L’esperienza di un “incontro”

Suor Renata Conti è stata per molti anni missionaria in Colombia. Come esperta biblista, ha accompagnato le Sorelle durante il loro pellegrinaggio in Terra Santa. Attualmente è postulatrice della causa di canonizzazione di suor Irene Stefani e di quella di beatificazione di suor Leonella Sgorbati, missionarie della Consolata. Ci racconta così la sua esperienza in Terra Santa.

È ancora vivo in me l’intenso sguardo d’amore di Gesù che mi afferrò mentre contemplavo la scena del Noli me tangere! nella Basilica del S. Sepolcro a Gerusalemme. La visione attiva e persino curiosa mi fece incontrare il Risorto che parlava anche a me.

Quello sguardo mi invitava a tendere l’orecchio, nel silenzio, per ascoltare la Parola, così eloquente e palpabile in quel luogo, come a Maria nel mattino di Pasqua.

Oh, la forza di una immagine che apre uno squarcio di luce sulla propria identità di credente e cambia la vita!

Da sempre ho voluto esplorare il mistero femminile attraverso figure-simbolo, a partire da Maria, la Madre del Signore.

suor Renata

Ho sempre ammirato il gruppo di donne che seguivano Gesù e i dodici e li assistevano, le donne che, fedeli, troviamo al Calvario, al sepolcro e all’alba del nuovo giorno.

Mi ha toccata però, in particolare, la discepola di Magdala, che mi ha svelato i segreti del cuore: la sua relazione col Signore, la sua avventura nella fede.

Ricordo di aver letto che quando si prende coscienza di ciò che si è scritto solo dopo la scrittura, poiché il pensiero è arrivato prima al cuore, poi alla penna e per ultimo alla testa, allora ciò che è scritto diventa veicolo di un’esperienza, luogo della Presenza. Questo è ciò che mi ritrovo rileggendo quanto ho scritto in queste poche righe.

Il luogo della Presenza è stato per me la Terra Santa, una realtà che io stessa scoprivo e sperimentavo mentre facevo il percorso-pellegrinaggio accompagnando le Sorelle del 25° di Professione Religiosa-missionaria. Ma allo stesso tempo avvertivo come ciò che custodivo dentro, senza saperlo. Il giardino del Risorto era il giardino del mio cuore.

Ho così cominciato a percepire la scena pasquale con occhi, anima, sensi proprio come se fossi lì presente, trascinata dal desiderio di rendere visibile ciò che stava accadendo mentre contemplavo, nella Parola, il muto linguaggio dei gesti di Maria di Magdala.

Maria si faceva così compagna di questa presenza invisibile e reale che mi svelava il mistero della Vita e mi faceva entrare “con fede” in modo diverso, nella Parola, che era viva e palpitante nel mio cuore in modo nuovo, a me sconosciuto.

Io la seguivo in quei luoghi santi “a piedi nudi” accanto a Gesù.

Ma ho osato spingere il mio sguardo così oltre da includere nell’itinerario “tutto il tempo”, dall’inizio al compimento: fino alla “casa del Padre”.

Mentre mi inoltravo in questa contemplazione e preghiera, leggevo in trasparenza il senso della vita, perché la luce pasquale mi rendeva trasparente ogni cosa.

La vicenda di Maria era uno spazio sacro: il luogo ospitale da cui potevo guardare con serenità la mia realtà. La sua immagine, talora, la sua gioia e il suo dolore diventavano la mia gioia e il mio dolore. E la gioia e il dolore di ogni uomo e di ogni donna. La sua esperienza l’esperienza di tutti! E anche noi, come scrive P. Claudel, entriamo in contatto insieme a lei con quel “Tu intimo e tenero, che tocca le fibre più segrete dell’essere, colma il cuore e invita alla reciprocità. Il Tu che dà sicurezza e pace, che dilata e genera gioia, il Tu che dà senso a tutta la nostra vita: Gesù, il Figlio amato”. Il Tu che di-svela la nostra identità di discepole, come si è di-svelato a Maria, in quel mattino di luce: “Ora nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro vuoto… Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio” (Gv 19,41; 20,1).

Proprio lì, alla tomba vuota, nella Basilica del S. Sepolcro, la contemplo nell’incontro col Signore risorto che le svela il mistero della sua identità d’inviata ad annunziare: “Ho visto il Signore!” (Gv 20,18).

Sì, la sua identità e la nostra sono racchiuse in ciò che si è scoperto davanti al sepolcro vuoto.

Solo chi ha sperimentato che la persona di Gesù è in se stessa Vita e Luce, può vedere la risurrezione il mattino di Pasqua e sentirsi inviato.

Solo chi sa che senza la persona di Gesù non c’è vita, è capace di trovare il sepolcro e di credere che la luce non può spegnersi e la vita venir meno.

Solo colei che muore totalmente col Signore, può ritrovarlo vivo e vedere vivo, nel sepolcro vuoto, Colui che l’ha fatta vivere.

Maria ha condiviso la notte e le tenebre e può ri-vedere nel Risorto come in uno specchio ogni momento della sua vita: il passato, il presente e il futuro. Il primo incontro per le strade della Galilea e la sequela, la peregrinazione e l’intimità coi discepoli, la condivisione della gioia e della fatica quotidiana. E il tempo della passione e della morte, della perdita e dell’assenza, della ricerca e della desolazione, dell’angoscia e della solitudine di fronte al sepolcro vuoto. E… finalmente il tempo dell’apparizione e del ritrovamento, la gioia dell’incontro e l’inizio della vita nuova: l’annunzio della risurrezione.

La visione del Risorto ha acuito la percezione dei sensi, dell’udito e dello sguardo, e l’ha resa più capace di vedere e di ascoltare.

Oh, miracolo della fede in Maria che diventa se stessa! Maria è simbolo della persona che ritrova se stessa poiché si sente rinascere a vita nuova.

Risurrezione è per Giovanni la fine dell’angoscia, la trasfigurazione delle ferite, la glorificazione nella crocifissione. E la donna di Magdala è il punto estremo di tutto questo. Ed è anche l’inizio!

L’attenzione a questa donna mi ha aiutata a capire meglio il rapporto di unità tra processi personali e percorso interiore e a interpretare le tappe della trasformazione operata dalla grazia nel passaggio dall’io disperso all’io unificato, in cui ci si ritrova finalmente se stesse.

Rivivere il racconto del sepolcro vuoto, nella Basilica del S. Sepolcro a Gerusalemme, è stata per me un’esperienza intensa e un invito alla ricerca costante di Lui e al forte desiderio di annunciarlo a tutti, perché l’incontro vero con Lui può cambiare la vita per sempre!

Suor Renata Conti, mc

questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Andare alle Genti

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