In cammino con il popolo

Testimonianza di suor Innocenzia, missionaria della Consolata in Mozambico

La mia missione in Mozambico è iniziata nell’ottobre del 1981. Attualmente sono impegnata nella catechesi presso la parrocchia Nostra Signora di Fatima, a Montepuez, nella formazione dei catechisti e nella promozione della donna a livello parrocchiale e della Diocesi di Pemba. Accompagno inoltre nel loro cammino formativo i Laici Missionari della Consolata. Insieme al parroco e ad un animatore visitiamo le 65 comunità cristiane della nostra zona, soffermandoci soprattutto presso quelle famiglie che sono più bisognose.

Quest’anno festeggiamo il 90° anniversario della nostra presenza in Mozambico, dove le nostre prime sorelle giunsero nel 1927. Grazie al loro lavoro apostolico, incontriamo ancora oggi tante persone che hanno conservato la loro fede e che continuano ad impegnarsi nella Chiesa, in vari ministeri.

Le nostre sorelle hanno lavorato molto con i Padri Monfortani nelle diocesi di Cabo Delgado e Pemba, mentre nelle diocesi di Niassa, Nampula, Inhambane e Maputo hanno collaborato con i nostri confratelli della Consolata e con altre congregazioni. Sempre i missionari e le missionarie hanno seminato e continuano a seminare la Parola di Dio, promuovendo la fede, la speranza e la gioia tra la gente, anche in situazioni molto difficili e rischiose. Si sono impegnati molto nella promozione umana, morale e spirituale del loro popolo. Molte persone che oggi ricoprono cariche di responsabilità nella società hanno studiato nelle nostre missioni.

Durante la guerra civile le sorelle non hanno lasciato il Paese, ma sono rimaste vicine alla gente. Questa guerra, durata molti anni, ha causato la morte di molte persone, portato povertà al Paese e provocato la dispersione di tante famiglie.

La Chiesa mozambicana ha camminato con il popolo, lo ha accompagnato nelle varie situazioni in cui si è venuto a trovare e lo ha aiutato ad arrivare all’Accordo di Pace tra i partiti della Frelimo e della Renamo, firmato nell’ottobre del 1992. Da quel momento la gente ha cominciato a “respirare” la pace, un tesoro che tutti desiderano che continui per sempre, anche se essa dipende dal continuo dialogo e dall’intesa tra i partiti politici e presenta sempre delle sfide.

Il Mozambico è una terra molto ricca di minerali: oro, pietre preziose, grafite, marmo e, inoltre, gas e petrolio, tuttavia il popolo soffre molto per mancanza di lavoro, che porta con sé la povertà. Quest’anno, a causa della siccità in alcune province, come Cabo Delgado, si soffrirà anche la fame e i contadini sono molto preoccupati a questo riguardo.

Come ho già accennato, rientra nel nostro impegno pastorale la visita alle famiglie, che è una caratteristica del nostro metodo missionario. Quando le incontriamo, ascoltiamo innanzitutto le loro preoccupazioni e le loro gioie, cerchiamo di consolarle e di dare loro dei buoni consigli per un cammino di speranza, valutando le possibilità di ciascuna. Alcune ci ascoltano e cambiano vita. In genere, le nostre visite sono ben accolte e arrecano molta gioia. Si parla con libertà e ci si arricchisce a vicenda, ascoltando, animando e incoraggiando. Ci sono famiglie che hanno sete di ascoltare la Parola di Dio; altre che hanno bisogno di essere consigliate e consolate; alcune che hanno dei malati in casa e si sentono scoraggiate; altre che soffrono per incomprensioni familiari. Per noi è molto bello essere vicine a tutte loro.

Mi sta soprattutto a cuore Ntele una piccola comunità cristiana, in mezzo a tanti musulmani. Grazie al “Regulo” attuale, signor Jivado Gonçalves, responsabile di quella zona, è stata accettata la richiesta di due cristiani di vendere la loro terra, per costruire una chiesetta. Infatti nel passato i cristiani dovevano recarsi la domenica in un villaggio parecchio lontano per partecipare alla S. Messa. L’anno scorso anche noi missionarie ci siamo recate in questo villaggio, per visitare le famiglie e gli ammalati.

Quanta gente bisognosa, che ci ha accolto con tanta gioia, soprattutto i bambini che ci hanno accompagnato sempre! Quando la gente è ammalata, deve fare un lungo tragitto per recarsi al piccolo dispensario oppure, quando è necessario, raggiungere l’ospedale distrettuale. Ma pochi di loro hanno il denaro sufficiente per viaggiare e recarsi all’ospedale.

Nelle nostre visite abbiamo incontrato anche un uomo che vive da solo ed è considerato un malato mentale. Lavora nel suo piccolo orto, ma le scimmie gli mangiano tutto e spesso soffre la fame. Ci ha raccontato tutta la sua storia e, quando lo abbiamo salutato per andare via, ci ha ringraziato tanto della nostra visita e del poco cibo che gli avevamo portato e ci ha detto “Dio ama anche me!”

Visitare le famiglie mi dà tanta gioia e sento che è parte della mia missione, anche se non ho da dare loro quegli aiuti materiali di cui avrebbero bisogno. Le famiglie, da parte loro, sono in generale, molto accoglienti e generose. Offrono tutto quello che hanno: mandioca, arachidi, fagioli, dipendendo da quello che raccolgono nei loro orti.

Costituire una famiglia, peraltro, non è una cosa facile. Il sacramento del matrimonio oggi è una sfida per i giovani. Le coppie si uniscono molto tardi nel sacramento. La maggior parte della gente si sposa dopo aver già creato la famiglia. Inoltre ci sono spesso problemi tra marito e moglie: questa vorrebbe accedere al sacramento, mentre il marito ha difficoltà nell’accettarlo. Ci sono pochissimi matrimoni tra i giovani; ha fatto eccezione il nostro giovane catechista che aveva detto una volta: “Io non voglio convivere prima del matrimonio”. E così è stato. Quello fu un giorno di grande gioia per tutti.

suor Innocenzia Benjamin Mzena, mc

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