MISSION IS POSSIBLE

È in programma, a Brescia, dal 13 al 15 ottobre, Il primo festival della missione.  Un festival, naturalmente a porte aperte che permette sperimentare la missione attraverso diversi eventi: testimonianze missionarie,  momenti di preghiera, mostre fotografiche, concerti, tavole rotonde, spettacoli…

Molti Istituti Missionaria, tra cui le Suore Missionarie della Consolata, hanno dato una risposta positiva e immediata come segno di apertura e disponibilità per collaborare, ma soprattutto per condividere il dono della missione, come parola di vita, parola di Gesù, che non si può nascondere, ma che è urgente condividere, perché “ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita…vi annunziamo” (1Gv 1,  1-3).

Lo slogan di questo festival: “Mission is possibile” ci ricorda che un nuovo annuncio del Vangelo è possibile, soprattutto innanzi alle sfide del oggi e alla necessità di condividere il dono di Dio Consolatore, in piena sintonia con la Chiesa “in uscita” sulla quale Papa Francesco molto speso ci fa allusione.

Per conoscere di più su questo grande evento missionario e per partecipare, guardare il sito www.festivaldellamissione.it

Share

IL FRUTTO DELLA VERA EDUCAZIONE….

Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto (Carlo Maria Martini).

È una convinzione che l’educazione, contribuisce a costruire ponti e a trovare nuove risposte alle molte sfide del nostro tempo; allo stesso tempo  l’educazione, nella sua dinamica genera vita, “una vita tesa alla ricerca del bello, del buono, del vero e della comunione con gli altri per una crescita comune” (Papa Francesco).

Noi Suore Missionarie della Consolata sappiamo che  questa vita che si manifesta in un desiderio soprattutto dei più giovani, si trova anche nei frutti di un popolo educato. Sin dall’inizio abbiamo contribuito alla missione della chiesa, offerto nell’ambito educativo, orientato sempre al servizio della crescita alla piena maturità umana della persona camminando con loro nelle varie tappe di crescita.

Vediamo questa galleria fotografica che mostra il lavoro di educazione e formazione nei diversi contesti missionari.

Share

Festa dei Popoli a Taranto

Come ogni anno, Taranto festeggia la convivenza dei Popoli

Torna a Taranto la Festa dei Popoli diocesana, manifestazione che, giunta alla quattordicesima edizione, si è tenuta nel pomeriggio di domenica, 14 maggio, presso la Concattedrale “Gran Madre di Dio” di Taranto, sul cui sagrato le comunità etniche allestirono stand culturali, artigianali, gastronomici, mostre, performance e spettacoli folkloristici con canti e musiche etniche.

La Festa dei Popoli diocesana 2017 è organizzata dall’Ufficio diocesano Migrantes di Taranto in collaborazione con diversi uffici diocesani, parrocchie, scuole, scout e associazioni locali: Stella Maris, Comunità Etniche, Missionari e Missionarie della Consolata, Caritas, A.S.E.R., Ufficio Missionario, Missionari Saveriani; l’iniziativa si avvale del patrocinio del Centro Servizi Volontariato Taranto.

Momento clou è la celebrazione eucaristica della Festa dei Popoli diocesana presieduta in Concattedrale, alle ore 16.30, da S.E. Monsignor Filippo Santoro, l’Arcivescovo di Taranto con il quale concelebrerono sacerdoti di diverse etnie presenti nella diocesi; polacca, rumena, albanese, nigeriana, ucraina, eritrea, congolese e cingalese; in questa particolare celebrazione, infatti, si inviterono i presenti ad esprimere la propria fede con i loro suoni e le loro tradizioni.
In seguito i partecipanti effettuarono sul sagrato una visita agli stand culturali con la degustazione dei prodotti tipici preparati dalle varie etnie, nonché assistettero a performance con canti e musiche etniche, intercalate da testimonianze vissute.

La Festa dei Popoli diocesana quest’anno ha come tema “Da sconosciuti a fratelli” e, come ha spiegato il direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes, Marisa Metrangolo, «rappresenta un momento molto importante per la città in tema di integrazione, multietnicità e intercultura. È un fattore di coinvolgimento e di attrazione per l’intera cittadinanza, nonché un’ottima occasione per attutire eventuali tensioni sociali». È un fattore di coinvolgimento e di attrazione per l’intera cittadinanza, nonché un’ottima occasione per attutire eventuali tensioni sociali».

«Infatti anche in questa edizione la Festa dei Popoli diocesana – ha poi detto Marisa Metrangolo – si conferma come uno spazio di dialogo tra diverse culture e tradizioni dei popoli, entra in contatto diretto e personale con la “mondialità” che è presente tra noi. Promuove la cordiale convivenza e la reciproca integrazione».

Suor Mariangela Mesina, MC

Share

Giovani, voi aspirate a “prendere il volo”

“Quando Dio tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi diventano capaci di azioni veramente grandiose. Le “grandi cose” che l’Onnipotente ha fatto nell’esistenza di Maria ci parlano anche del nostro viaggio nella vita, che non è un vagabondare senza senso, ma un pellegrinaggio che, pur con tutte le sue incertezze e sofferenze, può trovare in Dio la sua pienezza” (Papa Francesco, giornata mondiale della gioventù 2017)

Le Missionarie della Consolata accompagnando i giovani li aiutano ad essere protagonisti della propria  storia e capaci di decidere per il loro futuro.

Queste fotografie rispecchiano alcune delle nostre presenze tra i giovani.

Share

Un prezioso regalo del Sole

La Scalinata dell’Inca sull’Isola del Sole, custodita da Mama Okllu e Mallku Kapac

PATRIMONIO DEI POPOLI:

Miti, leggende, racconti…: un invito a scoprire e gustare la bellezza e la ricchezza delle diverse espressioni culturali dei popoli tra i quali viviamo la nostra missione.

Per i turisti che attraccano all’Isola del Sole, nel Lago Titicaca (Bolivia), a quasi quattromila metri di altezza, ci sono due statue ad accoglierli: sono imponenti, un uomo e una donna vestiti secondo la tradizione Inca; i due affiancano una scala lunga e ripida, che porta a una fontana di acqua fresca. Si tratta di Mallku Kapac e Mama Okllu, i leggendari fondatori dell’Impero Inca, figli di Inti, il dio Sole. Ecco una leggenda quechua/aymara che racconta la loro storia, e non solo, narra anche l’origine di un alimento molto importante per i popoli andini: il mais.

Wiracocha, il supremo Dio, era molto arrabbiato: gli uomini che aveva creato per amore e a cui aveva insegnato l’arte e la scienza, si erano lasciati sedurre dal dio del Male, Supaya, e nel loro cuore erano cresciuti l’odio e l’invidia. Fece scendere neve e gelo, i campi diventarono sterili, nelle anime degli uomini rimase solo il dolore e il pianto. Rimasero solo rovine e silenzio dove prima fiorivano l’arte e la scienza. Con il tempo, gli esseri umani dimenticarono ogni tipo di virtù, diventarono cannibali e si comportavano come bestie. Fu un castigo che durò lunghi secoli, fu la notte dell’umanità!

Un giorno Inti, il figlio prediletto del Dio degli dèi Wiracocha, si avvicinò a suo padre e gli disse: “Padre mio, creatore di ogni cosa, dal cuore buono e magnanimo, ti supplica questo tuo figlio affinché si calmi la tua collera contro l’umanità, abbandonata nella Terra. Permetti che i miei due migliori figli scendano, si avvicinino alle persone e cerchino di ammansire quei cuori, guidandoli sulla via che corrisponde loro, come figli della tua Creazione”.

Wiracocha ascoltò suo figlio con calma, quindi gli rispose: “Figlio Inti, da oggi ti chiamerai il Benefattore e l’Incomparabile: le tue ragioni hanno commosso il mio cuore, non è un caso che sia tu il mio figlio prediletto, mio amato Inti. Che si compia il tuo desiderio: manda i tuoi figli, dopo averli educati nel bene e nel lavoro”.

E fu così che Inti trasportò su di un fulmine i suoi due figli Mallku Kapac e Mama Okllu, che lasciò nell’isola del Sole, nel grande lago Titicaca. Diede loro un bastone d’oro: “Prendete questo bastone: quando affonderà nel terreno, sarà il segno che in quel posto fonderete il vostro regno”.

I due, fratelli e sposi allo stesso tempo, iniziarono la ricerca del luogo della loro dimora: una barca di giunchi, diretta misteriosamente, solcò il lago e li lasciò sulle sue rive. Sulla terraferma, cominciarono il loro pellegrinaggio verso il nord. Camminavano senza posa, non evitavano la fatica, sopportando il freddo della notte e le asperità del terreno, scalavano montagne. Lanciavano il bastone aureo al suolo, in cerca del luogo predestinato, ma niente. Ormai erano passati diversi giorni, e nella bisaccia che avevano portato con sé era rimasto ben poco da mangiare.

“Non ti preoccupare, sorella mia e sposa mia”, disse Mallku Kapac, “so che nostro padre Inti non ci abbandonerà. Siamo suoi figli, e siamo qui perché lui ci ha inviato”, la sua voce era serena. Continuò: “Questo pomeriggio, prima che il Sole tramonti, parlerò a nostro Padre in ginocchio, abbi fede che ascolterà la nostra preghiera”.

In quel pomeriggio i due fratelli sposi arrivarono ai piedi di una montagna. Inti, il Padre Sole, dava gli ultimi raggi di luce alle valli, attraverso le fenditure delle rocce. Aprì le braccia verso i suoi figli amati e indicò loro una gola rocciosa, dietro cui in poco tempo sarebbe scomparso. Parlò così: “Figli miei, tra poco troverete riposo nel vostro lungo pellegrinaggio e i vostri cuori gioiranno al calore di una dimora stabile. Il vostro popolo già vi sta aspettando: dovrete avere pazienza, perché vivono nella tenebra, ma quando la luce illumini le loro menti, riconosceranno che io sono il loro padre. Andate, figli miei, ma prima raccogliete l’alimento che lascerò in questa gola rocciosa: sarà vostro alimento e ne porterete anche all’umanità come un dono del loro Padre Sole”.

il mais: alimento basico per il popolo andino

E mentre i due figli amati si trovavano ancora in ginocchio, Padre Inti si nascose dietro la montagna, lasciando scivolare dal suo manto aureo una cascata di mais. Con la forza di questo alimento e incoraggiati dalla presenza del Padre Sole, i due fratelli continuarono il viaggio, arrivando un giorno all’ingresso di una valle. “Mi sembra che siamo giunti al luogo predestinato” disse il fratello. Gettò il bastone d’oro che iniziò ad affondare nel terreno, fino a sparire. Grande fu lo stupore di entrambi: erano giunti a casa! In questo luogo sarebbe nata più tardi la città di Cuzco, centro dell’Impero Incaico.

Si guardarono attorno: la gente viveva in grotte come animali selvatici, mangiando la carne dei propri nemici. Mallku Kapac e Mama Okllu si avvicinarono e pazientemente, vincendo poco per volta la loro sfiducia, insegnarono il lavoro e la cultura. Lui insegnò a lavorare la terra e raccoglierne i frutti. Lei a filare la lana e tessere. Lui insegnò ad addomesticare gli animali e lei a cucinare. Lui fabbricò oggetti di ceramica e lei insegnò a coprire le nudità con decoro. Lui insegnò la giustizia, fomentò la virtù, insegnò la verità, predicò la parola di Inti e istituì la religione. Lei insegnò la bontà, la mansuetudine e l’obbedienza.

Fu così che i due fratelli e sposi fondarono l’Impero Inca, che più tardi sarebbe stato lo stupore del mondo intero, per la raffinata cultura, la scienza avanzata e l’immensa ricchezza e potere. Senza dimenticare il regalo del Padre Sole: il mais, alimento fondamentale, come pane quotidiano per i discendenti degli Incas e per molti altri popoli americani e – oggi – per molte popolazioni in tutte le parti del mondo.

Share

UNA SCELTA PER LA VITA

La società di oggi propone incessantemente un profilo di essere umano perfetto, senza nessun difetto, senza difficoltà, per cui il dolore e la malattia sono esperienze che vengono sempre più oscurate, sottovalutate, se non ignorate. Però la malattia come esperienza di dolore e di limite è stata sempre una compagna di viaggio che coinvolge tutta la persona

In occasione della giornata Mondiale del Malato  (11 febbraio 2017) Papa Francesco insiste che “possiamo trovare nuovo slancio per contribuire alla diffusione di una cultura rispettosa della vita, della salute e dell’ambiente; un rinnovato impulso a lottare per il rispetto dell’integralità e della dignità delle persone, anche attraverso un corretto approccio alle questioni bioetiche, alla tutela dei più deboli e alla cura dell’ambiente”

Le Suore Missionarie della Consolata, fin dalla fondazione, si sono impegnate nel campo della salute, come scelta Evangelica, ad esempio di Gesù che cura e si prende cura del malato integrandolo nella comunità perché questa si assuma la responsabilità per la scelta per la vita.

Share

America: tanti cammini, un solo cuore

il gruppo delle MC partecipanti all’incontro di Bogotá

 

L’incontro continentale America parla di molti sentieri ed un’unica passione per la missione 

Un tappeto coloratissimo ospita dei personaggi molto interessanti: un uomo davanti a un labirinto, perché la vita è così: sembra un percorso problematico, ma c’è un Centro e una Direzione, c’è il Grande Spirito, secondo la sapienza del popolo Pima degli Stati Uniti. E che dire dell’uomo pensante? Perché la persona è “testa”: è pensiero, riflessione, è importante per questo prendere il tempo necessario per pensare bene, a fondo. Come ha fatto una comunità Yecuana che ha detto al vescovo che aveva bisogno di dieci anni per prendere una decisione, davanti a una proposta che il prelato le faceva! Ecco lì una cuya: mezza zucca che per gli Yanomami è un attrezzo multiuso quotidiano, ma che nelle feste diventa il mezzo della condivisione e quindi simbolo della generosità, il valore supremo per questo popolo. E poi i copricapi dei Huitoto e dei Guaranì, segno della danza, della festa, dimensioni essenziali ed esistenziali dei due popoli. Infine, la statuetta in terracotta di una donna che allatta il figlio, messa su una bandiera coloratissima, rappresenta la Madre Terra che il popolo quechua rispetta e ama come la propria mamma.

i simboli che hanno accompagnato l’incontro

Con questi simboli che ci portano la sapienza e spiritualità dei popoli nativi di America abbiamo iniziato il nostro incontro continentale delle Missionarie della Consolata dell’America, ma come ben ha detto una sorella alla fine dell’incontro, non si è trattato solo di soprammobili, piuttosto abbiamo sentito la presenza viva dei nostri popoli, e il loro sostegno per il nostro cammino.

Eravamo 20 sorelle provenienti da Stati Uniti, Venezuela, Colombia, Brasile, Argentina e Bolivia, accompagnate da suor Natalina Stringari, consigliera generale, e per due settimane ci siamo riunite per condividere esperienze, riflessioni sul carisma e sulla missione che portiamo avanti. E’ stato un tempo di profonda ricchezza, che ci ha riempito di entusiasmo e dato molte luci: le sorelle che vivono con popoli nativi hanno avuto un tempo prolungato per raccontare la loro esperienza e le ricchezze della cultura originaria. Come gruppo, poi, ci siamo prese l’impegno di studiare a fondo un aspetto proprio della cultura ed elaborare un piccolo saggio, da condividere con il resto del gruppo via internet e in un futuro incontro. L’entusiasmo e l’amore che ciascuna ha trasmesso è stato contagioso ed ha moltiplicato la “voglia di missione” che già brucia nei nostri cuori. Davvero fa bene incontrarsi e “contagiarsi”!

le sorelle della Regione Amazzonica Brasiliana

Se è vero che le realtà sono molto diverse, in quanto due comunità (in Argentina e Bolivia) sono con popoli andini, tre con popoli amazzonici (in Colombia, Brasile e Venezuela) e due in riserve indigene (in Brasile e Stati Uniti), ci sono anche molti elementi in comune: anzitutto, la sapienza originaria ha caratteristiche simili ad ogni latitudine della Terra, soprattutto nel suo sguardo olistico che abbraccia tutta la realtà: umana, divina, della Natura, in armonia e complementarietà. Un altro elemento che unisce le nostre esperienze missionarie è il carisma, che determina lo stile della nostra presenza, che cerca di essere semplice e vicino alla gente. Il nostro Padre Fondatore, il Beato Giuseppe Allamano, e la nostra mamma Consolata, come anche la forza che ci dà l’Eucaristia, sono compagni di viaggio indispensabili per poter vivere la vita a fianco della nostra gente.

“Siamo arrivate da mille strade diverse”, dice un canto. Sembra proprio così anche per noi: siamo arrivate da tanti paesi diversi, da realtà di missione differenti. “Ora siamo un unico cuore” continua il canto, e sembra proprio scritto per noi: come Istituto stiamo camminando verso la unificazione delle nostre realtà di Continente in un’unica Circoscrizione. Sempre più unite, sempre più UNO. Questo incontro ha creato legami forti e significativi tra noi, rinnovando la passione per la missione e lo spirito di famiglia. America: abbiamo tanti cammini ma siamo un unico cuore.

Suor Stefania R., mc

Share

Evangelizzatori, che comunicano la gioia della fede

Giornata mondiale della vita Consacrata….

La Vita Consacrata comunica la gioia della fede a partire da una esistenza trasfigurata.

I consacrati sono messaggeri della gioia del Vangelo, uomini e donne che:

  • Annunciano la gioia del Vangelo che ha colmato la loro vita e trasformato il loro cuore.
  • Rispondono con generosità alle sfide di ogni tempo.
  • Offrono la vita per il Vangelo per annunciare a tutti la gioia del Regno.
  • Raggiungono tutte le periferie per incontrare i vicini e i lontani, senza escludere nessuno.
  • Entrati nel “dinamismo dell’uscita”, raggiungono il mondo intero per annunciare la gioia del Vangelo che è fonte di vita e di vita in abbondanza

“La speranza della Vita consacrata si fonda su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia (cfr 2 Tm 1,12) e per il quale «nulla è impossibile» (Lc 1,37). È questa la speranza che non delude e che permetterà alla vita consacrata di continuare a scrivere una grande storia nel futuro, al quale dobbiamo tenere rivolto lo sguardo, coscienti che è verso di esso che ci spinge lo Spirito Santo per continuare a fare con noi grandi cose”   (Papa Francesco)

Le Suore Missionarie Della Consolata, donne consacrate messaggere del Vangelo…

Share

Nessuno è straniero nella comunità cristiana

“Le migrazioni, oggi, non sono un fenomeno limitato ad alcune aree del pianeta, ma toccano tutti i continenti e vanno sempre più assumendo le dimensioni di una drammatica questione mondiale.

Sono in primo luogo i minori a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa anche la globalizzazione nei suoi aspetti negativi”

Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017 (15 gennaio).

file:///C:/Users/MC/Desktop/documenti/papa-francesco_20160908_world-migrants-day-2017.pdf

Share