Vivaci, gioiosi, ricchi di energia

Suor Florence ci racconta come sono i giovani tanzaniani

Lavorando con i giovani della diocesi di Iringa, Tanzania, non si può fare a meno di constatare la forza delle parole di Papa Francesco contenute nel suo messaggio per la Giornata Mondiale Diocesana della Gioventù, laddove egli dice ai giovani che la Chiesa e la società hanno bisogno del loro coraggio, dei loro sogni e ideali. Per questo motivo la Chiesa cattolica del Tanzania considera i giovani come la Chiesa di oggi in processo di crescita e un segno di speranza per il futuro.

Attraverso il mio apostolato con i giovani, che consiste in un dare e ricevere scambievole e gioioso, posso testimoniare che il mondo dei giovani è pieno di sogni, di speranze, di rischi e di sfide ai quali solo la fede in Dio può dare la migliore risposta. Con questa consapevolezza, la Chiesa cattolica ha dato vita ad una organizzazione che si prende cura dei giovani nelle parrocchie, nelle scuole primarie e secondarie e nelle Università. A tutti questi livelli si può trovare del materiale adatto per l’insegnamento. Così, ad Iringa, noi stiamo lavorando come team nell’Ufficio diocesano per tutti gli studenti delle scuole secondarie e delle Università, dando priorità alla loro formazione umana e spirituale.

 

Incontriamo i giovani a scuola durante l’insegnamento della religione, durante le vacanze organizziamo incontri per loro e per il restante tempo essi sono coinvolti nei gruppi giovanili delle loro parrocchie. I giovani rispondono numerosi agli incontri organizzati per loro, con l’obiettivo di divenire ambasciatori di Cristo verso i loro coetanei. Oltre ad ascoltare conferenze su argomenti scelti molto accuratamente per loro, i giovani hanno un tempo in cui possono condividere la loro fede, così come loro la intendono.

Tutto ciò è molto interessante, perché i giovani fanno uso della Bibbia, citano il catechismo della Chiesa cattolica e, quando non raggiungono una risposta comune alle loro domande, interpellano i loro istruttori.

Una qualità che mi colpisce in loro è la pazienza. È davvero ammirevole il constatare come essi sanno attendere pazientemente quando qualcosa che desiderano non è disponibile al momento. In particolare quando il cibo non è pronto, essi si affacciano alla cucina per dire “pole”, cioè “mi dispiace che accada questo”. Questa bella attitudine è comune e molto presente in loro anche in altre circostanze.

Un’altra bella caratteristica è la generosità di quelli che tra di loro sono più abbienti, i quali percepiscono come una chiamata quella di aiutare i loro compagni che possiedono di meno.

In una scuola secondaria femminile, le ragazze si misero d’accordo con i proprietari del piccolo bar-ristorante, perché vendessero alle loro compagne più povere gli alimenti ad un prezzo abbordabile. I proprietari accettarono, vedendo il buon cuore e l’interessamento delle giovani per le loro compagne più bisognose.

I nostri giovani sono inoltre i primi a promuovere vocazioni religiose a scuola e sul lavoro. A questo scopo formano dei gruppi vocazionali, dove si prega per tutti i religiosi e, in particolare, si incoraggiano i giovani a fare questa scelta di vita.

I giovani incontrano, anche, sul loro cammino varie sfide. Quella più grande è l’instabilità dovuta alle molte attrazioni che il mondo della globalizzazione offre loro, per cui perdono molto del loro tempo dedicandosi a internet, ai vari chatting e radunandosi in club. Quelli che abitano nei villaggi invece si danno all’alcool, facendo divenire la Chiesa la seconda opzione.

I media influenzano molto i giovani nel loro modo di vestire ed in altre abitudini che non coincidono con la loro cultura, cosicché quando si ricordano loro i valori della fede, della morale, delle virtù cristiane e quelle della loro stessa cultura, alcuni non si lasciano convincere, temendo di essere considerati un po’ arretrati rispetto alle mode vigenti.

Riguardo la liturgia, essi pongono molta energia e interessamento nel cercare di introdurre i loro riti tradizionali in essa, ma ciò va a volte a scapito della serietà della liturgia stessa o è frutto di ignoranza. Ci sono altre credenze che interferiscono con la vita dei giovani e, per timore di andare contro le loro tradizioni culturali, essi finiscono per esserne condizionati. Alcuni sanno ciò che è giusto e ciò che invece è sbagliato, ma restano influenzati da credenze locali come stregonerie, maledizioni e rituali che non sono secondo la fede cristiana. Pochi di loro hanno il coraggio di trascurare queste credenze e affrontare le sfide della fede cristiana.

Un altro motivo di frustrazione per i giovani è la difficoltà, per alcuni, di non poter pagare le rette scolastiche oppure di non trovare un lavoro, al termine dei loro studi. Questo li tiene lontani dalla vita di società e anche dalla partecipazione a gruppi di giovani della loro età.

Per concludere, voglio sottolineare che i giovani tanzaniani sono generalmente vivaci, felici, con energie positive che fanno amare loro le danze e i canti ogni volta che si raggruppano tra di loro. Non importa il numero, la loro presenza si fa sempre sentire. È molto incoraggiante e motivante trovarsi insieme a loro. Essi irradiano pace e speranza per la Chiesa di domani. In questo mondo tecnologico, pur non possedendo gli strumenti moderni più sofisticati, i giovani non indietreggiano nel tentativo di costruire una società migliore e di crescere nella loro fede.

La mia presenza di consolazione in mezzo a loro costituisce per me una grande gioia, soprattutto nello scoprire le loro capacità e potenzialità, nel camminare con loro, volendo loro bene, ascoltando le loro esperienze di vita, prendendomi cura della loro formazione umana e spirituale, infondendo in essi una profonda confidenza in Dio.

sr Florence Wanjico Njagi, mc

questo articolo è stato pubblicato su Andare alle Genti

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