Il mio cammino con la Consolata

Testimonianza di una giovane keniana, in cammino con la Consolata

Sono cresciuta  in un villaggio sperduto nel cuore dell’Africa, rinchiuso tra campi e  colline e lo ritengo una benedizione. Lì ci eravamo solo noi, la natura e gli animali domestici e selvatici, e si  viveva  felici. Già presto al mattino sentivi un chiaccherio di chi si avviava   salutando; il fumo si alzava  in armonia da diverse case;  mamma si svegliava  presto per iniziare la sua giornata.

Io mi affrettavo a correre in chiesa per servire la Messa. Ero innocente. Mi ero unita ai chierichetti  a undici anni col solo pensiero di aiutare il Sacerdote quando si lavava le mani e per essere a sua disposizione se aveva bisogno di qualche cosa sull’altare o dalla sacrestia.

Mi piaceva stare in chiesa specialmente con i miei cugini e miei amici dell’Infanzia Missionaria  e di un altro gruppo. Nel fine settimana spendevamo tutto il giorno nei locali della parrocchia e naturalmente ci passavamo alla sera dopo la scuola. Che cosa ci attirava? Non lo sapevamo e non ce lo chiedevamo neanche, ma eravamo sempre in parrocchia ogni sabato per pregare il rosario con gli animatori dell’Infanzia Missionaria. Non conscevamo l’Australia o l’Asia ma pregavamo per tutti i continenti.

Sono cresciuta conoscendo che Maria è la madre di Gesù e che ogni volta che pregavamo il rosario era contenta di noi e avrebbe chiesto a Dio di rispondere alle nostre preghiere. Amavo la Madonna tanto tanto. I suoi occhi misericordiosi, la tenerezza del suo volto mi attiravano.

Anche in casa, mia mamma aveva praticamente fatto diventare un santuario della Madonna la stanza di soggiorno, con le varie immagini della Madonna che vi erano appese. Qualche volta seduta sul sofà me ne stavo lì a gurdarle. Sapevo che era presente e ci proteggeva, intercedeva per noi. Provavo una gioia interiore ogni volta che pregavo il rosario.

Ero interessata a conoscere di più chi fosse la Madonna e il mio interesse divenne realtà quando nel 2008 entrai nella scuola secondaria  a Wamba tenuta dalle suore Misisonarie della Consolata. Là è dove ho posto le mie radici spirituali. Ho imparato tanto dalle tre suore che dirigevano la scuola nelle diverse attività: Suor Carletta Bondi, suor Anna Lucia Piredda e Suor Cesarina Mauri.  Lavoravano insieme senza sosta per il ben di ciascuna di noi e sapevano pregare.

Vedevo spesso suor Anna Lucia pregare il rosario mentre camminava su e giù per i corridoi o nel territorio della scuola. Lei era convinta del potere che il rosario aveva presso Dio. Negli incontri di Azione Cattolica, insisteva perché fossimo oneste e facessimo sempre il bene. Io la incontravo personalmente nel suo ufficio per essere da lei guidata. Mi ha aiutata a crescere nel bene, a sperare e a vedere il bene in tutti. Era come una mamma per me. Mi parlava molto della Consolata come Madre e il mio amore per la Madonna Consolata si approfondiva. Gradualmente venni a capire il vero significato del nome  Consolata.

Nel mio tempo libero visitavo la cappella e mi siedevo a guardare mia Madre e lei si rivelava a me nel silenzio. Pensavo alle misionarie presenti e passate e ai sacrifici che avevno fatto per portarci la buona notizia di consolazione fino ai più remoti angoli della brughiera, rispondendo ad  una chiamata, e mi chiedevo: “Se queste misisonarie non fossero venute avrei io potuto conoscere Gesù? Saprei il significato di consolazione?”  A volte mi veniva da piangere ripensando a suor Leonella Sgorbati, morta perché voleva consolare e confortare la gente così come Maria e Gesù. Pensavo anche a tanta gente sulla terra che sta soffrendo. Persone  oppresse, senza speranza, nelle tenebre. Allora desideravo di poterle raggiugere e parlare loro della Consolata, nostra madre. Dire loro che c’è Consolazione, che qualcuno pensa a loro e li ascolta. Volevo uscire dalla cappella e e raggiungere le terre più lontane per parlare della Consolazione.

Così dissi a suor Anna Lucia: “Io voglio farmi suora”. Lei, guardandomi fissa negli occhi,  mi rispose con un sorriso: “Per adesso impegnati a studiare. Dio si prende cura del resto fino a che arrivi il tuo tempo” .

Incominciai a frequentare le giornate di ritiro al centro di Spiritualità di Gitoro. Nel silenzio scoprii che c’è più gioia nel dare che nel ricevere; che portare Gesù Vera Consolazione richiede sacrificio. L’esempio di Maria che accettò la chiamata a portare la Consolazione al mondo e si fidò completamente di Dio, mi fu di aiuto a decidere che cosa volevo per la  mia vita. Incominciai a vedere che cosa ero disposta a lasciare per poter fare ciò che davvero desideravo.

Quando lasciai la scuola ero una persona che aveva ricevuto molto per la  mia vita. Posso affermare che nelle difficoltà, nelle sfide, nei dolori ho sempre saputo come affrontarli e consolare me stessa e gli altri attorno a me. Io ero sicura che mia Madre Maria era sempre presente per aiutarmi.

Era mio desiderio trovare il modo di far sentire a molta gente  l’amore di Dio e attraverso il mio talento musicale potevo raggiungere la gente attraverso le mie esecuzioni, ma non ero soddisfatta. Sentivo il bisogno di fare di più per confortare la gente, di essere più vicina a loro.
Oggi sono felice mentre, passo dopo passo, sto entrando a far parte della famiglia della Consolata per portare luce e consolazione al nostro mondo. Gli esempi di suor Anna Lucia che mi è stata maestra di preghiera e guardando a Maria come alla nostra consolatrice e tenera madre che sempre ascolta i suoi figli, a suor Leonella che mi ha insegnato ad amare il vangelo e ad esser pronta a donare la vita come ha fatto Gesù, alla Beata Irene che ha piantato in me i semi dell’umiltà e della carità, e a tutte le suore missionarie della Consolata che  hanno seminato in me i semi della speranza, del coraggio e del sacrificio sento che sono luce sul mio cammino.

Per me “Consolazione” è una chiamata ad amare e a servire  perchè ho sperimentato l’abbondanza dell’amore di Dio nel mio cuore. Il servizio è conseguenza dell’amore. Accettare le diversità, vede-re del buono in ognuno, prendersi cura di chi ha bisogno, dare il meglio di noi stesse perché la gran-dezza è misurata dal modo con cui trattiamo gli altri, è questo che definisce “consolazione” per me.

Winnie Joan Naanyu, Ex Studente di: St. Teresa Girls Secondary School, Wamba, Kenya

 

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