TRASFORMARE IL MALE IN BENE…

Il coraggio di Ester sarà salvifico: il decreto di sterminio, già firmato, non può essere revocato, ma il re autorizza gli ebrei a difendersi dall’imminente attacco.

Studiose e studiosi l’hanno paragonata a Cenerentola. Anche Ester, infatti, è una giovane orfana che, con il matrimonio, viene inaspettatamente riscattata dalla miseria e dal silenzio. Ma se l’eroina delle fiabe ha pochi meriti personali (tranne che nella versione dello scrittore inglese Roald Dahl), la ragazza docile, obbediente e silenziosa della Bibbia ne ha da vendere. Capace, come sarà, di trasformarsi in colei che salverà il suo popolo dalla morte.

La storia, che si svolge nell’impero persiano durante la diaspora, è nota. Al termine di lunghissimi festeggiamenti, il potente re Assuero/Artaserse “che regnava dall’India fino all’Etiopia sopra centoventisette province” (Ester 1,1) invita a partecipare alla festa anche la moglie Vasti. La donna, però, rifiuta di presentarsi. Espulsa dalla corte (il suo no viene letto come un affronto), viene sostituita da Ester, scelta tra le più belle vergini del regno. La ragazza è ebrea, ma non lo dice. La sua identità verrà tenuta nascosta fino a quando Mardocheo (un suo parente), venuto a conoscenza di un complotto ordito dal visir Aman per sterminare gli ebrei, chiede alla regina di intercedere per il proprio popolo. Il rischio è molto alto, ma lei accetta. Il coraggio di Ester sarà salvifico: il decreto di sterminio, già firmato, non può essere revocato, ma il re autorizza gli ebrei a difendersi dall’imminente attacco. E onde evitare che si dimentichi la minaccia scongiurata, da Ester e Mardocheo viene fissata una festa annuale, Purim, che tutto Israele dovrà celebrare di generazione in generazione fino alla fine dei tempi.

Protagoniste del racconto sono dunque due regine. L’una, Vasti, è una figura per nulla delineata nel racconto: sappiamo solo che il re decide di convocarla “per mostrare al popolo e ai capi la sua bellezza” (1,11). Possiamo immaginare che la regina abbia rifiutato – con estremo coraggio – di farsi trattare come un oggetto, come trofeo da mostrare al pubblico. E se questo atteggiamento maschile, nella mentalità del tempo (e non solo!), poteva essere considerato normale, decisamente non normale è il no della donna. Il colpo di scena è forte. È un rifiuto inconcepibile nella dinamica tra maschile e femminile, tra potere e sottomissione. Ma è, al contempo, un rifiuto necessario ai fini della storia d’Israele: è grazie al no di questa donna, infatti, che può avverarsi la salvezza per un intero popolo a rischio di sterminio. Vasti esce dunque di scena in silenzio, con estrema dignità. Si ritroverà sola, ma non piegata.

Il colpo di scena è forte. È un rifiuto inconcepibile nella dinamica tra maschile e femminile, tra potere e sottomissione. Ma è, al contempo, un rifiuto necessario ai fini della storia d’Israele: è grazie al no di questa donna [la regina Vasti], infatti, che può avverarsi la salvezza per un intero popolo a rischio di sterminio.

L’altra protagonista è Ester, il cui omonimo libro insieme a quello di Rut e di Giuditta compone una trilogia di racconti sapienziali dal nome di donna. Ester è per definizione “la nascosta”, perché questo significa in ebraico il suo nome, ma lo è a tanti livelli.

Ester, innanzitutto, vince e passa alla storia non perché è la regina di Persia (come si potrebbe inizialmente pensare), ma perché è la regina d’Israele. Figura misteriosa anche perché priva di padre e di madre, è proprio la sua condizione di orfana a darle una funzione messianica, quasi un Mosè in versione femminile, come tanti hanno sottolineato.

Nascosta non è solo Ester: un’altra caratteristica del racconto ebraico, infatti, è l’assenza di Dio. E se tale assenza è stata fonte delle più varie interpretazioni, ci piace pensare che ciò non significhi che Dio non ci sia, ma che Egli è nascosto: sta a noi cercarlo nei nomi, nelle parole e nella storia che viene raccontata.

Entrata in Carmelo per offrire la sua vita a Dio, Edith Stein la offrì anche per il popolo ebraico. Esattamente come fece Ester. “Non posso fare a meno di tornare sempre a pensare alla regina Ester, che fu presa dal suo popolo per intercedere davanti al re in favore del suo popolo – scrive Teresa Benedetta della Croce –. Io sono una piccola Ester, molto povera e impotente, ma il Re che mi ha scelto è infinitamente grande e misericordioso”.

Una storia che ha al centro un nodo fondamentale per l’umanità: salvare se stessi o salvare gli altri? E, nello specifico, tentare di salvare gli altri anche quando questo potrebbe significare condannare se stessi? Mardocheo coglie il nocciolo della questione quando va ad implorare l’aiuto della regina: “Non dire a te stessa che tu sola potrai salvarti nel regno, fra tutti i Giudei” (4,12). Sarebbe stato difficile colpevolizzare una ragazza spaventata dinnanzi a un compito tanto rischioso, ma il coraggio apparentemente inaspettato è qualcosa che le donne imparano presto a conoscere. Certo, la domanda successiva di Mardocheo parrebbe voler riportare Ester nell’ambito di un disegno divino (“Chi sa che tu non sia diventata regina proprio per questa circostanza?”: 4,14), ma la scelta se dire sì o no è un’opzione possibile. Un’opzione che in realtà Ester nemmeno contempla: dopo tre giorni di digiuno, a cui chiama tutto il popolo, rende nota la sua scelta. “Contravvenendo alla legge, entrerò dal re, anche se dovessi morire” (4,16). Il finale non è certo, la sua scelta sì.

Tra le donne che si sono ispirate a Ester ci piace ricordare la filosofa carmelitana morta ad Auschwitz. Un anno prima di finire in una camera a gas, infatti, Edith Stein scrisse per lei un componimento poetico intitolato Dialogo notturno. Entrata in Carmelo per offrire la sua vita a Dio, Edith Stein la offrì anche per il popolo ebraico. Esattamente come fece Ester. “Non posso fare a meno di tornare sempre a pensare alla regina Ester, che fu presa dal suo popolo per intercedere davanti al re in favore del suo popolo – scrive Teresa Benedetta della Croce –. Io sono una piccola Ester, molto povera e impotente, ma il Re che mi ha scelto è infinitamente grande e misericordioso”.

Ester è il prototipo delle grandi cose realizzate, con caparbia e coraggio, nel silenzio.

Piccola sorgente che divenne un fiume” (10,3), la definisce Mardocheo nella Bibbia. È probabilmente l’immagine che meglio coglie il messaggio, ancora attualissimo, di questa storia. Ester è il prototipo delle grandi cose realizzate, con caparbia e coraggio, nel silenzio. Umile (“Detesto l’insegna della mia alta carica, che cinge il mio capo nei giorni in cui devo comparire in pubblico”: 4,17) e semplice, prima nascosta e poi combattente, questa ragazza diventa donna muovendosi negli intrighi dei palazzi, uscendone trasformata per sé e per il suo popolo. Così, capace di trasformare il male in bene.

GIULIA GALEOTTI

questo articolo è stato pubblicato in Andare alle Genti

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