Fatima: una profezia che continua

Nell’introduzione alla pubblicazione della terza parte del cosiddetto “Segreto di Fatima”, voluta da Papa Giovanni Paolo II nel 2000, l’allora Segretario della Congregazione per la Dottrina della fede, mons. Tarcisio Bertone, affermava: “Fatima è senza dubbio la più profetica delle apparizioni moderne”.

Il “segreto” è il contenuto della rivelazione fatta dalla Madonna ai tre pastorelli il 13 luglio 1917, che i bimbi tennero celato, su indicazione della stessa Vergine; soltanto nel 1941, Lucia, ormai suora, per concessione celeste e obbedienza al Vescovo, ne descrisse nelle sue Memorie le prime due parti: ad una rapidissima ma terrificante visione dell’inferno, seguirono la richiesta, da parte di Maria, della devozione al suo Cuore Immacolato, la previsione di un conflitto sanguinoso e degli effetti disastrosi causati dal diffondersi dell’ateismo in Russia e nel mondo intero.

La terza parte, invece, fu messa per iscritto (e chiusa in una busta) da Lucia, il 3 gennaio 1944, sempre in obbedienza alla Madonna e al Vescovo di Leiria. Nel 1957 il Vescovo la trasmise in busta sigillata all’Archivio segreto del Sant’Ufficio e segreta rimase fino al 2000, quando, come si è detto, Giovanni Paolo II decise di renderla pubblica: si trattava della visione impressionante di un angelo dalla spada infuocata che esortava alla penitenza e di un “Vescovo vestito di bianco” – che i tre pastorelli intuirono essere il Papa – che insieme ad altri Vescovi, sacerdoti e religiosi, saliva su una ripida montagna verso una grande croce, avanzava carico di sofferenza (che i bimbi avvertirono con profonda intensità) tra mucchi di cadaveri e, giunto presso la croce, veniva ucciso, insieme a molti religiosi e laici.

La segretezza di cui è stata circondata questa rivelazione e la cautela con cui la Santa Sede ha deciso di diffonderla risultano comprensibili alla luce della drammaticità del suo contenuto, tanto più dopo l’attentato di cui fu vittima Giovanni Paolo II, il 13 maggio 1981, proprio il giorno in cui ricorreva il 64° anniversario della prima delle sei apparizioni della Madonna a Fatima. Il Papa stesso, nella prima udienza generale successiva al tragico evento, il 7 ottobre, espresse la sua gratitudine alla Vergine, dichiarando di aver avvertito la sua straordinaria protezione che si era “dimostrata più forte del proiettile micidiale” e donò al Santuario di Fatima uno dei proiettili che lo avevano colpito, ora incastonato nella corona della Vergine.

Seppure profondamente significativo, questo “segreto” ha finito per divenire oggetto di una curiosità morbosa, alimentata dal sensazionalismo dei media, e per acquistare un’eccessiva rilevanza rispetto alle altre apparizioni, tanto da essere identificato quasi con il messaggio stesso di Fatima. Non solo: ancora in tempi recenti sono state riproposte assurde ipotesi catastrofiche o “complottistiche” (come quella dell’esistenza di un “quarto segreto” che la Chiesa vorrebbe tenere celato perché scottante), benché, in occasione della divulgazione del “segreto”, l’allora cardinal Ratzinger, in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ne avesse offerto un illuminante commento teologico e avesse chiarito il significato di quell’annuncio di sofferenza per il Papa e la Chiesa. Egli aveva spiegato che “profezia”, in senso biblico, “non significa predire il futuro, ma spiegare la volontà di Dio per il presente e quindi mostrare la retta via verso il futuro”: il profeta è colui che, per uno speciale dono divino, “viene incontro alla cecità della volontà e del pensiero e chiarisce la volontà di Dio come esigenza ed indicazione per il presente”. Il carisma profetico si può quindi accostare al dono di leggere i “segni dei tempi”, valorizzato dal Concilio Vaticano II, per cui la finalità delle “visioni private” come quelle dei pastorelli di Fatima – importanti ma essenzialmente differenti dall’unica e definitiva Rivelazione di Dio in Cristo, alla cui luce vanno lette e interpretate – è “aiutarci a comprendere i segni del tempo e a trovare per essi la giusta risposta nella fede”.

Questa interpretazione del “terzo segreto” aiuta a recuperare la profondità della dimensione profetica delle apparizioni di Fatima, preservandole da letture riduttive che rischiano di banalizzarne il messaggio.

 

Sulla stessa linea si pone il libro di don Franco Manzi, Fatima, teologia e profezia, frutto di uno studio ampio e documentato, pubblicato quest’anno dalle Edizioni San Paolo. Egli offre una lettura delle visioni di Fatima in chiave profetico-apocalittica, cioè ne analizza criticamente il linguaggio simbolico, tipico delle profezie e apocalissi bibliche, e insieme tiene conto dei condizionamenti culturali e delle capacità di comprensione dei tre piccoli veggenti. Alla luce di questa interpretazione, gli stessi aspetti terrificanti o minacciosi delle visioni dei pastorelli risultano strumenti di cui lo Spirito Santo si serve per suscitare una risposta di conversione ed indirizzare al discernimento, poiché – scrive Manzi – “il fine della visione profetica di minaccia è che essa non si realizzi”.

L’esortazione alla conversione, peraltro, è rivolta all’intera comunità dei credenti, perché le visioni profetiche, a differenza di quelle mistiche, non riguardano in primo luogo l’esperienza spirituale del veggente “ma sono primariamente finalizzate a comunicare un messaggio divino alla Chiesa in vista della sua edificazione”. Nello specifico, il messaggio di Fatima contiene un richiamo rivolto, attraverso l’amorevole mediazione di Maria, alla Chiesa universale – anche se in prima istanza si rivolge alla Chiesa portoghese – ad una conversione permanente, alla penitenza, alla preghiera e all’impegno di discernimento.

Si recupera in tal modo il valore ecclesiale delle visioni di Fatima e, contemporaneamente, se ne coglie la perenne validità, come già affermato in più occasioni da Papa Benedetto XVI: la Chiesa, infatti, è chiamata a continuare fino alla fine dei tempi la sua opera di mediazione della salvezza offerta a tutti gli uomini – anche attraverso la sofferenza – e la lotta contro il male; inoltre, l’invito a discernere i segni dei tempi costituisce un compito irrinunciabile per ogni cristiano, chiamato, in virtù del Battesimo, a partecipare alla missione profetica di Cristo.

Così Franco Manzi sintetizza la specificità profetica dell’evento-Fatima: “il messaggio dell’amore divino per ‘tutto’ il mondo è stato tramesso dallo Spirito tramite Maria con uno stile di amorevolezza e condiscendenza materna per quel ‘frammento’ delicatissimo di mondo costituito dai tre bambini profeti”.

Paola La Malfa

questo articolo è stato pubblicato in Andare alle Genti

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