Il significato di una presenza

le prime MC in Mozambico sul fiume Zambesi

Novanta anni fa, sette Missionarie della Consolata, per la prima volta nella loro storia, toccavano il suolo mozambicano.

Nessuna di loro superava i 30 anni di vita; una, poi, ne aveva appena 20. Era il 3 luglio 1927. Da sette, divennero, nel corso degli anni, venti, quaranta, settanta toccando un massimo di cento presenze in contemporanea, distribuite in sei province del Mozambico. Attualmente siamo una trentina, appartenenti a sei nazioni. La nostra età va dai quaranta ai novanta anni, vantando sorelle mozambicane sparse per il nostro mondo missionario. Spontanea la domanda: che cosa ha caratterizzato la nostra presenza in questo Paese che, dal nostro arrivo ad oggi, ha conosciuto cambiamenti epocali sotto l’aspetto sociale, politico, religioso? Non so se mi sbaglio, ma una risposta mi è affiorata alla mente il 27 febbraio 2017. Nel Centro Culturale dell’Ambasciata portoghese a Maputo ci fu il lancio di due libri, scritti rispettivamente da un missionario da una missionaria della Consolata riguardanti il Niassa, territorio simbolo della presenza delle Missionarie e dei Missionari della Consolata in Mozambico: A Política Religioso-Missionária do Estado Novo em Portugal e A Evangelização no Niassa: 1926-1962, di padre Álvaro López e Passos Proféticos de Crescimento: 1963-2015, Diocese de Lichinga, della sottoscritta.

le prime sette sorelle

Nell’ambiente elegante preparato per un’ottantina di persone, si dovettero aggiungere sedie dopo sedie per far posto a centinaia di persone che continuavano ad affluire, molte delle quali dovettero rimanere in piedi. “Mai visto”, mormoravano gli organizzatori. Riempivano la sala sacerdoti e suore mozambicani; religiosi e religiose da pochi anni in Mozambico che sedevano accanto a Gesuiti, Francescani e evangelizzatori di antica data; seminaristi cattolici e anglicani; amici laici di tanti colori, tante nazionalità; etnie del nord e del sud del Mozambico. Diversificata anche l’età dei presenti e la condizione sociale al punto da sorprendere gli organizzatori, abituati a sponsorizzare autori e personaggi famosi.

Il segreto del successo? Un primo spiraglio di luce ci venne dal presentatore delle opere, padre Rafael Sapato, sacerdote diocesano di Lichinga (oggi vicerettore dell’Università Cattolica del Mozambico), il quale disse di essere nato tra le mani di una “Consolata”, educato dai figli e figlie dell’Allamano, i quali nel corso di una quasi centenaria presenza in Mozambico si erano distinti per la capacità di evangelizzare contestualizzando la missione e seguendo i cambiamenti epocali avvenuti nel Paese.

Al momento degli autografi, scoprii il segreto del “pienone”: la maggioranza dei presenti proveniva dalle missioni fondate e condotte alla maturità di Chiesa locale dai missionari e missionarie della Consolata, passate ora alle loro cure pastorali.

suor Dalmazia, autrice dell’articolo

Fu quasi come un appello ad essere aiutati a vivere insieme il momento storico che il Mozambico sta attraversando, aderendo all’appello della Conferenza Episcopale, che nell’ennesima svolta storica segnata dalla minaccia di una nuova guerra civile – dovuta al deterioramento della vita sociale, politica, economica e al nuovo apparire della violenza che semina insicurezza, povertà, lutti – propone come priorità pastorale lavorare per la pace attraverso un dialogo costruttivo con tutte le forze vive della società, seminando la speranza, coscienti che le sfide che viviamo si possono superare solo se ognuno di noi saprà fare la sua parte, superando interessi personali e di gruppo.

La risposta delle Missionarie della Consolata è: “Sì”. Siamo pronte. E lo abbiamo già dimostrato, rimanendo sul territorio, come nel passato, al passo con la Chiesa, chiamata ad essere ancora una volta profeta di speranza e di consolazione, superando paure e pessimismo.

Suor Dalmazia Colombo, mc

Share
Comment

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*