Si vive ancora in Somalia?

La speranza dell’arrivo della pace non finisce mai.

Famiglia somala
Famiglia somala

Questa è la domanda che tante volte mi sento rivolgere da amici e conoscenti, data la triste situazione di violenza in cui è piombata la Somalia, che ci induce a pensare che ormai tutto sia finito.

Nonostante la difficoltà di alleviare la sofferenza di questo popolo, non l’abbiamo mai abbandonato e nei momenti di emergenza abbiamo dato la nostra mano, sempre nel limite del nostro possibile.

Come Missionarie, siamo chiamate a sperare contro ogni speranza e a seminare anche sul terreno roccioso e arido, apparentemente sterile, seminare senza attese, fidandoci solo di LUI, sapendo che, se il seme gettato è buono, presto o tardi porterà i suoi frutti. Questa è la nostra fede.

È possibile pensare che Suor Leonella Sgorbati sia uno di questi frutti?

Dopo il dolore e lo sgomento di quei giorni, oggi possiamo godere per il cammino che la sua causa di beatificazione sta facendo, lei che è stata fedele alla missione fino al dono della vita, si è donata senza calcoli, senza riserve, fidandosi solo di Colui che sentiva come Padre e un Padre che dà sempre cose buone ai suoi figli.

Sovente siamo tentate di fare di tutte le erbe un fascio, ma rivedendo la mia esperienza di 40 anni in Somalia, posso dire di essermi sempre trovata bene con i Somali, anche se non posso negare che tra di loro esistono gli estremisti, ma di questi parlano già tutti i giornali.

Mercato di Bakara, somalia
Mercato di Bakara, somalia

Oggi vorrei guardare l’altra faccia della medaglia, cioè quella della gente buona della quale mai nessuno parla, perché non hanno voce e non fanno notizia. Gente che desidera vivere in pace, poter lavorare, stare nella propria capanna con la famiglia, con i propri figli. Purtroppo la violenza tante volte li costringe a lasciare tutto e fuggire dalla loro terra, perché la loro stessa vita è a rischio.

In questi casi, coloro che hanno la possibilità progettano di uscire dalla Somalia, anche se sono coscienti che rischiano di perdere la loro vita nei flutti del mare o nel terribile deserto, dove la gente viene sacrificata e non ha più neanche un nome. Un giorno, dialogando con un giovane, mi sentii dire: “Se sto qui sono votato alla morte, mentre se rischio ho la probabilità di vivere”.

Ma non tutti hanno la possibilità di poter andare all’estero, la maggior parte della gente resta in Somalia per vivere o per morire, non ha altra alternativa, questi sono i veri poveri ai quali noi Missionarie della Consolata diamo tutta la nostra attenzione e il nostro aiuto.

I nostri progetti in Somalia seguono sempre il ritmo delle emergenze: scuole per i giovani per dare loro una speranza incoraggiandoli a restare nella loro terra, nella loro famiglia, in modo da essere una forza per il domani.

Sfollati accampati davanti al parlamento somalo.
Sfollati accampati davanti al parlamento somalo.

Cerchiamo inoltre di dare un aiuto sanitario attraverso la costruzione di un ospedaletto e vari ambulatori nei villaggi e nei campi profughi, privilegiando sempre l’attenzione alle mamme ed ai loro bambini. L’ultima emergenza è stata quella di donare una tenda, dato che centinaia di famiglie erano state sfrattate e dislocate lontano dai centri abitati, in piena boscaglia e si trovavano senza un riparo dal sole del giorno e dal freddo della notte.

Il Progetto “Agricoltura”, attraverso il quale centinaia di famiglie profughe sono state reinserite nella vita dei villaggi, consiste nell’assegnare ad ogni famiglia due ettari di terra, donati dagli anziani dei vari villaggi. Essa si impegna a lavorare seminando granoturco, cereali, verdure e alimentandosi con ciò che produce.

Tutto questo si è potuto realizzare grazie alla generosità dei nostri benefattori, a loro va tutta la nostra riconoscenza e il nostro sentito GRAZIE per il supporto concreto e l’incoraggiamento che sempre ci danno.

suor MARZIA FEURRA MC

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