Kenya: una Chiesa del futuro

Dopo 29 anni di missione in Kenya, suor Sonia Lobo de Carvalho ha lasciato il Paese, perché destinata al Portogallo, dove continuerà la sua opera come animatrice missionaria vocazionale. La ringraziamo per il suo esempio di disponibilità e le auguriamo un fecondo apostolato in Europa.

Sono nata in Brasile, nella città di Apucarana, Stato del Paraná, ma quando ebbi quindici anni la mia famiglia si trasferì a Palmitópolis, presso Cafelandia, sempre nello stesso Stato. Fu lì che conobbi le missionarie della Consolata e nacque nel mio cuore la vocazione di divenire anch’io una di loro. Dopo alcuni anni di formazione trascorsi a San Paolo, fui inviata nelle missioni del Kenya. Il popolo keniese è sempre stato, in generale, pacifico. L’esperienza dei Paesi vicini ha dimostrato che la guerra porta con sé solo odio e distruzione. In seguito, però, alcuni leader cominciarono, sfortunatamente, ad istigare la gente più esaltata delle loro rispettive tribù e, dopo le elezioni presidenziali del 2007, la violenza si instaurò nel Paese, causando morte, distruzione e tanta sofferenza.

Nello stesso tempo la Chiesa cattolica si unì ad altre confessioni cristiane e a persone laiche per preparare un documento molto importante, che riguardava la terapia del perdono, con la convinzione che perdonare è difficile, ma non impossibile.

La gente cominciò a capire che il perdono è un atto della volontà, che diviene possibile quando si ama seguendo l’esempio di Gesù.

Il Kenya ha una popolazione di circa 40 milioni di abitanti, il 25% dei quali vive nelle grandi città, come Nairobi, Kisimu, Mombasa. Le donne rappresentano più del 50% della gente. Il Paese è composto da varie etnie, che, secondo me, costituiscono una ricchezza per la nazione. Purtroppo, però, esse risultarono un grande motivo di divisione, causata non dal popolo, ma da coloro che volevano perseguire i propri interessi.

La popolazione, dal punto di vista religioso, è composta di cristiani di varie denominazioni (38%); i cattolici sono il 28%. Vi sono poi i credenti delle religioni tradizionali (26%) e i musulmani (7%).

La Chiesa cattolica del Kenya è giovane e vibrante: giovane nella fede e nelle sue espressioni caratteristiche. Le celebrazioni domenicali sono molto festose, esuberanti e costituiscono una sincera manifestazione di fede convinta. È una Chiesa benedetta da molte vocazioni religiose e diocesane e ben inserita nei vari settori della società.

Nel campo della sanità e dell’educazione, il 40% delle istituzioni è ancora sotto la guida e il patrocinio della Chiesa cattolica e molti laici sono ben preparati e coinvolti. Il 95% del lavoro pastorale e di formazione umana è sotto la responsabilità del clero, dei religiosi e dei laici. Possiamo dire con certezza che tutto questo è dovuto ai missionari e alle missionarie che hanno portato al popolo l’annuncio del Vangelo. In questo dinamismo di dare, ricevere e donarsi, i missionari hanno seminato la fede in Gesù Cristo e per questo motivo abbiamo oggi in Kenya una Chiesa che è “in uscita”. Sono moltissimi i missionari e le missionarie keniesi presenti nei vari Paesi di almeno quattro continenti, come evangelizzatori e come buoni “samaritani”, capaci di rispondere alle varie situazioni di emergenza di tanti fratelli e sorelle.

Ho iniziato la mia missione a Meru, una cittadina vicina al Monte Kenya. Dapprima, siccome non conoscevo bene la lingua, comunicavo con la gente con un sorriso, un saluto, un gesto affettuoso. Così le persone finirono col soprannominarmi “Makena”, che vuol dire “persona felice”. Dopo aver lavorato a Marsabit, Nairobi e Mombasa, ritornai nella diocesi di Meru. Ho lavorato per molti di questi anni nel settore educativo e in quello dell’Animazione missionaria e vocazionale. Ultimamente ero impegnata nella formazione delle giovani che desideravano diventare missionarie della Consolata.

Un giorno una di queste giovani mi chiese: “Da dove attingi tutta questa energia che ti consente di continuare sempre disponibile e allegra nella missione che hai abbracciato fin dalla tua giovinezza?”. Io rispondo sempre che la mia disponibilità è nata da un’avventura di fede. Un’avventura che mi ha fatto sperimentare un Dio che mi ha guardata, mi ha scelta, mi ha chiamata e inviata ad evangelizzare. Questo Dio ha avuto fiducia in me e si è servito di me per farmi arrivare sempre più vicina a quei poveri ai quali mi ha inviata. È Lui che mi dà il coraggio di assumermi ogni giorno le responsabilità inerenti alla mia vocazione. Sfide? E chi non ne ha nella sua vita? Sono sempre tante. Affermare che non esistono è un’illusione; specialmente quando si parte per un Paese nuovo, esse appaiono subito numerose. Lasciare i propri genitori, i familiari, gli amici… Lasciare il proprio modo di vivere e, praticamente, assumerne un altro. Posso affermare che non esiste vita missionaria senza croce; ma, nello stesso tempo, dico che dopo la croce viene la resurrezione. Se sono arrivata fin qui, devo dire grazie alle preghiere di molte persone e alla fedeltà di Dio, perché “il suo amore per noi è immutabile e la sua fedeltà è eterna” (Sl 116,2).

Fiduciosa in questa fedeltà, continuo a coltivare i miei sogni, sapendo che Lui è con me.

Suor Sonia Lobo De Carvalho

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sulla Rivista Andare alle Genti
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Il Padre

Dialogo da figlia a Padre

Quando Dio decise di creare il padre, cominciò con una struttura piuttosto alta e robusta.

Allora un angelo che era li vicino gli chiese: “Ma che razza di padre è questo? Così grande non potrà avvicinare i piccoli e giocare con loro…”

Dio sorrise e rispose: “ E’ vero, ma se lo faccio piccolo come un bambino, i bambini non avranno nessuno su cui alzare lo sguardo”.

 

Si, si deve alzare lo sguardo , per poter contemplare questo GIGANTE che è PADRE FONDATORE,  Beato GIUSEPPE ALLAMANO.

Fisicamente lui non era un gigante, anzi era esile, con poca salute, ma nella fede e nell’amore; nella volontà e nell’impegno di santità è più che un gigante (1 Tess.4,3 : Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione). La volontà dell’Allamano era una forza indomita e sempre protesa alla ricerca della Volontà di Dio, così che al termine della sua vita terrena ha potuto dire: “ Ho sempre fatto la volontà di Dio”. Lui l’ha sempre ricercata e quando non vedeva chiaro aspettava, si consigliava in un processo di discernimento mai interrotto, per cogliere quello che dava maggior gloria a Dio. ( Mi sono fatto tutto a tutti, per far tutti salvi ! 1° Cor 9,22) Si perché l’ Allamano è convinto che” Dio vuole che tutti siano salvi e giungano alla conoscenza della verità”( s.Paolo: 1° Timoteo2,4).

Alzo lo sguardo al Padre…..

Fin da ragazzo vuole consacrare la sua vita a Dio e quando i suoi fratelli lo vogliono distogliere dall’idea di entrare in seminario subito, lui risponde che Dio lo chiama ora e non sa quando e se, lo chiamerà ancora fra qualche anno. Questo è stato per me una grande forza quando nel momento della  mia decisione avevo la stessa difficoltà da parte della mia famiglia. Così ho dato loro, la stessa risposta: “ Non so se Dio mi chiamerà ancora fra due anni”.

Avere qualcuno su cui alzare lo sguardo…..

Ho conosciuto l’Allamano sin da giovane leggendo la sua vita e mi aveva dato un senso di paternità tenera e cordiale. Si, questi atteggiamenti sono caratteristici di Lui: un padre con un corpo esile, ma con il  cuore grande! Un cuore di mamma.  Diceva: “Potevate avere uno migliore di me come padre, ma non uno che vi amasse di più”. Quando nel vivere la vita missionaria s’incontrano difficoltà e ci si chiede come continuare il cammino, Lui mi è stato vicino con la sua parola che meditavo assiduamente  e in un momento particolare mi lasciò il suo messaggio nel sonno. Quelle parole non le ho mai dimenticate.

Gli occhi del cuore lo vedono….

Un’altra volta ero con il gruppo delle giovani che si preparavano a diventare missionarie e anche in quel momento avevo bisogno di ispirazione e luce nell’accompagnare altre nel cammino di appartenenza e spirito di Famiglia nell’Istituto. Mi è sembrato di vederlo entrare in casa camminando col suo passo composto e tranquillo lungo il corridoio  e avvicinarsi a me fino a sentirmelo vicino, in un atteggiamento  incoraggiante, paterno e amabile. Padre Fondatore un Padre che non ha risparmiato premure per il nostro Istituto e ha riservato per noi un affetto paterno particolare.  Mi è stato più facile additare alle giovani la persona di Padre Fondatore

Si, in questi altri momenti è stato necessario alzare lo sguardo a lui che… Questa volta Padre si affaccia dal “puggiol”   =   balcone

Padre mi parlava da un balcone (Diceva quando era ancora su questa terra: “Da lassù mi affaccerò dal “puggiol” e vi benedirò”), mi disse:  “Coraggio, vai avanti! Io ti seguo e prego per te. Ti dono il mio spirito e ti voglio bene come alle prime sorelle. Coraggio, tu sei mia figlia prediletta”.

In Missione ho avuto modo d’invocarlo e vedere la sua opera in mezzo al popolo del Kenya: con i Laici missionari che si chiamavano “Allamano Men” e con il Centro dei bambini di strada che loro avevano fondato e sponsorizzato, e che chiamavano  “Allamano Boys Centre”.  Con questi Laici e altri benefattori, fondavamo il Centro delle Bambine di strada, per l’Anno Santo 2000. Era un progetto difficile, ma l’Allamano intercedeva. Dicevano infatti: “La realizzazione di questo Centro sarà il miracolo che lo porterà alla canonizzazione ”

suor Mariangela

L’ultimo cronologicamente, ma molto importante per me. Due anni fa non ero con voi, ma con la mia mamma grave. Arrivai come a quest’ora a casa. Lei già non parlava più e sembrava non conoscere più. Quando sentì la mia voce, mamma aprì gli occhi, mi sorrise e mi diede un bacio. Ritornò nel suo sopore con un febbrone che nulla lo faceva abbassare e respirava male… rimasi sola con lei per quella notte e la seguente. Pregavo Padre Allamano, gli dicevo: “Preparala tu, accompagnala tu, presentala tu a Gesù”.  Il suo respiro da pesante si fece leggero e alle cinque del mattino del 16, festa di Padre, con un lungo respiro si “addormentò” nel Signore. Il suo volto divenne disteso e sereno, quasi senza rughe e ringiovanito di almeno 40 anni, e lei ne aveva 93,  così che tutti dicevano: ma come è bella sembra un angelo; sembra una Madonna; come l’avete fatta bella !….

GRAZIE PADRE ALLAMANO, TU ci  RIVELI la  TENEREZZA della PATERNITA’ di DIO, Sii benedetto! Per intercessione di Maria Consolata, si riveli la tua gloria che hai presso Dio Padre.   A te posso alzare lo sguardo, Tu mi sei Padre….

Tua figlia, Sr Mariangela Mesina m.c.

 

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Una festa molto speciale

 

Le sorelle anziane di Nazareth House (Kenya) ci condividono con gioia come hanno vissuto la loro festa del Fondatore.

Una bella novena , partecipata anche dalle novizie ci ha preparate alla festa, nel  frattempo ogni mattina sentivamo i nostri bambini e bambine della scuoletta di suor Maria Evelia che si preparavano anche loro con preghiere e canti del Fondatore, non solo in kiswahili, ma anche in italiano!

Il giorno della festa è stato bellissimo e commovente: tutti i bambini sono venuti alla chiesa per la Santa Messa, celebrata dal nostro cappellano Padre Njoroge.

Dalle 9,30 alle 10,30 i bambini si sono presentati classe per classe in gruppi, davanti all’altare: senza avere niente scritto, un pezzo per uno hanno descritto chi è Giuseppe Allamano, cosa ha fatto nella vita, la storia dei suoi Istituti Missionari da lui fondati.

Tutti i gruppi hanno ringraziato il Signore e la Consolata per la vita del Fondatore, perché ha fondato noi, e il suo spirito di evangelizzazione, missionarietà e consolazione è vivo in noi missionarie della Consolata, e grazie a noi sono consolati, possono andare a scuola, mentre prima ne erano esclusi, perché poveri. La Messa poi è stata animata da tutti i loro canti, persino uno in italiano, con danze e letture.

Finita la Santa Messa, i bambini accompagnati dalle loro maestre, hanno donato a ciascuna di noi una rosa rossa, come segno di riconoscenza e gratitudine. Finita la celebrazione, verso mezzogiorno tutti i bambini accompagnati da suor Maria Evelia e dei maestri si sono portati nel nostro cimitero e lì, ognuno di loro ha deposto su di una tomba che il bambino desiderava o conosciuta un fiore e una preghiera.

Alla fine sono ritornati in scuola dove hanno trovato un buon pranzo pronto, non solo, ma le Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria hanno donato quattro torte per tutti i bambini. Al pranzo hanno anche partecipato alcuni amici, le giovani in formazione e alcune di noi suore.

A conclusione, una bella partita di calcio, con le uniformi donate da amici poco tempo prima. Il nome delle squadre: “Suore della Consolata” contro “Padri della Consolata”! E’ stata una bellissima giornata per noi, e penso che dal Cielo anche la Consolata e Padre Fondatore hanno goduto dal cielo…

Suor Giovanna Pia Borra, mc

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