenimenti il messaggio di Dio (EG154). Siamo chiamati, dunque, a un servizio che orienti con chiarezza evangelica il cammino da compiere insieme e nell’unità del cuore, dentro un presente fragile in cui il futuro vive la sua gestazione. Occorre camminar dietro al popolo, per aiutare chi è rimasto indietro e- soprattutto- perche il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade (cf Scrutate, 13).

foto-conceEssere con la gente, condividendo con loro tutto: le fatiche, le gioie e le speranze, le angosce, le paure e gli orrori della guerra, la totale insicurezza e vulnerabilità di fronte agli assalti dei militari e dei ribelli, che uccidono e saccheggiano, ha temprato il cuore e la vita di questa piccola-grande donna che ha deciso di rimanere sempre accanto alla sua gente, diventando così segno tangibile della Presenza di Dio che mai abbandona il suo popolo.

Con il passar degli anni, e per diverse e validissime ragioni, alcuni membri della comunità rientrarono in Italia, Concetta, invece, dopo più di quaranta anni di servizio missionario è ancora pronta a ripartire, benché ora spenda tempi più lunghi in patria, giacché le forze vengono meno e la salute diventa fragile. Comunque, il suo impegno e servizio ai poveri non ha confini, difatti, Lei sa che missione non è semplicemente partire, ma è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro. Perciò, quando è a Modica, ovunque ci sia una persona bisognosa d’aiuto, lei è sempre disposta a dare una mano, ad accogliere, a offrire un sorriso, ad ascoltare, a dare il meglio di sé.

Ho conosciuto Concetta tre mesi fa, quando sono arrivata, per la prima volta, a Modica, per incontrare gli altri membri della nascente comunità missionaria intercongregazionale. Per essere precisa, però, prima di incontrare lei ho conosciuto la sua casa.  Sono arrivata di tarda serata, e mi ha commosso profondamente il fatto che Concetta, che già ospitava Sr Giovanna, andasse a dormire dai suoi parenti per lasciare la sua camera a me, poiché non avevamo ancora una nostra abitazione.

D’allora abbiamo avuto occasione di condividere con lei alcune attività e tanti momenti di riflessione, pieni di significato, sulla Chiesa, sull’impegno dei laici, sulla missione. Tuttavia, è la sua testimonianza di una vita, radicalmente evangelica, che ha fatto si che Concetta diventi, per noi, un punto di riferimento validissimo e una continua provocazione a vivere con rinnovata passione la nostra consacrazione e missione.

Fra una settimana riparte per il Congo, e al solo pensiero di rivedere la sua amata gente di Muhanga (Nord Kivu) il suo volto s’illumina e i suoi occhi sprizzano una gioia profondissima. Per Concetta, la missione non è un ornamento che si può togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. Per lei, Missione, è qualcosa che non può sradicare del suo essere se non vuole distruggersi, perche lei stessa è divenuta Missione (cf EG 273)!

Suor Raquel Soria, MC

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