Attorno ad una pentola

Tra donne ci si capisce, soprattutto attorno ad una pentola

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Era la seconda visita alla comunità di Tañavillque: ci aspettavano, come programmato nel nostro primo incontro, alle 7 della mattina per la riunione con le mamme. La sera precedente, a cena, cercavamo di preparare l’incontro: che diremo loro? Su quale tema possiamo basare la nostra riunione? Eravamo un po’ indecise, per diverse ragioni: l’ostacolo più grande era il problema della lingua, infatti le donne parlano prevalentemente il quechua, e non sapevamo fino a che punto capivano lo spagnolo.

bolivia_pentola2Partiamo da Vilacaya quando le prime luci dell’alba si presentano pigramente all’orizzonte: poco per volta, nel nostro viaggio tra valli e colline, i raggi del sole colorano le punte delle montagne, che ci lasciano senza parole nella loro bellezza. Arriviamo, puntuali come orologi svizzeri, alle sette spaccate. Le mamme arrivano alla spicciolata, e le scopriamo nel cortiletto dietro la scuola attorno al fuoco, indaffarate a pelare e tagliare le verdure per la minestra. Ci mettiamo anche noi attorno al fuoco, sorridendo ai bambini avvolti nell’aguayo, sulle spalle delle loro mamme. Iniziamo a chiacchierare con le signore, che si dimostrano aperte e loquaci. Ridono quando cerchiamo di spiccicare qualche parola in quechua, e sono contente quando ci mettiamo a scuola di cucina: stanno preparando la k’alapurka, una minestra a base di farina di mais, che si fa cuocere al contatto con pietre roventi. Il tempo passa, attorno alla pentola, sereno e tranquillo: tra donne ci capiamo senza tante parole, in un ambiente naturalmente femminile, quale è una cucina. Alcune si aprono con fiducia: una giovane ci racconta della sua vita e dei suoi sogni, ci fa entrare nello spazio sacro della sua storia.

Ci prendiamo in giro da sole: la notte precedente ci siamo scervellate cercando un tema da trattare a mo’ di lezione, un po’ troppo abituate a certi schemi mentali e missionari… mentre l’incontro è stato puramente e semplicemente INCONTRO!

bolivia_pentola3La k’alapurka è pronta: ci trasferiamo in un’aula della scuola rurale, e ci godiamo il buon piatto. Nella cultura quechua si parla molto con il cibo, e questa k’alapurka ci dice quanto siamo ben accolte. Le donne avevano espresso il desiderio di imparare taglio e cucito e maglieria: proponiamo loro di iscriversi ad un corso, tenuto dalle suore del Bambin Gesù; con gioia constatiamo che un gruppetto è interessato alla proposta e sogna di poter sbarcare il lunario per il bene della propria famiglia e della comunità. Tañavillque è una borgata piccola e umile, ma ammiriamo la voglia di vivere di questo gruppetto di contadini che – ogni anno di più – deve lottare contro il cambio climatico che li spinge al limite della sussistenza, e forse quest’ anno alla fame.

Concludiamo l’incontro con la celebrazione della Parola. Cantiamo insieme: “La tua Parola è luce che illumina la nostra oscurità”. Sì: la tua Parola è luminosa come il sole nell’Altipiano, che splende e dona a tutti il suo calore. Ti presentiamo Reyna, Lidia, Benita… e tutte le nostre amiche di Tañavillque: sii Tu la luce e la forza che permette loro di continuare il cammino, di perseverare con tenacia in questa meravigliosa vocazione che hai affidato alla donna: di far crescere e avere cura della vita.

Suor Stefania Raspo

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