Santiago

L’addio al piccolo Santiago e la dura vita dei cartoneros della periferia di Buenos Aires

 

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il treno Sarmiento, che collega la periferia ovest della gran Buenos Aires al centro della capitale

E´molto tardi, stasera, ma non  posso dormire. Torno in cappella e nella penombra, solo un raggo di luce illumina il volto della Consolata. Sí, ho bisogno di parlare con Te, Madre della Consolazione e il tuo sguardo mi invita ad aprire il cuore.

Siamo state nel barrio San Eduardo oggi, nella casa di Mónica, nostra amica da quando, anni fa, giungemmo a vivere proprio vicine alla sua casa e i suoi bimbi giocavano contenti nel nostro giardino. Ma stasera solo risuona nel mio cuore il pianto di Monica, una mamma che ha perso tragicamente il suo bambino, Santiago di 8 anni, che sulla strada ferrata, raccoglieva bottiglie di plastica per rivenderle;  ed oggi non c´e piú. Il treno ha troncato la sua vita… e la sua sorellina Guadalupe, stretta alla mamma, continua a gridare  “Santi, dove sei? Ti voglio vedere!”. Chi potrá consolare Guadalupe? Non  ci sono parole, solo lacrime che dicono dolore e rabbia… Monica le ha detto che Santiago oggi é su quella stella che brilla lassú in cielo, ma per la sua sorellina solo rimane il vuoto dell’assenza.. Santi non giocherá piú con lei, non la rincorrerá piú per tirarle, per scherzo, i suoi lungi capelli neri.

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la foto del piccolo Santiago

Frattanto é giunto Padre Rubén e Monica prepara un altare nel cortile, il tavolino tirato fuori  dall´ unica stanza della casetta. Vi posa sopra un vasetto di fiori ed appoggia la foto di Santiago; una folata di vento la fa cadere, ma rapidamente il Padre la raccoglie e l´appoggia al piccolo calice, mentre inizia la celebrazione.  Come non pensare ad uno stupendo, quanto commovente accostamento? Il volto di Santiago, sorridente, sembra posare, come offerta, sul calice preparato per l’Eucarestia e quel fiore parla di vita, una vita appena sbocciata e recisa prematuramente.

Madre Consolata, so che  Tu hai accolto Santi nel tuo abbraccio gioioso nella Vita che non ha fine ed ora stringi Monica al tuo petto, con infinita tenerezza, e le tue lacrime si uniscono alle sue… perché Tu sai cosa significa perdere un Figlio! So che il Cuore di Dio piange al vedere che un bimbo muore sotto un treno, perché non ci sono sbarre che difendono la strada ferrata e perché nel barrio un papá e una mamma devono essere cartoneros (raccoglitori di cartone) o changarines (lavoratori occasionali) per alimentare i loro figli.

Stasera, Madre Consolata, voglio credere fortemente che il tuo Figlio ascolta il gemito del povero che grida a Lui… voglio credere, perché ne ho l’esperienza:  lungo il cammino della mia vita, Lui mi ha dato mille prove del suo Amore e fedeltá!

Ma come, come non sentire che ti si rompe il cuore davanti al dolore di una madre e al pianto di una bimba? Che cosa dirle? Oh le parole non servono… solo possiamo abbracciarla forte e piangere con lei.

Passa Nestor, suo fratello maggiore: uno sguardo alla foto di Santiago e corre via, non ce la fa piú.  Ma non può abbandonarsi alla disperazione: possibile cambiare queste realtá!

santiago3Mi ritorna alla mente l’ invito che Papa Francesco rivolse in Bolivia ai partecipanti all’incontro dei movimenti popolari: “ti domandi: che cosa posso fare io cartonero, riciclatore, venditore ambulante, indigena se appena guadagno per vivere… se sono persino escluso dai piú elementari diritti dei lavoratori? Che cosa posso fare io, dalla mia villa miseria, discriminato ed emarginato? Che cosa puó fare quel giovane, quel missionario che va nei quartieri e nella villa miseria, visitando la gente con il cuore colmo di sogni ma  quasi senza soluzioni per i tanti problemi che incontra?”

Sí, Madre Consolata, che possiamo fare? “Potete fare molto, molto “ dice il Papa “Voi, i poveri, i piú umiliati ed esclusi, voi potete e fate molto. Voglio dirvi che il futuro dell’umanitá sta, in gran misura,  nelle vostre mani, nella capacitá di organizzarvi, di promuovere alternative creative, nella ricerca quotidiana del cambio, attraverso  le tre T: trabajo, tierra e techo (lavoro, terra e tetto)”.

P. Rubén sta terminando la Messa e sul pino del cortile, proprio sulla punta, un uccello canta la sua canzone. Segno di vita, di quella Vita piena che Santi ha già raggiunto.

Domani sarà la festa della nostra Famiglia Consolatina-Allamaniana: tempo di speranza, non disincarnata e ieratica, no, bensí speranza certa che nasce dalla Consolazione vera. L’Amore, la Vita sono l´ultima parola, quella che sola puó asciugare le lacrime di Monica e rispondere al grido di Guadalupe.  Santiago continua vivo nel cuore e nella lotta quotidiana, perché nessun altro bimbo, a 8 anni, sia ucciso dal treno, raccogliendo bottiglie di plastica per aiutare la sua famiglia.

Così canta un chamamé (musica tradizionale del Nord dell’Argentina): “vogliamo essere una Chiesa che rivela l’amore del Signore, che esce ad incontrare la gente ed offre loro l’abbraccio del perdono; che consola ed accompagna, che apre il cuore alla misura della sofferenza del suo popolo”.

Madre Consolata, donami anche stasera la serena certezza che tu cammini con noi, percorri le nostre8kkkkk strade, Sorella e Madre sempre, perché il dolore della nostra gente che noi deponiamo nel tuo cuore, Tu ce lo ridoni trasformato in Consolazione, Speranza e Vita.

Suor Gabriella Bono

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