Riconosciuto il Martirio di suor Leonella!

“Vogliamo esprimere tutta la nostra gratitudine al Signore che vuole farci dono del riconoscimento del martirio e della santità di un’altra delle sue figlie, Leonella! Oggi è il giorno del Grazie!

Grazie a Dio, alla Consolata, al Fondatore che ci donano la gioia di riconoscere in Sr. Leonella una sorella che ha vissuto in pienezza il nostro carisma, fino alla fine, nella testimonianza di una vita consegnata nel perdono!”

Con queste parole, Suor Simona e Padre Stefano, superiori generali degli Istituti Missionari della Consolata, esprimono la gioia di tutta la famiglia consolatina per la splendida notizia di mercoledì 8 novembre: Papa Francesco con un decreto ha riconosciuto ufficialmente il Martirio della Serva di Dio suor Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, morta a Mogadiscio, Somalia, in odio della fede, il 17 settembre 2006.

Suor Leonella nasce a Rezzanello, in provincia di Piacenza, nel 1940. Entra nell’Istituto delle Suore Missionarie della Consolata a 23 anni e dopo la prima formazione e gli studi infermieristici, è destinata alla missione del Kenya, dove lavora nel campo sanitario e nella formazione delle giovani che si preparano come infermiere. Sempre si è distinta per la sua generosità e l’entusiasmo, e per una continua ricerca di una risposta d’amore totale al Signore che lei amava profondamente.

Nel 2002 inizia il lavoro in Somalia nella scuola per infermieri sostenuta dal SOS: il sogno è dare speranza a un paese flagellato da decenni di Guerra, attraverso la formazione di giovani che possano avere cura delle mamme in gravidanza, dei bambini che nascono, dei malati da curare.

Nel 2006 il primo gruppo di studenti riceve il titolo di studio, destando sospetti e preoccupazioni tra i fondamentalisti islamici. Domenica 17 settembre, a mezzogiorno, un killer uccide Suor Leonella con sette colpi di pistola. Nel tentativo di salvarla, anche la guardia del corpo che la accompagnava muore. Le sue ultime parole sono state: “Perdono, perdono, perdono”.

Il Capitolo Generale del 2011 decide di presentare la causa del riconoscimento del martirio di suor Leonella: nel 2012 inizia il processo diocesano. Nel 2016 la potulatrice, suor Renata Conti, consegna la Positio alla Congregazione per le cause dei Santi. Quest’anno il Congresso dei Teologi riconosce il martirio in odium fidei a cui segue il riconoscimento del Congresso dei Cardinali. Ed ora, la lieta notizia del decreto di Papa Francesco! Bisogna ricordare che le cause dei martiri non hanno bisogno di un miracolo per giungere alla beatificazione, per questo il processo consiste nel riconoscimento della morte a causa dell’odio verso la fede cattolica.

 

Concludiamo con le parole dei Superiori Generali: “Che l’itinerario che ci porterà alla Beatificazione possa diventare per noi tutti occasione di rinnovato slancio missionario, nella semplicità, nella carità fraterna, nella gioia evangelica, nella radicalità del dono di vita implicito nella nostra vocazione missionaria ad gentes!”

Share

Quattro chiacchiere con… suor Natalina

Intervista a suor Natalina Stringari, missionaria della Consolata brasiliana

Quando senti la parola missione, qual é la prima cosa che ti viene in mente? 

Quando sento la parola missione, la prima cosa che mi viene in mente è l’annuncio di Gesù, del suo amore che salva, della sua misericordia e compassione verso tutti. Ma mi  vengono in mente anche le culture, le diversità, le ricchezze, le sofferenze, le speranze, le gioie di ogni popolo… Questi popoli che anche senza saperlo sono gia stati salvati da questo Amore del Figlio Gesù, ma bisogna che qualcuno Lo renda conosciuto.

Secondo te, qual é la priorità oggi della missione? 

Secondo me, la priorità della missione oggi, è che la Chiesa, nella persona di ogni battezzato, di ogni cristiano/cristiana, sia vicina a tutte le persone e sappia testimoniare, anzitutto con le sue scelte di vita e con i suoi atteggiamenti di rispetto, il Volto misericordioso di Gesù, del Padre. Questa deve essere la missione della Chiesa, verso tutti, senza la condizione della conversione, perché è la Salvezza che diventa condizione possibile di conversione, proprio perché la persona ha fatto l’esperienza di sentirsi accolta e amata incondizionatamente. Una Chiesa che non ostenta alcun potere, ma che è vicina alle persone, in umiltà e tenerezza; la missione non va vissuta nella potenza perché Gesù stesso si è rivelato, non con potenza, ma nella piccolezza, tenerezza e umiltà di un bambino, nel segno insignificante e nascosto del pane e del vino, nello spogliamento e fallimento della croce. Nel vivere la missione ogni cristiano/a, ogni missionario/a è chiamato ad aiutare le persone a scoprire questo volto di Gesù, ma è anche chiamato a scoprire nel volto di ogni persona quello di Gesù; a scoprire i Segni del Regno gia presente nelle stesse realtà dove vive la sua chiamata.

Raccontaci un episodio della tua vita missionaria che ti ha dato tanta gioia.

Mi è difficile identificare UN episodio che mi ha dato tanta gioia perché in questi 25 anni di vita missionaria ho perso il conto degli innumerevoli momenti di gioia che hanno segnato la mia vita, anche, talvolta in mezzo alle sofferenze e le difficoltà. Ma condivido uno particolarmente interessante: quando sono arrivata in Guinea Bissau, nell’anno 2000, sono stata subito destinata alla comunità di Bubaque, nelle isole Bijagos. Andavo con una ferma convinzione: in qualunque luogo sarei andata il Signore era già là, a precedermi e accogliermi per vivere con me questa “avventura missionaria”. Quando stavo arrivando, ancora sul barcone con il quale avevamo fatto alcune ore di viaggio sull’Atlantico, ho visto due mie consorelle e un gruppo di persone della comunità che mi aspettavano, con gioia, sulla sponda. In quel momento ho fatto l’esperienza dell’accoglienza e della certezza che il Signore mi aveva preceduta e ho detto tra me: “ecco Gesù mi aspetta  e mi accoglie attraverso queste sorelle e queste persone”, perché Egli si sta manifestando concretamente. E questa certezza mi ha riempito il cuore di gioia e gratitudine e mi ha accompagnato nel cammino, fino a oggi. Quando penso che alcune di quelle persone non erano cristiane mi stupisco ancor di più perché questo è un segno per noi Missionarie della Consolata chiamate a vivere la missione tra i non cristiani.

Se oggi, dopo 25 anni di consacrazione religiosa missionaria, potessi ritornare indietro all’inizio della tua vita missionaria, cosa non faresti? E cosa invece sicuramente rifaresti? 

Forse cercherei di non fare le cose che considero di aver fatto in modo sbagliato, sebbene so che anche questo fa parte del cammino, perché dagli errori o sbagli si impara di più che non quando le cose sembrano andare in modo perfetto. Poco a poco nella mia vita religiosa-missionaria ho scoperto che non dovevo essere perfetta per vivere con autenticità, ma piuttosto vivere in semplicità, intensità e gioia con sempre più coscienza che, parafrasando le parole di nostro Fondatore Allamano, “non stavo facendo un favore a Dio ma che invece è Lui che mi ha aggraziata con il dono della vocazione religiosa e missionaria”.

Dopo questi 25 anni di consacrazione continuerei la strada percorsa con la stessa fiducia e la stessa Grazia che ho avuto momento per momento. La missione ha cambiato la mia vita, mi ha sfidata a offrire il meglio di me stessa; il contatto con sorelle di diverse provenienze e con popoli e realtà culturali molto diverse della mia, ha arricchito la mia vita in un modo sorprendente. Di tutto questo sono riconoscente a Gesù, alla Consolata e a ogni persona che ho incontrato lungo il cammino.

Share

Ricordi di una visita

le missionarie della Consolata alla Messa del Papa in Bogotá

Visitati dal messaggero di pace, gioia e speranza. Il Papa Francesco in Colombia

L’ ultima visita di un Sommo Pontefice in Colombia è stata con san Giovanni Paolo II, 31 anni fa. E come non festeggiare con tanta gioia l’arrivo del nostro caro Papà Francesco, il terzo Papa che ci visita, e questa volta è un Papa Latino americano! Ci sentiamo in famiglia e lo accogliamo a braccia aperte, musica, canti, danze, testimonianze, celebrazioni, con grande fervore e molta festa. Certo, c’è stato anche chi ha criticato la sua visita, però questo fa parte de la routine di un personaggio tanto importante.

Alla Messa celebrata nel Parco Bolivar abbiamo participato quattro missionarie della Consolata: suor Alicia, suor Luz Alba, suor Carmen Rosa e suor Inés. Le altre sorelle hanno accompagnato gli eventi alla televisione.

Sono stati 5 giorni nei quali abbiamo sperimentato, vissuto e goduto questa visita amica, semplice e vicina. In goni città visitata i temi erano specifici: in Bogotà: “La vita, la pace e Maria Madre della Vita”. In Villavicencio: “La riconciliazione”. In Medellìn: “La vocazione della nostra vita cristiana” e infine nella città di Cartagena: “Diritti umani e dignità nel mondo del lavoro”.  Pur nella diversità di temi, tutto il paese ha ascoltato il suo forte messaggio di unità e riconciliazione. Il titolo della visita era: “Diamo il primo passo”, e abbiamo potuto constatare che le sue parole consolatrici, fortificanti e incoraggianti, in questo proceso per ricostruire una nuova Colombia, così fortemente ferita e sofferente, calpestata dalla guerra.

Questa è una grande sfida, che inizia prima di tutto disarmando il cuore e allo stesso tempo essendo ponti di pace. Una delle frasi del Papa Francesco, non solo per noi colombiani, ma per tutta l’umanità, così dice: “Bisogna abbattere i muri della sfiducia e dell’odio promuovendo una cultura di riconciliazione e solidarietà. La riconciliazione si ottiene con lo sforzo di tutti, perché gli alberi stanno piangendo tanta violenza”.

CI invita a una riconciliazione integrale con Dio, con noi stessi, con l’altro e con la natura, che è la nostra casa comune. E’ in questo dialogo tra fratelli riconciliati che la pace può brillare: nelle tante testimonianze di vita di fratelli e sorelle abbiamo ascoltato e constatato come dare il primo passo. CI siamo emozionati e lo stesso Sommo Pontefice ha ringraziato per quello che stava ricevendo: tante lacrime, tanta speranza, la frase: “Dio perdona in me” e ha chiamato quei momenti: “Lezioni di alta teologia”.

Il Papa Francesco ha fatto come Gesù: “Lasciate che i bambini vengano a me”: quando genitori alzavano i bambini per salutarlo, il Papa li abbracciava con affetto, e quando ha visto due bambini vestiti da Papa, ha fatto fermare la Papamobile, è sceso, li ha abbracciati e li ha ascoltati dire: “Anch’io voglio essere Papa”. Ha incoraggiato i giovani a continuare il cammino, senza farsi schiavizzare dai vizi, e a andare a fondo dei propri problemi.

Parlando ai consacrati, li ha invitati a visitare le famiglie e a stare vicini alle situaizoni di dolore, a camminare insieme alla gente. Insomma, il suo messaggio si rivolgeva a tutti.

Si, abbiamo vissuto momento unici, indimenticabili, di fede forte e contagiosa, ogni messaggio presentaba consigli pratici che si sfidavano a impegnarci.

Come lo stesso Francesco ci ha detto: “Non lasciamoci rubare la speranza, la gioia, basta una persona buona per dare questo primo passo.  Non mettiamo ostacoli alla riconciliazione, l’atro è sacro, allora non abbiamo paura di volare in alto e sognare alla grande, portando l’abbraccio di pace al fratello più bisognoso e abbandonato”.  

Sr Inés Arciniegas Tasco, mc e sr Carmen Rosa Bernal, mc

 

Share

Testimoniare la forza trasformatrice del Vangelo.

Papa Francesco ci invita a riflettere e pregare sulla missione al cuore della fede cristiana, dicendo che “il mondo ha essenzialmente bisogno del Vangelo di Gesù Cristo. Egli, attraverso la Chiesa, continua la sua missione di Buon Samaritano, curando le ferite sanguinanti dell’umanità, e di Buon Pastore, cercando senza sosta chi si è smarrito per sentieri contorti e senza meta. E grazie a Dio non mancano esperienze significative che testimoniano la forza trasformatrice del Vangelo”.

In occasione della giornata Missionaria Mondiale (22 ottobre, 2017) tanti cristiani nel mondo siamo in comunione gli uni gli altri, nella preghiera e nella condivisione delle esperienze missionarie, che testimoniano la gioia della fede e della vita trasformata con la forza del Vangelo.

Vediamo questa galleria fotografica delle Suore Missionarie della Consolata, in missione…risposta di fede alla chiamata di Dio.

Share

3 gocce sconfiggono la siccità

La speranza si racchiude in tre gocce d’acqua

Gabriel è un giovane uomo, con una bella famiglia e un amore profondo verso la sua cultura originaria. Mi sta facendo pressione perché impari il quechua, ed io davvero voglio impararlo, ma alle volte mi manca il tempo. E così, sempre arriva con qualche libretto o programmino per il computer con la speranza che un giorno parli la sua amata lingua. Un altro bell’aspetto di Gabriel è che si interessa molto per la sua gente, e come buon leader ci presenta le difficoltà, e sa chiedere aiuto quando la situazione presenti bisogni urgenti.

Così è stato quando ci ha presentato il caso di Katariri: si tratta di una comunità piccola, in una zona montagnosa molto arida. I pochi che sono rimasti stringono i denti e cercano di sopravvivere, ma come si può senza acqua? La piccola scuola e le famiglie vicine da più di un anno non ricevono acqua, perché con la prolungata siccità le riserve idriche più superficiali si sono seccate.

“Hermanita” mi dice “la comunità è disposta a mettere olio di gomito, solo che hanno bisogno di un finanziamento per comprare i tubi e il cemento per raccogliere l’acqua un po’ più verso la cima dell’attuale sorgente”. Non chiedono molto, ma per loro davvero risulta impossibile raccogliere mille pesos. Non ci pensiamo tanto, e diciamo di sì: l’acqua è vita, e non si nega l’acqua a chi ha sete.

In poco tempo ci chiamano per dire: “I lavori sono finiti, adesso vi aspettiamo per l’inaugurazione”. Decidiamo per il 12 settembre, e ci chiedono la celebrazione della Parola. Non è la prima volta che andiamo a Katariri, ma questa volta conosciamo tutta la comunità, e rimaniamo in contemplazione di quei visi che da soli parlano di una vita dura, umile: le rughe, scolpite dal sole e dal vento, solcano facce di persone che sembrano molto più anziane della loro età anagrafica. Durante l’atto di inaugurazione, si mettono in fila, con l’immancabile cappello di feltro, e uno sguardo che non ha smesso di trasmettere dignità e voglia di vivere. Ogni volta è una contemplazione che mi fa cadere in ginocchio, davanti ai prediletti di Dio.

Ad un certo punto si presenta un signore che quest’anno è autorità originaria (un servizio gratuito alla comunità di coordinazione e lavoro per il bene comune). Presenta il lavoro svolto: ogni famiglia ha contribuito con il lavoro manuale per tre o dieci giorni. Questo significa scavare con il piccone, spostare pietre grandi, portare acqua per il cemento… lavoro duro, insomma. E alla fine, tira fuori dalla tasca due biglietti, uno da cinquanta pesos e uno da venti, e dice: “Questi sono i soldi che sono avanzati. Con questi compreremo altre cose per migliorare il lavoro”. Rimango senza parole: 70 pesos sono pochi, eppure nelle sue mani sembrano una ricchezza, e lo sono: in un mondo nel quale piangiamo la corruzione diffusa, ci sono uomini e donne semplici e onesti, e davvero quei 70 pesos diventeranno ricchezza per il bene della scuola e delle famiglie.

L’acqua scende cristallina dal rubinetto: i ragazzi vanno a bere felici. L’acqua è vita, l’acqua è vita! Durante il pranzo, un uomo ci spiega che il nuovo tubo porta tre gocce al minuto. Rimango a bocca aperta: nel mio immaginario piemontese, per lo meno penso a un rivolo d’acqua che riempe di qualche litro all’ora la cisterna… Ma oggi ho imparato che tre gocce possono sconfiggere la siccità che sta prostrando il paese. L’acqua è vita, e tre gocce d’acqua sono la speranza.

Suor Stefania Raspo, mc

Share

MISSION IS POSSIBLE

È in programma, a Brescia, dal 13 al 15 ottobre, Il primo festival della missione.  Un festival, naturalmente a porte aperte che permette sperimentare la missione attraverso diversi eventi: testimonianze missionarie,  momenti di preghiera, mostre fotografiche, concerti, tavole rotonde, spettacoli…

Molti Istituti Missionaria, tra cui le Suore Missionarie della Consolata, hanno dato una risposta positiva e immediata come segno di apertura e disponibilità per collaborare, ma soprattutto per condividere il dono della missione, come parola di vita, parola di Gesù, che non si può nascondere, ma che è urgente condividere, perché “ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita…vi annunziamo” (1Gv 1,  1-3).

Lo slogan di questo festival: “Mission is possibile” ci ricorda che un nuovo annuncio del Vangelo è possibile, soprattutto innanzi alle sfide del oggi e alla necessità di condividere il dono di Dio Consolatore, in piena sintonia con la Chiesa “in uscita” sulla quale Papa Francesco molto speso ci fa allusione.

Per conoscere di più su questo grande evento missionario e per partecipare, guardare il sito www.festivaldellamissione.it

Share

Cuori di vetro

Suor Marta Elena è una missionaria della Consolata argentina dai molti talenti, tra i quali spiccano due: la capacità di avvicinarsi all’altro e due mani da artista che creano cose meravigliose. Questi due aspetti si sono uniti in un’ alchimia speciale che dà come risultato un modo originale di donare la consolazione. Entriamo, perciò nel suo taller, nel suo laboratorio artistico e lasciamoci stupire…

Si sa, le donne molte volte portano il peso della famiglia e sono oggetto di violenze psicologiche e fisiche. Sono come cuori di vetro: belli e fragili allo stesso tempo, che bisogna prendere in mano con attenzione e cura, ma che non perdono la loro bellezza.

Da un po’ di tempo, suor Marta Elena si è specializzata nella lavorazione del vetro, e ha già prodotto alcune vetrate, oltre ad diversi oggetti. Nella casa di Mendoza, dove risiede da alcuni anni, ha fatto spazio a “cuori di vetro”, preparando un piccolo laboratorio artigianale dove insegna l’arte del vetro a donne in difficoltà. Da pezzi di bottiglia, e frammenti vitrei di ogni colore e dimensione, escono fuori orecchini, piatti, posaceneri, portaincenso… Ma questo è solo un pretesto: la vera finalità è creare uno spazio positivo per signore, alle volte molto giovani, che la vita non ha trattato molto bene.

Così ci racconta suor Marta Elena:

“La finalità del laboratorio è la creazione di uno spazio artistico contro la violenza, azione e prevenzione”.         Il taller ha generato un’attiva partecipazione tra le donne, di distinta condizione sociale. Ci sono donne giovani, altre più grandi, mamme di familia e mamme single, studenti. Con questa attività trovano la possibilità di esprimere desideri ed esperienze in un modo creativo e libero. In questo spazio di affetto, rispetto e ascolto, il lavoro artístico dà loro la possibilità di un incontro più profondo con sè stesse e di conseguenza aumenta l’ autostima.  Godono nel creare e manifestano molto entusiasmo e gioia scoprendo i propri personali talenti, e ciò che sono capaci di fare e produrre.  Loro stesse raccontano che gli incontri nel taller sono motivo di crescita nella fiducia di sè stesse e servono per alleviare i carichi emozionali, di trovare molta pace e forza. Lo considerano come una reale terapia per le loro vite. Alcune iniziano a chiedere un ascolto personale, che noi diamo molto volentieri”.

Oltre al lavoro del vetro, ci sono altre iniziative artistiche, quali il decoupage, la produzione di cestini di carta, lavori a maglia e oggettistica con materiale riciclabile. Una scuola di arte ha reso disponibili alcune student dell’ultimo anno affinchè facciano il loro tirocinio un giorno alla settimana per due mesi.

“E così, poco a poco ci stiamo organizzando, per poter rispondere ai bisogni più profondi delle donne, per migliorare la qualità della loro vita, la maggior parte di esse sono persone vulnerabili a livello affettivo, psicologico e fisico”.

Il luogo che accoglie il laboratorio artistico, grazie all’aiuto di varie famiglie che hanno aderito al progetto, è stato ristrutturato per rendere adatto lo spazio: sono state messe pareti in cartongesso, sono state cámbiate le lamiere del tetto,   abbiamo pitturato le pareti e aggiustato il pavimento, sono state messe porte e finestre, armadi e scaffali per porre i lavori.

“Manca ancora del materiale isolante per il tetto che, essendo di lamiera, nell’inverno lascia entrare il freddo, così come è necesario comprare una stufa”

Con le offerte giunte, è stato comprato anche il materiale per i lavori artistici, e si coltiva un sogno: “Con il tempo, comprare piccoli forni per le donne più bisognose, perché possano lavorare in casa nella produzione di bigiotteria in vetro”.

La finalità del taller sarà sempre l’arteterapia, ma non si chiudono le porte a sviluppi, piccoli e significativi, come questo… sognare fa bene al bene!

Suor Stefania Raspo e suor Marta Elena Ahumada, mc

Share

Preghiera al porto

In questo periodo estivo, l’impegno particolare per i migranti e rifugiati è all’Hot Spot al porto di Taranto.

Sr. Vitalma lungo l’anno si recava già al porto di Taranto per la visita a bordo delle navi mercantili e  per  un momento di preghiera con l’equipaggio.

Da vari mesi l’impegno si è concentrato all’Hot Spot con i rifugiati. Anch’io mi sono aggiunta a queste visite all’Hot Spot ed è commovente incontrare questi nostri fratelli e sorelle provenienti da varie parti del mondo, ma soprattutto dall’Africa.

A noi è dato un permesso speciale per incontrare i cristiani. E’ molto bello vedere la loro fede viva, sentirli pregare e anche cantare. Tanti hanno molta nostalgia delle loro famiglie e della loro Terra, la preghiera dona loro consolazione e speranza!

Non possiamo fare molto: Ascoltiamo (in particolare la DONNA), preghiamo insieme e doniamo loro quel poco possibile come un’immagine della Madonna e una corona del Rosario. Il più è quello che riceviamo, il dono della loro fede viva  e della loro condivisione!

Portiamo nel cuore e nelle orecchie quelle preghiere in tante lingue diverse: inglese, francese, kiswahli, tigrino (Eritrea)… Oggi c’era un giovanotto dell’Eritrea che nella sua lingua (tigrino), cercava in tutti i modi di cantare e raccontarci la bellezza della liturgia cristiana della sua Terra! Era dispiaciuto che non sapevamo la sua lingua ma l’abbiamo incoraggiato dicendogli che avrebbe fatto prima lui cosi giovane ad apprendere la nostra!

Il più delle volte quando ritorniamo all’Hot Spot non troviamo più gli stessi volti perché sono già partiti per altri luoghi d’Italia o d’Europa, ma tutti hanno in sé una carica di speranza e di vita!!!

suor Maria Marangi, mc

Share

Va’ in missione e campi cent’anni

suor Riccarda con suor Seraphine e suor Restituta

Quest’anno il nostro Istituto ha vissuto un fenomeno credo unico in tutta la sua storia: due Missionarie della Consolata hanno compiuto cent’anni, si tratta di suor Norberta Simoncelli, trentina, missionaria in Argentina, e suor Riccarda Gallo, piemontese, missionaria in Colombia.

Di queste vite longeve, più della metà è stata vissuta nella terra di missione: Suor Norberta è arrivata in Argentina con il secondo gruppo di sorelle, agli inizi della nostra presenza lì: era il 1951. Suor Riccarda è arrivata in Colombia nel 1950: quasi settant’anni fa.

Festeggiare i loro cento anni è stato non solo ringraziare Dio per il dono che è la loro vita, ma anche celebrare la nostra storia in questo Continente. Gli inizi, si sa, sono sempre impegnativi, le risorse sono misurate e allora… c’è bisogno di gente che non ha paura di rimboccarsi le maniche e mettere tutta se stessa perché il sogno di missione si realizzi. E così è stato: suor Norberta ha fondato la presenza nel Nord dell’Argentina. Quando le sorelle sono arrivate, dopo giorni di viaggio con la barca e con il treno, la gente le ha accolte con grande gioia. Dopo una festa organizzata da tutti, ecco che… vedono che le sedie che c’erano nella loro casa vengono portate via… e si trovano con alcune casse di legno multiuso, che servono da sedia e da tavolo a seconda del bisogno! Nonostante il clima caldo umido, suor Norberta e le sue compagne d’avventura hanno sempre dimostrato una grande passione per l’incontro e l’annuncio, visitando villaggi sperduti. Anni più tardi, fu la protagonista della leggendaria “equipe itinerante”: insieme ad un’altra sorella visitava le varie frazioni disperse della campagna, fermandosi due settimane. Lei come infermiera dava corsi basici di pronto soccorso, l’altra sorella insegnava alle donne taglio e cucito, il tutto unito alla catechesi per i bambini e gli adulti. Quando il gruppo era pronto, veniva il sacerdote e celebrava i Sacramenti. Bisogna ricordare che una costante della pastorale in America consiste in enormi spazi da percorrere e visitare e pochi agenti pastorali che si impegnano per arrivare a tutti, alle volte senza poterlo fare.

Suor Riccarda invece ha dato il meglio di sé nell’educazione: dopo sedici giorni di viaggio in nave, e due viaggi in aereo, la missionaria non ha perso tempo: degna figlia del Beato Allamano, dopo pochi giorni ha fondato l’istituzione educativa che oggi è il Collegio Consolata in Bogotá. Nei suoi anni di missione, suor Riccarda ha formato vari gruppi di giovani che si preparavano alla vita religiosa, ed ha persino accompagnato gli inizi di una congregazione colombiana: le suore di Nostra Signora della Pace.

I pionieri segnano una direzione e uno stile, passo dopo passo, goccia a goccia suor Norberta, suor Riccarda e le altre sorelle che ora vivono nell’abbraccio di Dio hanno tracciato una cammino. Ed oggi che potrebbero meritarsi giorni da pensionate… non ci pensano nemmeno: suor Riccarda continua a servire la sua comunità con il suo turno in portineria e suor Norberta è la prima a cantare per lodare Dio in ogni momento. Perché l’amore non va mai in pensione!

Celebrare i loro cento anni è dire grazie per questo lavoro umile, silenzioso del seminatore, e gioire del raccolto abbondante che oggi possiamo godere. E’ vedere incarnato cosa significa il PER SEMPRE che ciascuna di noi ha professato un giorno. GRAZIE, CENTENARIE!

Share

Ragazzi missionari… in tutti i sensi!

Perchè la missione non ha età!

“Ragazzi missionari … in tutti i sensi”: è questo lo slogan della XVI edizione della festa missionaria dei ragazzi, organizzata dall’Arcidiocesi di Taranto che si è tenuta Sabato 29 Aprile presso il centro sportivo Palafiom. Tema centrale dell’incontro è stato l’espressione della fede attraverso i cinque sensi. Le suore missionarie della Consolata di Martina Franca con il loro impegno sono riuscite a coinvolgere dieci parrocchie della nostra diocesi, che ne conta 80.

Un gruppo variegato composto da bambini e ragazzi accompagnati alcuni da genitori e nonni, in un appuntamento in cui si è potuto condividere insieme a catechisti ed educatori un pomeriggio di gioia. Furono invitate anche le altre Diocesi di Puglia, per questo c’era anche una rappresentanza della Diocesi di Molfetta. Tutti i partecipanti, divisi in cinque gruppi, provenienti dalle varie parrocchie rappresentavano i cinque continenti e per ogni continente era stato assegnato uno dei cinque sensi per poter “trasmettere la fede”.  Il nostro gruppo di Martina Franca rappresentava l’Oceania e come senso avevamo il tatto. Guidati dalla citazione di Raoul Follerau  “Dio non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro”,  abbiamo impreziosito la festa con cartelloni, striscioni, abiti tipici e una rappresentazione musicale.

Presente il nostro vescovo, che fece un discorso incentrato sull’importanza che i nostri sensi hanno nel trasmettere l’amore di Cristo, amore che si manifesta nello scambio di uno sguardo o di una semplice stretta di mano con chi abbiamo davanti. Il valore formativo che questi eventi, oltre la classica catechesi hanno per i giovani è fondamentale per arricchire la loro vita da cristiani e il nostro cammino di educatori e l’entusiasmo che si accende nei loro occhi è l’espressione viva di una fede che deve essere sempre più condivisa.

Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo consueto appuntamento e un arrivederci al prossimo anno sperando davvero in una partecipazione sempre più numerosa.

Luigetta Terruli

 

Share