Quattro chiacchiere con… suor Florence

Suor Florence, missionaria della Consolata keniana che vive in Tanzania, ci racconta la sua esperienza con i giovani

Suor Florence, cosa significa per te essere una Missionaria della Consolata?

Secondo me, essere una Suora Missionaria è una testimonianza e un’ esperienza della consolazione di Cristo: vissuta in prima persona e condivisa con gli altri, anche con persone di diverse religioni, come musulmani, protestanti e altri. La nostra presenza e interazione con il popolo tanzaniano, a partire dalla sua ricca cultura, offre un altro aspetto della consolazione. Uno riconosce la bellezza di questo paese e della sua gente già solo dal linguaggio, colmo di parole gentili che non possono essere tradotte senza perdere il loro significato. Un esempio è la parola “pole”, che significa “mi dispiace”, ma profondamente. Non c’è differenza di religione, a tutti esce spontaneamente. Questa mia esperienza quotidiana rafforza il mio proprio carisma e riempie di gioia il mio essere missionaria tra questo popolo amato e sostenuto da Dio.

E come hai conosciuto le Missionarie della Consolata?

E’ interessante ritornare a circa 20 anni fa, e chiedermi perché ho scelto di essere una Suora Missionaria della Consolata. Nella mia parrocchia di origine non c’erano suore, e solo incontravo religiose nella scuola che frequentavo, ed erano salesiane di don Bosco. Da ragazza ho ascoltato da un padre missionario della Consolata che c’erano delle donne forti e coraggiose che proclamavano la Buona Notizia di Cristo a chi ancora non la conosceva e non l’aveva ricevuta. E aggiunse a noi ragazzi: il Cristo che avete ricevuto non deve rimanere solo per voi, è da condividere agli altri…  Nel mio profondo ho sentito la gioia di poter essere come queste donne che io non conoscevo… Ho iniziato a cercarle e fortunatamente ho incontrato nella mia scuola suor Jo Marie, la prima missionaria della Consolata che ho conosciuto. Le ho fatto tante domande e lei pazientemente mi ha risposto.   Poi ho partecipato a incontri e ritiri dove le sorelle condividevano il loro carisma e la loro missione, e mi sono sentita sempre più motivata a diventare una di loro.  Mi piaceva la loro spiritualità, che ci trasmettevno in un modo molto semplice durante i ritiri, ed ero attratta dal fatto che lavoravano con ogni tipo di persona: bambini, giovani, anziani…. Se dovessi scegliere oggi di essere una missionaria della Consolata, certamente ripeterei la stessa scelta!

In questo momento, che lavoro stai facendo in Tanzania?

Adesso sto lavorando con i giovani che appartengono al movimento dei Giovani Studenti Cattolici del Tanzania, nella diocesi di Iringa. E’ un gruppo che riunisce giovani delle Scuole Superiori che hanno come obiettivo di far entrare Cristo nella loro vita di studenti. Vedo in essi una Chiesa giovane che dà speranza alla Chiesa del futuro. Sono organizzati a tre livelli: come scuola, come gruppo di cinque o sei scuole, e come gruppo diocesano, dove si celebra l’Eucaristia e si fanno altre attività. Lavoriamo in un team, siamo due suore e un sacerdote a livello di Diocesi, in collaborazione  con gli animatori (insegnanti e parroci) e con gli studenti leaders nei tre livelli menzionati.

Come sono i giovani tanzaniani?

I giovani studenti hanno una grande capacità, molta energia e grande entusiasmo. Sono fortemente impressionata per la loro organizzazione, la loro generosità e buona volontà di apprendere e condividere la loro esperienza con Dio.

Non si preoccupano di esprimere i loro talenti e di usarli. Ho osservato anche la loro apertura a farsi aiutare per crescere e per riconoscere le loro potenzialità. Ogni sabato visitiamo circa 600 studenti! Questo team è composto da due o tre studenti leaders, un sacerdote e una suora. Ogni membro del team condivide un tema che aiuti a sviluppare certe capacità da leadership e incoraggi la scoperta dei propri talenti.

I giovani si confrontano anche su temi che riguardano la società e sul contributo che possono dare al suo sviluppo. Il tema del 2017 è la cura della Madre Terra. Si impegnano a creare consapevolezza tra i loro compagni con iniziative pratiche come piantare alberi, fiori, pulire le strade e la loro stessa scuola. L’uso responsabile dell’acqua e dell’elettricità, solo per ricordarne alcune.

Le sfide che si presentano nel lavoro con i giovani sono varie, per esempio il fatto che la loro energia e curiosità per imparare molte cose li spinge a cercare nei mezzi di comunicazione le risposte. Sappiamo che la teconologia è importante, ma vediamo che questi mezzi sono diventati i loro insegnanti,  e molto volte i giovani perdono il loro tempo in queste cose invece di impiegarlo per lo studio.

Abbiamo anche notato che la liturgia da molti non è capita, a causa dei loro genitori che – super impegnati, non li ha mai portati alla Chiesa e non ha loro insegnato niente circa la fede e la preghiera. Cerchiamo quindi di introdurli a questa dimensione ecclesiale.  Gli studenti sono vincolati alla cultura, anche se a volte non ne fanno caso: per esempio la paura di andare contro le decisioni degli adulti e è molto forte, anche se queste non sono corrette. Quante volte non vengono alla Messa semplicemente perché i genitori glielo hanno proibito, o li fanno lavorare la domenica. Preferiscono essere puniti nella scuola piuttosto di mettersi in discussione con gli adulti di casa.

Qual é la gioia più grande che ti ha dato la missione?

La missione di Cristo porta gioia e riempe di senso, quando scopriamo che Cristo è il centro di tutto quello che facciamo. Sono felice si stare con i giovani, ho sperimentato la presenza di Dio in mezzo a loro, soprattutto quando desiderano sapere sempre di più su di Lui. Mi colpisce vedere come gli studenti sentono di appartenere alla Chiesa e che loro stessi sono la Chiesa. Come i giovani diventano missionari nelle loro scuole: individuano compagni bisognosi e cercano di aiutarli ogni mese, in una scuola li ho visti prendersi cura di compagni ciechi e sordi… Tutti questi esempi sono semi di fede che possono rompere muri di indifferenza.

L’apostolato con i giovani mi ha aiutato a godere la bellezza, l’amore, la semplicità e la creatività. Con la frase: “Prega per me ed io prego per te” abbiamo creato un legame di fiducia in Dio e tra di noi, e ce lo ripetiamo in ogni occasione che ci incontriamo.

 

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