Dare e ricevere: la generosità nel mondo Yanomami

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Sapienza Yanomami. La generosità come fondamento della relazione

Il popolo Yanomami abita nella foresta Amazzonica nella frontiera tra Brasile e Venezuela. E’ un gruppo seminomade, con lingua e cultura propria; vive di caccia, pesca, raccolta di frutta e agricoltura di sussistenza, estraendo dalla foresta e dal fiume il necessario per vivere.

I primi contatti con questo popolo da parte di noi suore Missionarie della Consolata sono stati nel 1953, nella città di Boa Vista. Padre Riccardo Silvestre, Missionario della Consolata, iniziò a organizzare spedizioni per conoscere popoli indigeni “sconosciuti”: alla seconda spedizione, di 21 giorni, portò nella città di Boa Vista 4 Yanomami, che le sorelle pettinarono e vestirono, per poi farli passare per le vie della città. La seconda esperienza fu nel 1970, quando suor Aquilina Fumagalli prestò servizio sanitario nella missione di Catrimani, fondatadai Missionari della Consolata cinque anni prima. Per non spaventare la gente, che aveva pochi contatti con il mondo dei “bianchi”, la suora si vestì come un missionario.

YANOMAMI_02E’ nel 1990 che le Missionarie della Consolata sono arrivate a Catrimani, mosse dallo spirito missionario, ad esempio di Gesù Cristo, il Figlio Missionario del Padre, che in terra ha avuto compassione della folla che era stanca (Matteo 9,35) e illuminate dalle parole del profeta Isaia: “Consolate, consolate il mio popolo!” (Isaia 40,1). Lì hanno posto la loro tenda, in mezzo a questo popolo che soffre per tante ragioni: la questione della terra, le epidemie, le minacce da gruppi esterni che vogliono occupare la loro terra.

Nella mia esperienza personale, la prima parola che ho imparato nella lingua Yanomami è pihio,  che significa “dammi”, “volere”, “mi piacerebbe avere”. Lo sfondo di questa espressione è l’invito ad essere generoso. Infatti, chi vuole vivere questa virtù della generosità deve imparare a chiedere quando ne ha bisogno (pihio) come anche saper dare agli altri quando chiedono qualcosa.

La generosità “xilhete” è la capacità di dare, ricevere, chiedere, ricevere. La persona è considerata Xilhete quando dà ciò che le richiedono in cambio di altro di cui ha bisogno. Il valore della generosità sta nella relazione, non dipende da quanto la persona riceve, o quanto ha richiesto, né da quando darà: l’oggetto e il tempo sono molto relativi.

YANOMAMI_01L’essere generoso, il dare non hanno un valore in sé, consistono piuttosto nella capacità della persona di privarsi di qualcosa che l’altro le chiede, anche fosse un oggetto usato, e anche se non c’è previsione di rivederlo più, come possono essere le punte delle frecce, la carne della caccia…

Quando uno muore, tutti i suoi averi sono bruciati, e terminano con lui. La generosità, infatti, è praticata tra i vivi, e le persone sono ricordate per la generosità che hanno vissuto, non per i tesori che hanno saputo raccogliere.

C’è una memoria di un uomo generoso che dice:

“Fratello mio, ti ho visto sempre lavorare.
Fratello mio, eri sempre molto generoso. 
Fratello mio, mi hai sempre dato da mangiare.
Fratello mio, sento molta nostalgia.
Fratello mio, mi hai dato da mangiare.
Fratello mio, dormiamo soddisfatti, con la pancia piena.
Fratello mio, lavoriamo con la pancia piena”.

suor Mary Agnes Njeri Mwangi, MC

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