Chiesa colombiana, prima mediatrice di pace

La Chiesa si trova in prima linea nel processo di pace e di riconciliazione in Colombia

La Chiesa si trova in prima linea nel processo di pace e di riconciliazione in Colombia, soprattutto grazie al fatto di essere riconosciuta come “Istituzione credibile”. Ciò nonostante, essa ha dovuto pagare un caro prezzo lungo tutti questi anni di violenza. Difatti tra le numerose vittime, furono uccisi anche due Vescovi: mons. Jesús Emilio Jaramillo, Vescovo della Diocesi di Arauca, nel 1989 e mons. Isaías Duarte Cancino, Arcivescovo di Cali, nel 2002, noto per la sua opposizione ad ogni forma di violenza e la sua dedizione alla promozione sociale. A questi si aggiungono numerosi sacerdoti, religiosi, religiose e semplici fedeli, uccisi per il solo motivo di trovarsi in una chiesa, come accaduto il 5 maggio 2002, quando una bomba lanciata vicino alla chiesa di Bojayá fece più di 100 morti, tra cui almeno una trentina di bambini. Spesso i Parroci sono stati minacciati dai gruppi criminali che governavano nelle zone di periferia.

La presenza della Chiesa colombiana ha un ruolo essenziale in ogni parte del Paese. La maggioranza delle parrocchie svolge un lavoro minuzioso per rendere possibile l’aiuto delle classi sociali ricche verso quelle più povere. In particolare promuove innumerevoli iniziative per portare avanti il prezioso e urgente ministero del perdono e della riconciliazione. Lungo questi anni sono sorti diversi progetti per questo scopo, alcuni tra i tanti sono: i Laboratori di pace, nati in collaborazione tra la diocesi del Magdalena Medio e la Compagnia di Gesù nel 1995, il cui obiettivo principale è quello di raggiungere uno sviluppo umano sostenibile, fatto di partecipazione ed equità per tutti e la costruzione di una cultura civica, in cui i diritti e i doveri siano garantiti e rispettati equamente.

Le Scuole di Pace e Riconciliazione, ES.PE.RE, fondate dal padre Leonel Narvaez Gómez, Missionario della Consolata, sono dei laboratori in cui si affrontano, in gruppo o comunità, le diverse situazioni di violenza e si cerca di far sì che ogni persona guarendo le ferite provocate da questa, faccia il passaggio da essere vittima a essere costruttrice del proprio benessere e della pace interiore, attraverso il perdono e la riconciliazione.

Il Circolo infantile di lettori, iniziato da suor Reina Amparo Restrepo, Missionaria della Consolata, con l’obiettivo di incoraggiare la popolazione infantile alla lettura di libri che formano, ricreano e pacificano, favorendo così un intrattenimento alternativo ai giochi bellici, particolarmente nelle zone più colpite dalla guerra come lo è San Vicente del Caguán (Caquetà).

In Colombia la gente ha fiducia nei leader ecclesiali, sia perché si mettono dalla parte dei poveri e degli ultimi, sia perché sono contrari alla corruzione. Da tutte le parti viene richiesto alla Chiesa l’indispensabile ruolo di mediatrice. Questa fiducia ha permesso di iniziare nel 2000 il dialogo con la guerriglia e di poter avere sempre un Vescovo che partecipasse ai dialoghi di pace. Negli ultimi anni è stato mons. Luis Augusto Castro, ritenuto un vero missionario di pace, ad accompagnare i dialoghi realizzati all’Avana, nonché il processo di selezione delle vittime che hanno partecipato alle trattative di pace. Queste ultime sono state molto accompagnate dalle istituzioni, ma come afferma lo stesso Mons. Castro: “in modo particolare dalla Chiesa, che ha avviato percorsi di perdono e riconciliazione, perché le persone sopravvissute al conflitto possano iniziare una storia nuova” (Agenzia Dire, www.dire.it).

Mons. Luis Augusto Castro, presidente dei vescovi di Colombia

Nei giorni successivi al referendum, i Vescovi colombiani hanno tenuto una riunione straordinaria, alla fine della quale hanno inviato un messaggio invitando i cittadini a considerare la situazione attuale del Paese come un “tempo di responsabilità e di speranza”. In questo messaggio i Vescovi hanno assicurato che: “La Chiesa Cattolica non smetterà mai di annunciare la pace e di lavorare per essa” (Messaggio della Conferenza Episcopale di Colombia CEC, al popolo colombiano, 14.10.2016). L’episcopato ribadisce inoltre che: “La Chiesa, lontana da ogni legame di partito, continuerà a lavorare per il bene comune” ed invita il Presidente della Repubblica, Juan Manuel Santos, e le istituzioni dello Stato ad “accogliere le proposte provenienti da diversi settori della società per realizzare un ‘progetto di unità nazionale’ che dia delle risposte concrete ai molteplici problemi del Paese”. Tra le preoccupazioni principali, i Vescovi pongono: “la difesa della vita e della famiglia, l’educazione, la partecipazione politica, la solidità della democrazia e delle istituzioni, la lotta al narcotraffico, alla corruzione, l’impegno a superare le crisi del sistema sanitario, del sistema giudiziario, l’iniquità sociale e l’ideologia di genere”.

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Andare alle Genti
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