Donne e Chiesa

L’autrice dell’articolo è coordinatrice capo del Servizio Culturale de “L’Osservatore Romano” e collabora nella redazione della rivista “Donne, Chiesa, mondo”. Le siamo grate per questo valido contributo ad un tema molto attuale nella Chiesa di oggi.

Città del Vaticano, giovedì 12 maggio, aula Paolo VI: parlando a braccio, Papa Francesco risponde alle domande che, rispettose ma determinate, gli vanno rivolgendo le religiose dell’Unione internazionale delle Superiori generali ricevute in udienza. Se già è significativo che alle coraggiose sorelle il Pontefice abbia risposto senza tergiversare, prima ancora questo incontro ha costituito un momento sorprendente perché, accettando di dialogare con le religiose da pari a pari, Papa Francesco ha innanzitutto, implicitamente ma pubblicamente, ascoltato la loro voce. Cosa che invece, per solito, i vertici della Chiesa non fanno.

Eppure, dati alla mano, fingere che le donne non esistano all’interno del cattolicesimo dovrebbe essere impossibile: su 14 consacrati, infatti, ben 13 sono donne (per la precisione, le religiose nel mondo sono 702.529, i religiosi 55.314). Eppure, in questa impresa di “non ascolto” della voce femminile la Chiesa è maestra. Nonostante le donne siano le protagoniste, a livello concreto e organizzativo, di tutto il preziosissimo lavoro di assistenza, cura e aiuto che il cattolicesimo presta nel mondo; nonostante scrivano, studino, discutano e propongano, al tavolo della Chiesa non v’è posto per le donne. Niente spazio nei luoghi in cui si programma, pochi ruoli di responsabilità, pochi compiti decisionali.

Basti un esempio: mai una donna è stata posta a capo di una congregazione o di un pontificio consiglio. Nelle 9 congregazioni esistenti (le congregazioni sono i dicasteri della curia romana che collaborano con il Papa nel governo spirituale e materiale della Chiesa) v’è una sola donna sottosegretaria, suor Nicla Spezzati. Stesso identico dato per i ben 12 Pontifici consigli (uffici sorti a partire dal Concilio, riconosciuti come dicasteri dalla costituzione apostolica Pastor bonus del 1988): la sola sottosegretaria è Flaminia Giovanelli.

donnechiesa2Molte donne cattoliche sono stanche di questa situazione. E, quando riescono, si fanno sentire. Una costruttiva polemica è scoppiata, ad esempio, in prossimità dell’apertura dell’ultimo conclave, nei giorni in cui si sono riunite le congregazioni generali, cioè le riunioni a cui partecipano tutti i cardinali (anche non elettori) in cui, fissando una sorta di elenco di priorità, si affrontano le questioni più rilevanti per la vita della Chiesa. Ebbene, nessuna donna è stata chiamata a prendere la parola. La voce femminile, infatti, non è prevista dagli statuti: per farle parlare, bisognava cambiare le leggi. Eppure sarebbe davvero importante che i cardinali ascoltassero anche le badesse, le Superiori generali degli ordini, le laiche più autorevoli. Che ascoltassero, cioè, anche il punto di vista delle donne cattoliche.

E dire che – come dimostra il loro impegno quotidiano, coraggioso e intelligente – le donne hanno un’esperienza preziosa da condividere. Proprio per questo, nel marzo 2012, decidemmo di dar vita al mensile de “L’Osservatore Romano” “Donne Chiesa Mondo”, diretto da Lucetta Scaraffia: non per chiedere o rivendicare, ma per raccontare quanto le donne cattoliche, laiche e religiose, fanno in ogni parte del mondo. E in quattro anni di vita, lo spazio è sempre stato troppo poco: a ogni riunione di redazione, individuato il tema da indagare, il materiale che restava fuori è sempre stato tantissimo. Abbiamo a disposizione venti pagine a numero, ma per esaurire le realtà che meriterebbero di essere raccontate potremmo scrivere ogni volta una monografia.

Dalle storie raccontate sul mensile, è emerso un dato interessante: se infatti a livello centrale la Chiesa resta sorda all’esperienza femminile, a livello locale invece le conferenze episcopali prestano grande ascolto alle donne, arrivando ad affidare loro posizioni di comando.

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le donne sagge nei mosaici ravennati

Per ben 25 anni, ad esempio, la tesoreria dell’arcidiocesi di Vienna, e cioè quella parte di amministrazione che gestisce i soldi e le proprietà dell’arcidiocesi più importante dell’Austria, è stata affidata a Brigitta Klieber. Denaro, potere e responsabilità: tre aspetti tradizionalmente di pertinenza maschile sono dunque stati a lungo nelle mani di una laica. “Nel 1987 – ci ha detto Klieber – suscitò clamore la nomina di una donna come direttrice di un ufficio così grande e così importante. È stato senz’altro un fatto “straordinario”. Del resto, se nonostante la sua ottima preparazione professionale Klieber è arrivata a svolgere un ruolo direttivo solo per caso, la riconferma è arrivata grazie alle capacità dimostrate sul campo. Alla domanda su come siano stati i rapporti con l’arcivescovo, Klieber ha risposto: “Come economa sono obbligata a fare presente le conseguenze finanziarie di ogni decisione che viene presa. Considero però altrettanto importante l’efficacia pastorale. Mi ha fatto quindi piacere quando il cardinale Schönborn, nelle sue parole di saluto, ha sottolineato di aver particolarmente apprezzato, nel mio lavoro, questa combinazione di visione finanziaria e pastorale. E in questi 25 anni ho potuto constatare nel lavoro quotidiano che l’arcivescovo, quando prende decisioni, tiene seriamente conto dei miei consigli. Questi 25 anni nella tesoreria sono stati un tempo appassionante. Proprio in questi tempi in cui le entrate a medio termine si riducono in modo tangibile, la distribuzione equilibrata dei contributi per la Chiesa per i suoi numerosi compiti costituisce una grande sfida. (…) Siamo riusciti da un lato ad aumentare solo moderatamente il contributo annuale dei cattolici, dall’altro ad adempiere ai molti obblighi finanziari senza contrarre debiti”. E a riuscirci è stata una donna.

Ma quella di Klieber è solo una delle tante storie che la Chiesa farebbe bene a tenere presente. Ricordando sempre, come ha precisato suor Małgorzata Chmielewska (superiora della Comunità Pane della Vita), che “il problema non è il sacerdozio femminile, né il mio sogno è quello di diventare vescova: vorrei soltanto che l’esperienza delle mie sorelle che vivono la fede fosse considerata una ricchezza della Chiesa”.

Giulia Galeotti

Questo articolo è stato pubblicato su “Andare alle genti

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