Dalla clausura: auguri di una donna

Celebrare per la donna significa anche assumere la propria responsabilità nel far emergere e rispettare la sua dignità.

Sala di attesa nel dispensario di Empada in Guinea Bissao
Sala di attesa nel dispensario di Empada in Guinea Bissao

Tra i tanti commenti ricevuti in questi giorni a riguardo della festa della donna nell’anno del grande giubileo della misericordia uno mi è giunto anche da una suora di clausura che ho trovato particolarmente bello, profondo e ricco di riflessioni, non solo per ciò che riguarda la dignità della donna in generale, bensì parla della consapevolezza che tale dignità deve essere prima di tutto riconosciuta e rispettata dalla donna stessa. La donna deve assumersi il suo ruolo vero e la sua responsabilità nel far emergere e rispettare la sua dignità. La donna deve diventare sempre più protagonista e artefice della sua vita e del suo futuro creando una convivenza equilibrata e armoniosa, portatrice ed educatrice di valori profondi prima per se e poi per la società in cui vive.

Così scrive la claustrale: “Che le donne facciano sentire la loro voce e richiamino l’attenzione su quanto di loro si pensa, si dice e soprattutto si propaganda, per manifestare il loro dissenso e le loro ragioni, lo ritengo legittimo, ma nello stesso tempo spererei vivamente che la donna stessa abbia giusta consapevolezza della dignità che vuole affermare e idee chiare sulla sua identità e capacità di progettazione della propria vita. Cosa che, francamente, non mi sembra essere sempre certa nel nostro contesto sociale.

Mamma e figlio del Potosì, Bolivia
Mamma e figlio del Potosì, Bolivia

Mi sembra infatti che essere donna, e donna emancipata, attualmente si identifichi il più delle volte con l’equiparazione di ruoli e poteri rispetto all’uomo. Tanto che non è raro sentire parlare di cifre sulla partecipazione femminile agli incarichi di rappresentanza o di alto livello a dimostrazione della sua posizione culturale ancora minoritaria. Ma il problema è a monte: se anche la donna giungesse ai vertici delle più brillanti carriere – cosa che cordialmente le auguro e talora, di fatto, già avviene – desidererei comunque che il suo modo di essere e di porsi fosse di timbro diverso, femminile appunto (il che non vuol dire inferiore, ma di altra qualità), arricchendo ogni ambito culturale, politico e sociale della sua specifica forma di umanità e sensibilità. Per il suo profondo rapporto con la vita, il suo intuito e la sua capacità di osservazione, per l’attenzione all’umano e le connaturali doti di generosità, la donna è infatti, a mio avviso, portatrice privilegiata di originalità, di innovazione e creatività, nonché di bellezza nel senso più filosofico ed estensivo del termine.

In tutta sincerità non trovo convincenti né interessanti le donne che imitano la figura maschile mostrando una sicurezza talora aggressiva che indurisce il loro tratto, oppure ostentando una spregiudicatezza di comportamenti e di toni che le omologa a un modello quanto mai dissonante dal loro fondamento antropologico. Perché, tra l’altro, una delle questioni connesse al valore, o disvalore della donna oggi, è quella dello smantellamento di quella compostezza, o meglio pudore (parola obsoleta nella nostra cultura, se non all’indice) che custodisca ma anche sveli in certo senso il mistero profondo della persona.

Coro di donne durante una celebrazione a Wawata in Tanzania
Coro di donne durante una celebrazione a Wawata in Tanzania

E tocchiamo qui un secondo punto della questione. Ovvero l’influenza della cultura dominante, soprattutto a livello mediatico, sull’immagine della donna. Un’immagine troppo spesso legata al corpo, considerato come “oggetto o strumento di piacere, di consumo e di guadagno”, e dunque esposto a una mercificazione esplicita o sottesa. Quando invece il corpo è un prezioso strumento di comunicazione che può anche esprimere lo specifico femminile senza giungere a rappresentazioni di dubbio gusto e valore.”

Grazie Sorella claustrale, donna pienamente realizzata e ricca di valori che hai condiviso con noi e con le tante donne che leggeranno queste riflessioni. A tutto il mondo femminile che festeggeranno l’8 marzo l’augurio di sperimentare la bellezza e la grandezza del proprio essere donna e madre di nuove generazioni di uomini e donne che in piena sintonia vivono nel rispetto e apprezzamento reciproco per la costruzione di una nuova umanità così come è stata pensata e voluta dal Creatore.

Sr. Eugenia Bonetti (missionaria della strada)

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